1985 – Michail Gorbačëv diventa leader dell’Unione Sovietica

Michail Sergeevič Gorbačëv, spesso traslitterato anche come Mikhail Gorbachev o Gorbaciov (Privol’noe, 2 marzo 1931), è un politico sovietico, dal 1991 russo. Ultimo segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica dal 1985 al 1991, fu propugnatore dei processi di riforma legati alla perestrojka e alla glasnost’, e protagonista nella catena di eventi che portarono alla dissoluzione dell’URSS e alla riunificazione della Germania. Artefice, con la sua politica, della fine della guerra fredda, fu insignito nel 1989 della Medaglia Otto Hahn per la Pace e, nel 1990, del Nobel per la pace. È l’unico ex-segretario del PCUS ancora vivente.

Cursus honorum all’interno del PCUS

Si diploma e viene ammesso alla facoltà di legge dell’Università statale di Mosca dove ebbe, tra i compagni di studi, il ceco Zdenek Mlynar. Si laurea nel 1955 e prosegue gli studi per corrispondenza, ottenendo una seconda laurea (nel 1967) in economia agraria presso l’Università statale di agraria di Stavropol’. In questo periodo si iscrive al Partito Comunista dell’Unione Sovietica e incontra la futura moglie Raisa Titarenko, con la quale vivrà dal settembre 1953 alla sua morte nel settembre 1999 e dalla quale avrà la loro unica figlia Irina Michailovna Virganskaja nel 1957.

Tornato nella città natale, gli viene offerto un incarico nell’associazione giovanile Komsomol. Nel 1970 ha inizio la sua carriera politica con l’elezione a Primo Segretario del Comitato del Partito nel Territorio di Stavropol. Si riconosce nel gruppo facente capo al membro del Politburo Fëdor Davydovič Kulakov, che sostituisce come responsabile del comitato centrale per l’agricoltura; quando Kulakov è stroncato da un infarto nel 1978, entra nel Politburo come membro supplente.

Nel 1979 si trasferisce a Mosca e fa squadra con l’altro membro supplente di tendenza riformista, Pëtr Mironovič Mašerov, ma, dopo la morte di costui in un incidente stradale, tocca a lui la promozione a membro titolare del Politburo del Comitato Centrale del PCUS, ricevendo il patronato da Jurij Vladimirovič Andropov (capo del KGB e nativo di Stavropol’), che sormonta l’obiezione sulla sua giovane età.

In questo periodo le sue posizioni all’interno del PCUS generano più occasioni di viaggi all’estero, che divengono sempre più frequenti e influenzano sempre più profondamente il suo punto di vista politico e sociale riguardo alla guida del Paese. Nel 1975 aveva già condotto una delegazione nella Repubblica federale di Germania; nel 1983 guidò una delegazione sovietica in Canada per incontrare il Primo ministro Pierre Trudeau e alcuni membri della Camera dei Comuni canadese.

Jurij Vladimirovič Andropov, prima della sua morte (avvenuta nel 1984), lo indicò alla guida del Partito, ma la successione di Konstantin Černenko gli garantì solo un posto di grande rilievo nella gerarchia, che apparve da subito quello di un vero e proprio delfino.

Il 13 giugno 1984 partecipò come delegato sovietico ai funerali a Roma del segretario del Partito Comunista Italiano Enrico Berlinguer. Dopo una lunga preparazione, nel novembre successivo fu annunciato il suo viaggio nel Regno Unito, che ebbe luogo il 16 dicembre 1984, quando si recò nel Regno Unito per incontrare il Primo ministro Margaret Thatcher.

Fu alla morte di Konstantin Černenko che Michail Gorbačëv (all’età di 54 anni) venne eletto Segretario Generale del PCUS, la carica più alta nella gerarchia di partito e del Paese: era l’11 marzo 1985.

Segreteria generale e Presidenza dell’URSS

Nel 1985

Nel 1985, Gorbačëv annunciò che l’economia sovietica era stagnante e che era necessaria una riorganizzazione. Inizialmente, le sue riforme furono chiamate uskorenie (accelerazione), ma dopo i termini glasnost’ (liberalizzazione, apertura, trasparenza), e perestrojka (ricostruzione) diventarono molto più popolari.

La cosiddetta “Generazione Komsomol” – che nell’era di Leonid Brežnev esprimeva amministratori di mentalità tecnocratica, ostili alla prosecuzione della stagnazione economica – si rivelò l’uditorio più ricettivo per Gorbačëv e il vivaio di molti uomini d’affari e politici postcomunisti, specialmente nelle repubbliche baltiche.

Gorbačëv propose un “programma di riforma” che si approvò nelle sessioni di aprile 1985 del Comitato Centrale. In maggio pronunciò un discorso a Leningrado, patrocinando riforme più generalizzate.

