Dino Valle

Perché entrare in una setta?

Prosegue a puntate, per gentile concessione dell’autore don Marcello Stanzione, la pubblicazione del suo libro su quel fenomeno inquietante, quella zona d’ombra tra spiritualità e autodistruzione, che sono le sette al giorno d’oggi

Il termine “setta” rimanda, in prima battuta, ad un piccolo gruppo di persone fortemente rinchiuse in un nucleo psicologico, sociale e relazionale caratterizzato da chiusura, soggezione, autoreferenzialità e, talvolta, violenza che se non è fisica è certamente psicologica.

Come già detto, negli ultimi decenni si è assistito ad un proliferare di queste organizzazioni, molte sono state le spiegazioni fornite al riguardo da psicologi, sociologi e antropologi, i quali hanno evidenziato come le domande dell’uomo contemporaneo sembrino trovare una risposta nella varietà di riti, credenze e precetti delle nuove spiritualità alternative; una risposta ai bisogni più intimi, e una strada per la ricerca dell’identità.

Le sette, spesso, rappresentano una forma di “aiuto”, luogo entro il quale gli individui si sentono accolti e amati, dove possono trovare con facilità un’alternativa all’isolamento e alla carenza affettiva. Molti studi, hanno evidenziato che gli aderenti a sette distruttive e devianti hanno alcune caratteristiche comuni:

  • Educazione familiare rigida: la maggioranza degli adepti ha vissuto l’infanzia in un clima familiare rigido ed anaffettivo, da cui è successivamente scaturita la difficoltà ad esprimere liberamente ciò che desidera e a ricercare sistemi di relazione e comunicazione squalificanti e rigidi.
  • Esperienze di delusione: chi ha vissuto realtà di abbandoni, perdite, divorzi, ha acquisito quindi, una maggiore sensibilità verso quelle persone e quei gruppi che permettono accoglienza e conforto.
  • Bassa autostima: molti individui, spesso con scarsa autostima, sono attratti dai movimenti estremi e sono inclini all’alienazione e all’isolamento; tali soggetti desiderano unicamente essere accettati dagli altri, tanto da fare tutto ciò che viene chiesto loro.
  • Esperienze d’abuso: dopo aver vissuto abusi fisici o psicologici, che hanno indotto vergogna e scarsa valutazione di se stessi, molti adepti trovano nel gruppo settario gioia e serenità.
  • Atteggiamenti e aspettative: gli adepti sono individui che desideravano avere un mondo diverso, e la setta rappresenta per loro l’unica risorsa disponibile.

Ciononostante, anche chi non possiede tutte queste caratteristiche può incappare in una setta, qualsiasi sia l’età, lo stile di vita o i propri interessi.

Non esiste una connotazione univoca di “persona tipo” che può appartenere ad una setta poiché la gente che viene reclutata rappresenta un gruppo di persone che si trova in un particolare momento della vita in cui si è più vulnerabili.

I gruppi settari, all’occhio inesperto della gente comune appaiono come gruppi di crescita personale, che promettono felicità e realizzazione; tali gruppi spesso attirano i giovano con falsi corsi di potenziamento della memoria, di formazione professionale o ad esempio di sostegno religioso.

I primi incontri sono, spesso, gratuiti per allettare i nuovi arrivati, che vengono subito sottoposti a “love-bombing”.

I nuovi membri si trovano, all’improvviso, in un gruppo che appare come una vera e propria “famiglia” (una famiglia perversa e violenta), che dà subito loro “sostegno e amore”, a tal punto, sedotti dalla promessa della felicità e della risoluzione di eventuali problemi, accettano di far parte di questi gruppi. I primi mesi di vita nella setta trascorrono come un sogno (in realtà un incubo), ma una volta che le reclute sono ben inserite, vengono via via sottoposte a svariate tecniche persuasive fisiologiche e psicologiche.

I leader, all’interno dei vari gruppi settari, cercano di intralciare ed influenzare l’identità propria dell’individuo, controllando rigidamente la vita fisica, intellettuale, emotiva e spirituale dell’adepto, realizzando così una vera e propria riforma del pensiero. Tale processo è un adattamento sociale invisibile che si attua attraverso un processo graduale di rottura e trasformazione, realizzabile con una serie di metodi e tecniche che vanno ad influenzare la capacità di pensare e di agire autonomamente. La destrutturazione del pensiero non fa altro che sopprimere unicità e creatività incoraggiando, invece, obbedienza e conformità.

