Dino Valle

Vaccini, Von Der Leyen sotto accusa: Perché l’UE si è inchinata a Big Pharma?

Finalmente qualcuno che trova il coraggio di “cantarle chiare” alla tracotante maliarda Ursula von der Leyen. Durante la seduta plenaria di febbraio del Parlamento Europeo, a Bruxelles, la capogruppo della sinistra Manon Aubry ha duramente attaccato la gestione della presidente della Commissione sui contratti stipulati, in quattro e quattr’otto e altrettanto velocemente “secretati”, con le aziende farmaceutiche produttrici dei vaccini.

Siamo in grado di imporre restrizioni incredibili alla libertà dei nostri concittadini, ma siamo totalmente incapaci di imporre alcun tipo di regole alle aziende farmaceutiche” ha tuonato senza giri di parole la giovane eurodeputata del partito France Insoumise.

Come ha potuto la Commissione europea accettare di inchinarsi così di fronte alle case farmaceutiche?”. È l’accusa che Aubry ha lanciato, rivolgendosi direttamente alla presidente Ursula von der Leyen che, dietro la mascherina, ha ristretto le pupille a fessura come un felino pronto al gran balzo. Ma che invece ha dovuto controllarsi e incassare anche il resto del pesante “j’accuse” scagliatole dalla 31enne francese: “Nella gestione della strategia di vaccinazione, ho la sensazione, signora Von Der Leyen, che i grandi leader farmaceutici abbiano stabilito la legge per lei”.

Fin dall’inizio non c’è stata e continua a non esserci – sottolinea la parlamentare – chiarezza su trattative e contratti a tutti i livelli. Nessuna informazione sui negoziati nonostante le richieste del Parlamento. Solo tre contatti resi pubblici grazie alle pressioni dei nostri cittadini”. Ma la maggior parte delle informazioni sono inaccessibili, sostiene l’oratrice mentre sventola i fogli, quasi interamente cancellati applicando una feroce censura d’altri tempi, schiaffeggiando la vergognosa verità.

E non manca una stilettata sulle consegne “in ritardo, ovviamente senza alcuna sanzione”. Così come sui brevetti “stesso scandalo” aggiunge Aubry, che affonda: “Abbiamo il diritto di sapere. Perché dopo tutto, questi vaccini sono stati pagati con i nostri soldi”. E chiede “l’immediata creazione di una commissione di inchiesta sulla responsabilità della Commissione per questo disastro”.

Poi, tanto per chiudere in bellezza: “Questi vaccini sono stati resi possibili da miliardi di euro di denaro pubblico. Ma i brevetti rimangono proprietà esclusiva di Big Pharma…, perché sì , sono loro che decidono. I laboratori tirano fuori lo champagne, perché sì, sono loro che decidono”.

Alcuni organi di stampa non allineati avevamo iniziato già da tempo a difendere il diritto negato ai cittadini di conoscere i contratti stipulati con le grandi case farmaceutiche e a denunciare l’incapacità e il fallimento dell’Europa anche nella gestione di questo vergognoso capitolo. Tra i primi Il Paragone – Online, blog di Gianluigi Paragone, giornalista e senatore ex 5stelle ora fondatore del suo partito Italexit, che il 28 dicembre 2020 denunciava: “Miliardi di euro riversati nelle tasche già gonfie dei colossi di Big Pharma, i re del settore farmaceutico mondiale che continuano a vendere la loro formula magica per il vaccino“.

Ma anche e soprattutto InsideOver, sito d’informazione dedicato agli esteri attivamente partecipato dai lettori attraverso il crowdfunding. Il 23 novembre, in un articolo di Andrea Muratore ammoniva: “Non può esistere ambiguità sulla salute umana, specie in tempo di pandemia. Non può esistere di conseguenza alcuna recondita clausola di segretezza su forniture, tempistiche, costi quando si parla del Sacro Grall contemporaneo, dell’oggetto del contendere della più complessa partita di politica medica della storia moderna, il vaccino per il coronavirus. E per questo non possiamo non sottolineare il fatto che mantenendo la segretezza degli accordi firmati con le principali case farmaceutiche in corsa per produrre un vaccino efficiente contro il Covid-19 la Commissione europea stia creando un grave problema politico“.

Addirittura d’Oltremanica Il Financial Times aveva sollevato la questione sottolineando come, “dati i livelli di spesa messi in campo dagli Stati, senza precedenti per un progetto medico (dall’investimento tedesco nel vaccino Pfizer all’alleanza globale lanciata dall’OMS), il vaccino dovrebbe essere un bene comune la cui distribuzione, che a sua volta comporterà spese miliardarie per i Paesi occidentali, dovrebbe avvenire nella massima trasparenza“.

E invece niente. La Commissione europea ha sempre tirato dritto per la sua strada, facendo orecchie da mercante, mentre La Von der Leyen non ha mai parlato in prima persona del motivo per cui i contratti con i colossi del farmaco sono stati mantenuti nella massima segretezza. “Certo non può essere una semplice questione legata ai costi e al prezzo dei vaccini – sostiene InsideOver – Sotto la pressione dell’opinione pubblica molte case hanno annunciato i costi delle singole dosi dei loro vaccini e, dopo che il quotidiano della City di Londra ha segnalato che un trattamento in due dosi del vaccino Moderna potrebbe costare tra i 50 e i 60 dollari, la casa statunitense ha annunciato in 37 dollari il prezzo definitivo“.

Dal punto di vista legale, la Commissione europea non può rivelare le informazioni contenute nei contratti”, ha dichiarato a suo tempo, tentennando, la Commissaria alla Salute, la cipriota Stella Kyriakides, incalzata dal deputato francese macroniano Pascal Canfin e dalla Verde tedesca Jutta Paulus, che avevano avvertito del profondo senso di sfiducia che la scelta della Commissione poteva generare in un’opinione pubblica già soggetta a fenomeni di infodemia e all’ascesa di sospetti e complotti. Oltre che una crisi istituzionale di ampio respiro: il Parlamento europeo, che ha visto sforbiciati miliardi di euro di investimenti in ricerca e scienza nei nuovi budget europei pluriennali, non ha nemmeno accesso agli atti dei contratti, come ha dichiarato l’eurodeputato leghista Marco Zanni a StartMagazine. Una cosa è certa – afferma InsideOver – Sono gli interessi commerciali delle aziende in campo la causa della segretezza“.


Chi è Manon Aubry?

Manon Aubry (Fréjus22 dicembre 1989) è una politica francese, parlamentare europea e copresidente del gruppo della Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica (GUE/NGL) dal luglio 2019.

Ha frequentato l’Istituto di studi politici di Parigi, la Columbia University e l’Università di Sydney.

La sua carriera politica inizia da studentessa nel 2005 quando prende parte alla campagna elettorale per il No al referendum sulla Costituzione Europea oltre che alla mobilitazione contro la riforma dell’istruzione di François Fillon.

Dopo aver vissuto per due anni in Repubblica Democratica del Congo lavorando per una ONG che si occupava di violazioni dei diritti umani, nel 2014 diviene membro di Oxfam Francia dove si occupa principalmente di iniquità fiscale.

Nel 2018 la commissione elettorale del partito La France Insoumise la nomina capolista per le elezioni europee del 2019. In quell’occasione viene quindi eletta eurodeputata. Dopo l’insediamento al Parlamento europeo, il gruppo parlamentare Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica (GUE/NGL) la nomina copresidente del gruppo insieme al tedesco Martin Schirdewan.

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