Le riforme incominciarono con il rinnovamento di alte cariche, mediante la sostituzione di Andrej Gromyko con Eduard Shevardnadze come ministro degli esteri. Gromyko, disprezzato in Occidente come ‘Signor Nyet’, aveva servito per ventotto anni come ministro degli esteri ed era considerato di “idee antiquate.” Robert D. English osservò che, nonostante l’inesperienza diplomatica di Shevardnadze, Gorbačëv “condivide con lui una visione” oltre all’esperienza nella gestione di una regione agricola dell’Unione Sovietica (Georgia), cosa che significava che ambedue possedevano deboli vincoli con il complesso industriale-militare.

Il primo grande programma di cambiamenti introdotto da Gorbačëv fu la lotta al consumo dell’alcool del 1985, che fu progettata per lottare contro la diffusione dell’alcolismo nell’Unione Sovietica. Si regolarono i prezzi della vodka, del vino e della birra e se ne limitarono le vendite. Le persone che erano sorprese in stato di ubriachezza nei luoghi di lavoro o in pubblico erano processate. Si proibì il consumo di bevande alcoliche nei treni di lunga distanza e nei luoghi pubblici, così come si censurarono le scene di consumo di alcolici nei film. Tuttavia, questa riforma non ebbe un effetto significativo sull’alcolismo nel paese, ma economicamente fu un duro colpo per le entrate dovute alla diffusione dell’alcolismo nell’Unione Sovietica (la produzione di bevande alcoliche migrò verso il mercato nero poiché la mafia russa aveva un’organizzazione capillare).

Nel 1986

La sua politica di riforme decollò con l’approvazione, durante il ventisettesimo congresso del PCUS (nel mese di febbraio del 1986), della Glasnost’, della Perestrojka e della Uskorenie (accelerazione dello sviluppo economico).

I nuovi princìpi strategici porteranno alla fine della Guerra Fredda, arrestando la corsa agli armamenti tra USA e URSS e diminuendo grandemente il rischio di un conflitto nucleare. Dall’aprile di quell’anno dovette gestire il Disastro di Černobyl’.Gorbačëv incontra Ronald Reagan.

L’11 ottobre 1986, Gorbačëv e il presidente statunitense Ronald Reagan si incontrano a Reykjavík per discutere la riduzione degli arsenali nucleari installati in Europa. Tutto ciò condurrà, nel 1987 alla firma del Trattato INF sulla eliminazione delle armi nucleari a raggio intermedio in Europa.

Nel 1987

Il Plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica del gennaio 1987 vide la cristallizzazione delle riforme politiche di Gorbačëv, comprese le proposte di ammettere una pluralità di candidati per le elezioni e la nomina di persone esterne al Partito in incarichi nel Governo.

In quello stesso anno, il 28 maggio (il giorno della Festa delle Guardie di Frontiera), nella Piazza Rossa di Mosca, fra lo sgomento dei passanti, atterrò un aeroplano sportivo pilotato dal diciannovenne cittadino della Repubblica Federale Tedesca Mathias Rust. Rust era decollato da Amburgo, e dopo un breve scalo a Helsinki, doveva proseguire alla volta di Stoccolma. In seguito però egli aveva cambiato rotta dirigendosi in territorio sovietico. Subito dopo aver varcato la frontiera e poi, mentre avanzava sulla rotta per Mosca, più volte era stato intercettato dai radar e avvicinato da caccia sovietici, i quali però non avevano ricevuto alcun ordine di reagire. Neppure il sistema automatico della difesa contraerea della capitale aveva funzionato poiché proprio quel giorno esso era stato messo fuori servizio per lavori di manutenzione. Che un giovane della Germania Occidentale fosse riuscito a volare con un aereo da turismo Cessna 172 fino a Mosca, attraversando le frontiere sovietiche senza essere scoperto e atterrando vicino alla Piazza Rossa, screditò massicciamente i militari sovietici: Gorbačëv ne approfittò per imporre grandi cambiamenti di personale, cominciando dal vertice, dove nominò Dmitrij Timofeevič Jazov come ministro della Difesa.

Le riforme economiche occuparono gran parte del resto del 1987. In giugno si approvò una nuova legge che concedeva alle imprese più indipendenza, e in novembre Gorbačëv pubblicò un libro intitolato Perestroika: New Thinking for Our Country and the World (Perestroika: un nuovo pensiero per il nostro paese e il mondo), dove delucidava le sue principali idee per la riforma. Nonostante ciò, contemporaneamente aumentava l’acredine personale e professionale tra Gorbačëv e Boris El’cin: questi fu sostituito come Primo Segretario del Partito di Mosca, dopo avere criticato Gorbačëv e altri durante il Plenum di ottobre. Nello stesso anno furono ufficialmente riabilitati molti degli oppositori di Stalin, in proporzioni ben maggiori della prima destalinizzazione del 1956.

