Gli ascolti vanno giù e allora Sanremo cade in fallo

Una buffonata. Peggio, una vergogna. Con buona pace dei contribuenti che, volenti o nolenti (è il mio caso), sono annualmente costretti a sborsare l’ingiusto balzello del canone RAI. Mi stupisce un po’ Amadeus, molto poco Fiorello, mancava solo Fazio. D’altronde questo è il ben misero quadro di quel che oggi la TV di stato è in grado di offrire al pubblico del piccolo schermo. Tralasciando il cachet che, per condurre in questo modo indegno il Festival, incassano i vari Amadeus (poco meno di 600.000 euro), Fiorello (50.000 euro a serata) e Ibrahimovic (200.000 euro. A proposito non è un festival canoro? Che c’azzecca un calciatore? Forse che al Milan lo tengono a stecchetto così tanto da costringerlo a guadagnarsi la pagnotta altrove?). Certo è che quando un uomo, o donna che sia, di spettacolo deve far ricorso alla blasfemia, al turpiloquio e a volgarità più o meno pesanti per elemosinare un minimo d’ascolto, vuol dire che ha raschiato il fondo del barile. Vero Littizzetto?


Per buttarla in risata ci sarebbe voluto un pezzo di storia della vecchia tv in bianconero. Quella di Mike Buongiorno, che davanti alla risposta sbagliata della concorrente alla domanda ornitologica del suo Rischiatutto, esplose nel celebre «Ahiahiahi! Signora Longari, mi è caduta sull’uccello!». Quella gaffe fu rinfacciata per anni al povero Mike, ma non c’è mai stata: una leggenda metropolitana passata di bocca in bocca quando ancora i social non erano nati.

Ieri sera invece Sanremo è caduto anche peggio in fallo. E non per una gaffe. Proprio all’inizio della puntata, Fiorello ha fatto il suo ingresso nel teatro Ariston vestito di piume nere da uccello come Achille Lauro e si è aggirato in una platea dove le poltroncine erano riempite di palloncini. Avvicinandosi allo stand di Radio Due alle sue spalle le telecamere di Rai Uno hanno inquadrato un palloncino ben diverso da tutti gli altri. Forma cilindrica e non tonda, assai più grande: svettava sulla poltrona. Entro i cinque minuti i social erano pieni di ingrandimenti artigianali dell’immagine, e ogni dubbio si è sciolto: sì, gli organizzatori avevano piazzato sulla poltrona in mezzo agli altri palloncini proprio un fallo seduto sui suoi testicoli. E poco importa che la volgarità fosse stata affinata un pizzico disegnandogli addosso un frac che si indossa per le grandi occasioni. Fallo era, e fallo è apparso alle nove di sera in prima serata su Rai Uno nella trasmissione più vista dagli italiani.

Ora non riesco a immaginare a quale funzionario Rai o membro dell’organizzazione del Festival possa essere saltato in mente di andare a cercare questo grottesco pubblico virtuale anche in un sexy shop invece che nel posto più naturale: un negozio per bambini. La cosa deve avere creato un certo imbarazzo, perché in diretta gli organizzatori si sono accorti della clamorosa scivolata. E alle 23 ha provato dal palco a metterci una pezza Fiorello, con la capacità di grande improvvisazione che ha. Ha allargato le braccia cercando di estirpare da Amadeus l’ammissione: «Con ’sti palloncini abbiamo fatto davvero una cazzata». E via con allusioni e doppi sensi che anche qui stiamo utilizzando per non scandalizzare nessuno. Bravo Fiorello, gran professionista. Ma quel palloncino a forma di fallo non può essere finito lì per un incidente o per caso: è diventato il vero protagonista della serata ovunque. E sa tanto di trovata di seconda serie per ridare smalto a una edizione del Festival non brillante e punita nella prima serata sia dallo share che dagli ascolti, assai inferiori a quelli della edizione 2020: un milione di ascoltatori e 5 punti in meno dell’edizione 2020 condotta dalla stessa coppia.

Risultato un pizzico deludente tanto più che nel 2021 tutti gli italiani sono chiusi a casa dal coprifuoco con le loro città che dalle 18 hanno gran parte delle serrande abbassate, a differenza dell’anno scorso in cui si vivevano senza saperlo gli ultimi scampoli di libertà. Avremmo immaginato milioni di telespettatori in più. E invece più di un italiano su due la tv – almeno quella censita dall’Auditel – non l’ha manco accesa. Ed è assai più interessante questo di quel che accade sullo scarno palco di Sanremo, dove lo spettacolo è inevitabilmente peggiore senza pubblico e con tutta la virtualità e la prescrizione sanitaria a cui è costretto il Festival. Perché questi numeri della televisione spiegano la trasformazione avvenuta quest’anno nelle famiglie italiane. Qualcuna di loro magari usa la tv per vedersi con i propri cari un bel film sulle piattaforme che durante il lockdown sono diventate usuali: Netflix, Amazon e anche altre, e quindi sfuggono alle rilevazioni classiche. Molte altre però non potendo passare una serata spensierata al ristorante o in altri locali con amici o anche con i propri cari, hanno imparato a farlo in quella casa che è ormai il palcoscenico di molte vite e giornate. Si è costretti ad usarla come ufficio per lo smart working così diffuso, e anche come aula scolastica per la didattica a distanza che è diventata ormai una necessità per gran parte dei ragazzi e purtroppo lo sarà ancora nelle prossime settimane o mesi, finché non riusciremo ad essere protetti da questi benedetti vaccini che viaggiano lenti lenti. La sera però quelle case sono diventate i ristoranti, i pub o i locali che sono negati alla vita sociale ormai da un anno. E la tv magari resta spenta, recuperando un altro stile di vita. Siamo tutti cambiati, profondamente. Ma non in peggio.

L’articolo Gli ascolti vanno giù e allora Sanremo cade in fallo di Franco Bechis proviene da IL TEMPO.it.