Fra le autorevoli voci della dottrina che hanno analizzato i processi di riforma del pensiero, acquista particolare eco quella di Margaret Singer, secondo cui è necessario “mantenere la persona inconsapevole dell’orchestrazione di forze psicologiche e sociali intese a modificare il suo comportamento, al fine di indurla, lentamente, ad obbedire e a rinunciare alla propria autonomia attraverso la creazione di un senso di paura, impotenza e dipendenza dalla setta”.

Fra gli altri, Robert Lifton, ha annoverato otto criteri che contraddistinguono la riforma del pensiero e che le sette utilizzano per promuovere cambiamenti comportamentali e attitudinali.

  1. Controllo del milieu: controllo dell’ambiente e della comunicazione all’interno dell’ambiente. Comprende la comunicazione tra le persone ma anche come gruppo che si inserisce nella mente dell’individuo e controlla il suo dialogo interno.
  2. Manipolazione mistica: costruzione artificiosa di esperienze per inscenare eventi apparentemente spontanei “soprannaturali”. Il principio è semplice: tutti manipolano tutti per uno scopo più elevato.
  3. Richiesta di purezza: stabilire standard di prestazioni impossibili da raggiungere, creando perciò un ambiente di colpa e vergogna. Indipendentemente da quanto duramente una persona ci provi, non vi giunge mai, sta male e lavora ancora più sodo.
  4. Culto della confessione: distruzione dei confini personali e attendersi ogni pensiero, sentimento o azione, passato o presente, non conformi alle regole del gruppo vengano condivisi o confessati. Tali informazioni non vengono dimenticate o perdonate, ma usate piuttosto per controllare.
  5. Scienza sacra: la convinzione che il “dogma del gruppo” sia assolutamente scientifico e moralmente vero, senza spazio per domande o punti di vista alternativi.
  6. Linguaggio caricato: uso di un vocabolario che limita i pensieri del membro verso un assoluto, cioè verso un “cliché blocca pensiero” capiti unicamente dagli interni.
  7. Dottrina contro persona: imposizione delle credenze del gruppo su esperienza, coscienza e integrità individuali.
  8. Dispensazione dell’esistenza: convinzione che i membri del gruppo abbiano diritto ad esistere mentre tutti gli ex membri, i critici o i dissidenti non l’abbiano.

Seguendo la stessa corrente di pensiero Edgan Schein, rifacendosi anche al modello di riforma del pensiero di Kurt Lewin, ha scandito in tre fasi che si susseguono nel corso della vita settaria: Scongelamento, nel quale viene attuata una destabilizzazione per produrre una crisi d’identità; Cambiamento, dove l’individuo capirà che l’unica soluzione ai propri dubbi e incertezza è quella di adottare i concetti affermati dal gruppo; Ricongelamento, attraverso il quale i membri hanno acquisito comportamenti e idee tipiche del gruppo.

Il leader tende a distruggere l’identità dell’individuo, sostituendola con una nuova, più conforme alle ideologie del gruppo. Il cambiamento comportamentale si raggiunge solo a piccoli passi e, per far questo, le sette tendono a fondere metodi di persuasione psicologica e fisiologica. La persuasione psicologica è, in sostanza, una provocazione di certe reazioni comportamentali ed emotivi, al fine di indurre ulteriore dipendenza dalla setta.

Alcune tra le tecniche psicologiche più utilizzate sono:

  • Trance e ipnosi: utilizzate dai leader per includere nella mente dell’adepto, in stato di vulnerabilità, suggestioni che abbiamo come riferimento gli ideali della setta.
  • Inganni: utilizzati dai leader per impressionare e interessare gli adepti.
  • Revisione della storia personale: costituisce un processo molto importante e strumentale a convincere i membri che il mondo esterno è “cattivo” mentre quello interno alla setta è “buono”, dimostrando così che il reclutamento ha solo migliorato la vita dei membri.
  • Manipolazione emotiva: consiste in un cambiamento inconsci dovuti al potere contagioso del gruppo, in questo processo è molto importante la pressione dei pari, che viene utilizzata per far adottare il comportamento del neofita alle norme del gruppo.
  • Parallelamente alla persuasione psicologica, il leader, induce reazioni fisiologiche prevedibili, assoggettando i seguaci ad esercizi ed esperienze programmate, per poi interpretare quelle reazioni in modo favorevole ai loro interessi.

