Dino Valle

Great Reset e tirrania digitale

Premetto che al Great Reset non ho mai creduto. L’ho sempre considerato un piano complottistico inattuabile, concepito da menti sconvolte di personaggi affetti da un pericoloso delirio di onnipotenza. Nè ho mai creduto al suo principale “profeta” Carlo Maria Viganò, arcivescovo in pensione esiliato da Papa Francesco, ora tuttologo annebbiato dall’acredine nei confronti della Santa Sede. Ma gli oggettivi riscontri derivanti dal recente World Economic Forum – che guarda caso s’intitolava proprio “The Great Reset” – assieme al divenire degli eventi, magari non arrivano a farmi cambiare idea ma ad insinuarmi qualche dubbio certamente sì. A partire dalla tirannia digitale che, seppure in minima parte, ho già sperimentato a mie spese.

Quando anni fa qualcuno osava affermare che il digitale avrebbe preso il posto della vita reale, che le tecnologie informatiche sarebbero divenute strumenti di controllo e gestione della vita di massa, che il rischio di lasciare in mano a pochi “boss” dell’hi-tech avrebbe portato loro potere e dominio, veniva preso per pazzo ed accusato di complottismo. Oggi, invece, tutto questo è realtà.

Se prima si trattava solo di qualche sporadica apparizione di personaggi come Bill Gates allo show Ted, o George Soros in conferenza al World Economic Forum, per annunciare la necessità di procedere alla riduzione della popolazione mondiale con qualche malattia e vaccino annesso. O di sostituire i governi nazionali con un unico sistema governativo privato, o ancora di accelerare il processo di ibridazione uomo-macchina a suon di esperimenti neuroscientifici. Ebbene nessuno arrivava a darci peso, perché considerate folli elucubrazioni di qualche miliardario delirante. Adesso, invece, ci ritroviamo addirittura con ministeri dedicati dal Governo (Transizione Ecologica e Transizione Digitale), pronti ad attuare l’Agenda 2030 dell’ONU, già ratificata dalla Unione Europea e dal neofita Governo Draghi.

Inevitabile, dunque, il passaggio verso le nuove catene virtuali, che a dire il vero molto hanno di reale. Senza l’adeguamento al nuovo paradigma tecnologico, infatti, già ci viene annunciato dai mass media che non sarà possibile svolgere la vita quotidiana normalmente, pena l’impossibilità di acquistare i beni necessari o di accedere ai locali pubblici. Allo stesso modo, senza il richiesto protocollo sanitario, imposto con il gigantesco esperimento – perfettamente riuscito – del Cov***, sarà addirittura impossibile lavorare o spostarsi, Poco manca al riproponimento, già nei programmi di Governo, di innesti tecnologici sul corpo per “facilitare” – dicono – la vita quotidiana, ma in realtà per essere controllati ancora meglio. Veniamo bombardati senza sosta, su ogni fronte, da informazioni a riguardo: programmi e serie tv annunciano una nuova normalità ove la nuova religione della Tecnica e della Scienza declina i suoi sacramenti tramite i sacerdoti del terzo millennio e gli accoliti esperti della comunicazione; così la musica, l’arte figurativa, persino la vita sociale, fondamento dell’essere umano, è stata privata di quel contatto essenziale ed irrinunciabile con l’altro e con il volto.

Terrore, paura, sottomissione. L’obbedienza indiscriminata è l’unica virtù promossa, la delazione verso il vicino lo strumento per conquistarla. Guai a chiunque osi dire una sola parola diversa da quella proclamata dei detentori assoluti della nuova dogmatica verità, pena la censura e l’ostracismo, o peggio ancora la caccia alle streghe per poi finire sul rogo mediatico. La democrazia liberale ha raggiunto il suo apice, la negazione stessa della libertà in nome della propria libertà. Ci hanno persino convinti che sia meglio essere rinchiusi agli arresti domiciliari, sospendendo i diritti fondamentali ed universali della persona, per la paura di morire, scegliendo così di non vivere. Continuiamo a dare potere ai nostri aguzzini sottomettendoci ad essi ed obbedendo ai loro capricci, fra un DPCM e l’altro, assopiti come siamo dal democratismo colorato e convinti che #andràtuttobene, e non ci rendiamo conto che il potere è nostro, siamo noi a decidere di lasciarli sui loro troni oppure deporli e condannarli come meritano.

Questa è una tirannia, e ciò che stiamo vivendo sono gli ultimi passi di transizione ad essa. Non serve nemmeno più fare ragionamenti e ricerche su complotti mondialisti, perché l’evidenza dei fatti parla da sola e supera ogni immaginabile distopia

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