Dino Valle

Giù le mani dal weekend degli italiani

Ieri è arrivato sul tavolo del governo quello che ci si aspettava: un documento del Comitato tecnico scientifico che chiede una nuova stretta e le conseguenti chiusure dell’Italia. Gli scienziati che continuano a essere gli stessi del governo precedente sostengono che non è necessario il lockdown nazionale nonostante i numeri dei contagi stiano salendo. Però chiedono che in tutto il paese il sabato e la domenica diventino zone rosse, chiudendo di fatto ogni attività e consentendo solo gli spostamenti di necessità. Il lockdown durante i giorni feriali scatterebbe invece in automatico su ogni territorio che dovesse registrare in una settimana più di 250 contagi ogni 100 mila abitanti.

Sono suggerimenti al momento, perché il governo di Mario Draghi non ha preso decisioni e non sembra volere stabilire nuove regole ad oras, pensandoci con più calma. Ed è un bene. Quelli che da un anno chiamiamo «tecnici» e addirittura «scienziati», e cioè quei membri del Cts che in gran parte preferiscono impegni privati alle loro riunioni (il tasso di assenteismo è alto e qualcuno non si è proprio visto mai), non hanno brillato in questo tempo per idee, né partorito soluzioni che richiedano gran conoscenza scientifica. Anzi, sostanzialmente da lì non è partita nemmeno un’idea degna di questo nome. Per dire «chiudiamo» onestamente non servono scienziati, ma un guardiano che quando vede i numeri dell’affollamento chiude la porta. Così è stato: non avendo posti letto in ospedale a sufficienza, né terapie intensive che solo la propaganda del governo precedente sosteneva di avere moltiplicato, a un anno da inizio pandemia siamo sempre nelle stesse condizioni del primo giorno. Non sapendo che pesci prendere, si chiude. La sola differenza da quei tempi è che l’Italia ha sentito un anno fa il morso della seconda tragedia: quella economica. Così dalla seconda ondata in poi le chiusure non riguardano il sistema produttivo, colpiscono solo partite Iva e commercio lasciando viva la produzione manifatturiera in tutti i codici Ateco. Così salviamo un po’ di pil, è vero. Ma nessuno tiene in conto la vita dei cittadini. Non si può farli sudare e faticare di lavoro tutta la settimana come se il paese fosse in sicurezza anche nel suo sistema di trasporti pubblici e poi quando conquistano il meritato riposo dire loro «No, sabato e domenica state in gabbia». Si vuole vietare questo ora? Negare anche l’ora d’aria che si offre ai detenuti? A parte l’ingiustizia, non è un paese serio quello che chiude i week end.

Sono tutti illogici i provvedimenti fin qui adottati per frenare i contagi, e la prova più evidente è nei numeri: la curva di crescita del coronavirus non è mai cambiata particolarmente per una stretta in più o una in meno. Hanno ragione i ristoratori quando si lamentano della loro chiusura serale: che cambia rispetto alle tavolate del pranzo? Se si possono tenere dieci tavoli da quattro pieni a pranzo, perché il virus in quegli stessi spazi dovrebbe essere aggressivo solo la sera? E così per i bar. Chiunque abbia girato in zone cittadine dense di locali ha visto che il rito dell’aperitivo è tale e quale a prima. Solo che i giovani hanno imparato a berlo alle cinque del pomeriggio invece che fra le sei e le otto-nove di sera. I locali sono pieni uguale, gli assembramenti in attesa di un tavolo libero pure. Si spalmasse su un arco orario più lungo quella possibilità probabilmente sarebbero tutti più sicuri. Ma si decide così, e nessuno motiva le scelte con un minimo di trasparenza e discussione.

Ricordo in proposito che in un anno e mezzo non abbiamo potuto leggere manco un verbale stenografico delle riunioni del comitato scientifico che sarebbe stato utile per comprendere motivazioni e il dibattito che si dovrebbe essere svolto fra loro. Nei testi sintetici che ho letto tutti da quando li pubblicano è citata una sola spaccatura fra loro, ed è grottesco citarla: fu sulla chiusura delle sale Bingo e delle sale gioco in generale. Possibile che con un anno di lavoro alle spalle in cui gli italiani e la loro salute avrebbe dovuto essere difesa con i denti e le unghie, investendo su posti letto e terapie intensive e con più di cinque milioni di vaccini erogati ci troviamo ancora al punto di partenza? La sola ricetta che si ha è ancora chiudere tutto? E che hanno mai fatto fin qui? Avessero almeno imposto il cambiamento dei protocolli sanitari, ma neanche quello. Ho sentito persone che conosco che si sono ammalate ancora trattate a casa a semplice tachipirina, come si faceva i primi giorni quando non si conosceva il virus.
Lavorino su quello al comitato tecnico scientifico, e lascino perdere i grotteschi algoritmi dei loro report che alla fine portano solo a chiudere più o meno la porta di casa degli italiani. E forse è giunto il momento per Draghi di mettere mano a quel comitato che non ha le competenze che servirebbero in questo momento, come ha ben descritto il mese scorso un lungo articolo di Nature. C’è bisogno di altri uomini e di altri segni.

L’articolo Giù le mani dal weekend degli italiani di Franco Bechis proviene da Il Tempo.it.

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