Alcune delle tecniche di persuasione fisiologica sono, invece:

  • Iperventilazione: intesa come eccesso di respirazione o di sospiro ripetuto (indotto facendo salmodiare, gridare) che provoca a livello leggero, vertigini e senso di stordimento mentre a livello eccessivo, intorpidimento e svenimenti, interpretati dal leader come raggiungimento della beatitudine.
  • Movimenti ripetitivi: come movimenti oscillatori e battiti di mani, per armonizzare gli effetti dell’iperventilazione.
  • Cambiamento del regime dietetico, riposo e stress: i gruppi settari impongono regimi dietetici poveri e squilibrati, riposo inadeguato, attività sportive estenuanti, per manipolare con più facilità l’individuo
  • Manipolazione del corpo: (pressioni sui bulbi oculari, manipolazioni dolorose) che producono effetti insoliti che poi vengono interpretati dal leader come un “ascoltare l’armonia divina”.
  • Ansia da rilassamento: interpretata dai leader come stress interiore dell’individuo, il quale viene anche incolpato di non seguire tutti i procedimenti del gruppo.

Opinione diffusa, sebbene errata è quella secondo cui le sette nascono tutte attorno a una tematica religiosa, forse perché suggerito dai media e sempre più spesso affiancato al tema del satanismo, o all’esoterismo in generale, oppure perché i primi culti degli anni ’60/’70 erano tendenzialmente religiosi. Esistono, tuttavia, sette che crescono attorno anche a tutt’altro tipo di tematiche, da quelle politiche ad altre di “autopotenziamento” o di meditazione e via dicendo. A questo proposito, Barresi, analizzando i fini perseguiti all’interno dei vari movimenti suddivide le sette in:

  • culti carismatici
  • culti derivati dalle grandi religioni orientali
  • culti ufologici
  • gruppi di potere
  • gruppi di purificazione
  • gruppi satanici
  • gruppi di trasgressione
  • ordini religiosi
  • società terapeutiche
  • società di tipo iniziatico
  • società di tipo rivoluzionario, politico o utopistico.

Tutto quanto appena detto chiarisce che le “credenze” in sé considerate non sono pericolose, quanto invece le reali intenzioni del leader e i suoi obiettivi. L’ ideologia, a tal punto, diventa lo strumento con cui il gruppo viene tenuto saldo e compatto, attorno al suo portavoce. Ecco perché il focus di un Exit Counselor (colui che accompagna un membro nel percorso che lo porterà ad uscire dal gruppo) non è tanto la “filosofia” che caratterizza la setta, quanto piuttosto la sua struttura, il tipo di leader che ne è a capo e il tipo di manipolazione esercitata. Contestualizzando il tutto e parlando, quindi, dello scenario italiano, nel documento redatto oltre 10 anni fa dal Ministero degli Interni, viene stilata una classificazione dei movimenti rilevati ed analizzata la loro distribuzione; nonostante alcuni dati siano piuttosto datati, diventa utile per inquadrare più da vicino il fenomeno. Vengono distinte due macro categorie: i nuovi gruppi magici-esoterici ed occultistici e i nuovi movimenti religiosi.

Le indagini, per quanto seriamente siano state condotte, hanno valore puramente conoscitivo, in quanto le forme d’associazione meno pubbliche o prive di alcuna visibilità non sono facilmente rilevabili. Inutile dire che ancor più complicata è la questione riguardante la raccolta dati, poiché resta altissimo il numero di casi che non vengono alla luce del sole, e quindi anche volendo fare un’indagine statistica risulta difficile ottenere risultati certi. Il fenomeno settario, infatti, nel suo sviluppo degli ultimi decenni, ha avuto effetti allarmanti su intere famiglie e individui, sia nel continente americano che su quello europeo e asiatico. Ciò che in particolare si pone come motivo principale di allarme, oltre allo stile di vita di alcuni gruppi, è quello che riguarda il controllo mentale, con le sue conseguenze, dai disturbi emotivi ai danni sociali e psicologici che vengono causati alla persona, al fine di esercitare un controllo sulla stessa e sulle sue proprietà. Non solo: talvolta possono essere violente e abusive verso i propri stessi membri. Nel 1992 ad esempio, Yameh Ben Yahmeh, leader di una setta di Miami, è stata condannata a diciotto anni di carcere federale per la morte di quattordici persone. Un episodio altrettanto eclatante è sicuramente quello del suicidio collettivo (912 persone) avvenuto a Jonestown nella giungla della Guyana (Sudamerica) nel 1978. Il reverendo Jim Jones, temendo di essere arrestato per l’omicidio di quattro membri, e intravedendo la fine della sua stessa setta (Il Tempio del Popolo), invitò i suoi adepti ad ingurgitare una bevanda avvelenata; questi, senza il minimo cenno di protesta seguirono le istruzioni e, sedendosi su un prato, attesero la propria morte in perfetta calma. Altri capi di accusa che gravano sui leader di diverse sette sono la frode e la cospirazione, fino all’appropriazione indebita dei beni dei propri adepti. Lo studio e la rivelazione al pubblico delle tecniche di persuasione potrebbero aiutare le persone ad iniziare ad elaborare adeguate contromisure in modo tale da poter evitare di essere raggirata e incorrere in spiacevoli ed irrimediabili conseguenze.

