I limiti dell’Ue sulla questione vaccini e la vera critica da muovere

L’Unione europea che si preoccupa del passaporto vaccinale ricorda un po’ Selvaggia Lucarelli che fa tweet caustici contro i no vax: di fronte al totale fallimento dei piani vaccinali europeo e italiano, ci si preoccupa del dopo vaccino o addirittura di chi è contro il vaccino, che è un po’ come polemizzare contro gli amanti delle penne lisce nel mezzo della carestia del Biafra. Secondo la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, (che nel frattempo ha anche annunciato l’avvento di una inquietante «era delle pandemie», giusto per dare ragione a un bel po’ di tesi complottiste) i tempi sono maturi per un «Green pass digitale».

Vaccini, i limiti dell’Ue e un dibattito artificioso

L’obiettivo, ha detto, «è fornire prova che la persona sia stata vaccinata oppure i risultati dei test per chi non ha ancora potuto vaccinarsi e eventuali informazioni su guarigione da Covid-19». Si tratta della classica proposta adatta a dividere l’opinione pubblica in fazioni di tifosi, un argomento su cui montare un dibattito artificioso e grottesco, sviando l’attenzione dal problema principale: il fatto, cioè, che dopo aver puntato tutto solo ed esclusivamente sul vaccino, rifiutandosi di affiancarlo con adeguati protocolli di cura in grado di «gestire» il virus nell’attesa che esso sia debellato, alla fine questi vaccini non ci sono.

La lentezza elefantiaca della Ue (e, all’interno della Ue, dell’Italia in particolare) è sotto gli occhi di tutti. Troppa burocrazia, troppi passaggi inutili, troppa poca autonomia tecnologica e finanziaria. Ha quindi ragione chi critica l’istituzione di Bruxelles considerandola un goffo dinosauro. C’è, però, un problema che rende le cose più complicate: la Ue fallisce esattamente perché è troppo democratica, non perché lo è poco, come ha sempre lamentato la critica ingenua anti-europea. Le lentezze, i passaggi burocratici infiniti, sono esattamente figli di un deficit politico e di una mancanza di spirito decisionista che, tuttavia, chi ha sempre dipinto l’Ue alla stregua dell’Urss (o, nei casi di ritardo politico più gravi, del Terzo Reich), difficilmente sarebbe portato ad accettare.

Ue, oltre i vaccini: la vera critica da muovere 

Il vero «grande reset» che avrebbe dovuto fare l’Europa approfittando della crisi pandemica è proprio quello accelerazionista verso una propria sovranità piena, verso una definitiva consacrazione della sua dimensione di potenza. Al di là di qualche timido passo in termini geopolitici, peraltro per lo più celato dietro una pesante coltre di cautele linguistiche e simboliche, nulla di tutto questo è avvenuto. Anzi, l‘epidemia ha esattamente fatto emergere le contraddizioni di una struttura che, con logica esattamente inversa a quella imperiale, è meno dell’insieme delle sue parti. Ma questo lo si era già capito. Quello che resta da definire è quale sia la corsia di sorpasso in cui operare l’accelerazione necessaria.

L’articolo I limiti dell’Ue sulla questione vaccini e la vera critica da muovere di Adriano Scianca proviene da Il Primato Nazionale.

Continuando a "navigare", presumo che tu sia d'accordo. Sei invitato a leggere la pagina di Privacy policy.
Utilizzo i cookie per aiutarti a vivere la migliore esperienza sul mio sito web.
Ok, accetto
We use cookies to help give you the best experience on our website.
By continuing without changing your cookie settings, we assume you agree to this. Please read our
Ok, I Agree
Iscriviti alla mia Newsletter
Ogni settimana riceverai gli ultimi articoli e le novità del mio blog nella tua casella email
Iscriviti ora!