Dagli all’untore, al rogo!

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Chiariamo subito una cosa, una volta per tutte. Se essere un no-vax significa rifiutare di farsi inoculare frammenti di DNA fetale umano o fare da cavia per vaccini sfornati in tutta fretta, perché prenotati a suon di pecunia, e dunque senza una sperimentazione adeguata (che normalmente va dai 5 ai 6-7 se non addirittura ai 10 anni, vero OMS?), ebbene sì: sono innegabilmente un no-vax. O un negazionista, un fascista, un delinquente se non peggio, come da più parti sono stato recentemente etichettato.

La mia coscienza di cristiano mi vieta di avallare quale male minore, come invece purtroppo ha fatto la Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede, l’utilizzo di “feti abortiti vivi” (esistono eccome e impietosamente si chiamano proprio così) per la realizzazione di buona parte dei vaccini anti Covid. Niente e nessuno riuscirà a farmi cambiare idea e, se la vaccinazione diventerà obbligatoria, be’ prima dovranno prendermi.

Così come la mia intelligenza – scusate l’immodestia – mi impedisce di cadere nelle farneticazioni farlocche dei sì-vax che, pur avendo il Santo Padre come involontario testimonial, di fronte alla scienza, e ancor prima al buon senso, si squagliano come neve al sole. E questo fa di me probabilmente anche un complottista.

Il rifiuto a sottoporsi alla vaccinazione costituisce un rischio per gli altri. In che modo? Poniamo che un impiegato non si sia fatto vaccinare e si trovi a lavorare fianco a fianco con i colleghi vaccinati: può essere un pericolo per loro? La risposta è no. Se i colleghi sono immunizzati nei confronti del Covid, non potranno assolutamente ammalarsi per colpa dell’impiegato non vaccinato.

E ancora: i non vaccinati potrebbero aumentare i rischi per la salute pubblica. Questa, invece, è una demonizzazione bella e buona del non vaccinato, visto come un untore, un potenziale nemico della collettività, cui ne consegue una discriminazione indebita. Se si volesse essere coerenti, occorrerebbe allontanare dalla vita pubblica tutti i portatori di HIV o di Epatite C (senza contare le malattie più banali, ma parimenti contagiose: influenza, morbillo, varicella, parotite, pertosse e chi più ne ha più ne metta), che rappresenterebbero un rischio per la salute pubblica. Ma, ovviamente, un portatore sano o malato di queste patologie sa come comportarsi nei confronti del prossimo con cui si relaziona, e lo stesso farebbero i non vaccinati, non fosse altro che per tutelare se stessi.

Infine sarà sicuramente un caso che le holding farmaceutiche, ancor prima di mettere sul mercato i propri vaccini, si siano premunite di tutelarsi legalmente in modo da non pagare, né penalmente né economicamente qualora abbiano a verificarsi effetti collaterali importanti. Già, gli “eventi avversi” da vaccino, nella cui poco invidiabile classifica l’Italia primeggia indisturbata con circa 80.000 episodi certificati.

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