  In genere i gruppi settari si costituiscono intorno alla figura di un leader mentre nelle sette sataniche la fedeltà degli adepti non è rivolta al culto della personalità carismatica, bensì alla stessa dottrina satanista che promette il conseguimento del potere, del successo e del piacere attraverso determinati rituali di profanazione della liturgia cattolica, le cosiddette “messe nere”, che si esplicano molto spesso in chiese sconsacrate o all’aperto dove si officiano rituali sacrificali che prevedono l’uccisone di animali; l’esaltazione satanica criminale può arrivare a concepire nel nome del maligno anche sacrifici umani e l’accoppiamento con giovani vergini che precede rituali orgiastici collettivi. Quando si investiga sulla sparizione di un individuo, tra le tante piste certamente non va trascurata nemmeno l’ipotesi del satanismo almeno per poterla scartare con certezza visto il preoccupante proliferare, anche nel territorio del nostro stato, di gruppi la cui presenza è stata accertata da organismi ufficiali, quali il Ministero dell’intero, e nei quali potrebbero verificarsi nel tempo delle degenerazioni che potrebbero sfociare anche in crimini violenti.  Ci può essere una sorta di assuefazione nella ricerca del piacere e del potere, la cui ombra può contenere in germe futuri sviluppi distruttivi difficilmente prevedibili quando si rasenta il confine labile del bene e del male e quando sono presenti evidenti dinamiche di onnipotenza che alla fine possono rompere gli argini e dare il via ad istinti dagli esiti nefasti. Quando può, è molto spesso è così, nei rituali satanici è previsto l’uso di sostanze stupefacenti allucinogene, i rischi si fanno ancora più fondati. Queste organizzazioni, infatti, possono attirare o essere addirittura fondate da personalità connotate da pericolose caratteristiche antisociali che possono sintetizzarsi nell’ambito di un gruppo che le cova e le fomenta e sappiamo bene quanto le dinamiche di gruppi con queste caratteristiche possono agevolare la formazione di comportamenti violenti e distruttivi che poi fagocitano in se la volontà individuale che viene annullata dalla volontà del gruppo soprattutto se, appunto, guidato da un leader carismatico profondamente disturbato.

Comunque, a differenza di altri gruppi settari, al culto satanista, gli adepti si accostano per convinzione personale e non tanto a causa di fattori persuasivi esterni, tranne, vorrei aggiungere, i casi in cui sono coinvolti minori o persone affette da patologie psichiche tali da offuscare la loro capacità di intendere e di volere o da profili di personalità tali da renderli particolarmente suggestionabili o manipolabili.  La letteratura psicologica fornisce a individui senza scrupoli degli ottimi strumenti da utilizzare per manipolare ai loro scopo altri individui più vulnerabili e suggestionabili, soprattutto le tecniche ipnotiche e tutto ciò che concerne le dinamiche e le tecniche di persuasione e condizionamento, che se utilizzate con finalità genuinamente terapeutiche possono ottenere dei risultati positivi per la salute e la crescita psicologica delle persone, nelle mani sbagliate, invece, possono diventare degli strumenti veramente pericolosi. Affrontando nello specifico gli aspetti criminologici delle sette è necessario sottolineare che la motivazione alle base della fondazione di molti gruppi pseudo religiosi non è per niente religiosa quanto invece basata su interessi ben più materiali ed utilitaristici.

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