Nel 1988

Il 1988 vide l’introduzione della glasnost’ mediante nuove libertà individuali ai cittadini, come una maggiore libertà di espressione e libertà di religione. Questo fu un cambiamento radicale, poiché il controllo della parola e la repressione delle critiche da parte del governo era stato – fino ad allora – una parte centrale del sistema sovietico. La stampa diventò molto meno controllata e migliaia di prigionieri politici e dissidenti furono messi in libertà.

La meta di Gorbačëv nella realizzazione della glasnost’ fu di mettere sotto pressione i conservatori dentro il PCUS, che si opponevano alle sue politiche di ristrutturazione economica: ciò fu fatto da Gorbačëv con la speranza che, attraverso differenti gamme di apertura, dibattito e partecipazione, il paese sovietico appoggiasse le sue iniziative di riforma. Allo stesso tempo, Gorbačëv aprì se stesso e le sue riforme alle critiche nell’opinione pubblica, come si evidenzia in una lettera di Nina Andreeva – di critiche alle sue riforme – pubblicata nell’edizione di marzo di Sovetskaja Rossija. Queste critiche si sarebbero moltiplicate, alla fine degli anni ottanta, quando diventarono palesi la scarsità di prodotti basilari e delle forniture, giunte a livelli tipici dei tempi di guerra.

La Legge delle Cooperative – promulgata nel maggio 1988 – fu forse la più radicale delle riforme economiche durante la prima parte dell’era di Gorbačëv. Per la prima volta dalla Nuova Politica Economica di Lenin, la legge permetteva la proprietà privata delle imprese di servizi, nell’industria manifatturiera e in settori del commercio esterno. Inizialmente, la legge imponeva alte imposte e restrizioni di impiego, ma questi elementi furono rivisti, più tardi, per non scoraggiare l’attività del settore privato. In virtù di questa disposizione, le cooperative, i ristoranti, i negozi e i fabbricanti di manifatture si trasformarono, modificando in parte la scena economica sovietica. Va segnalato che alcune delle Repubbliche Socialiste Sovietiche ignorarono queste restrizioni; in Estonia alle cooperative fu permesso di servire pienamente alle necessità dei visitatori stranieri e lo stabilimento di joint ventures con imprese straniere.Michail Gorbačëv e sua moglie Raisa Titarenko durante la cerimonia ufficiale di addio del presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan dopo la sua visita in URSS. Sala di San Giorgio del Gran Palazzo del Cremlino. URSS, Mosca, 2 giugno 1988

Nel giugno 1988, nella XIX Conferenza del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, Gorbačëv diede inizio a radicali riforme destinate a ridurre il controllo dell’apparato governativo sulle attività private. Propose un nuovo modello di governance nella forma di un sistema presidenziale, con un nuovo elemento legislativo che si sarebbe denominato Congresso dei Deputati del Popolo dell’Unione Sovietica.

Nel settembre del 1988 Gorbačëv assunse anche la carica di capo dello Stato mandando in pensione Andrej Gromyko.

In politica estera, Gorbačëv, insieme con il suo ministro degli esteri Eduard Ševardnadze, conseguì anche il ritiro delle truppe sovietiche dall’Afghanistan, messo in pratica dopo la stipula degli Accordi di Ginevra (1988). Gorbačëv – in vari viaggi nei paesi del patto di Varsavia – annunciava la fine della dottrina Brežnev, il che avrebbe permesso alle nazioni del Blocco orientale di tornare alla democrazia.

Nel 1989

Le elezioni per il Congresso dei Deputati del Popolo dell’Unione Sovietica si celebrarono in marzo e aprile 1989. Nelle elezioni, furono sconfitti molti candidati del Partito. Inoltre, Boris El’cin fu scelto per Mosca e ritornò alla vita politica per trasformarsi nel principale critico di Gorbačëv.

Il Congresso si riunì per la prima volta il 25 maggio. Il suo primo compito fu l’elezione dei rappresentanti del Congresso nel Soviet Supremo. Nonostante la sua elezione a Presidente, il Congresso portò problemi per Gorbačëv, poiché le sue sessioni furono teletrasmesse, generando più visibilità nelle critiche al potere e una domanda popolare di una riforma ancora più rapida.

Il resto del 1989 fu marcato dalla caduta del muro di Berlino e dalle questioni nazionali, che tornavano a essere sempre di più problematiche. Malgrado la distensione internazionale raggiungesse livelli senza precedenti – con la ritirata sovietica della guerra dell’Afghanistan e con i dialoghi tra gli Stati Uniti d’America e l’Unione Sovietica, che continuarono tra Gorbačëv e il neopresidente George H. W. Bush – le riforme interne cominciarono a soffrire la crescente divergenza tra i riformisti, che criticavano il lento ritmo di cambiamento, e i conservatori che criticavano l’estensione del cambiamento.

L’8 settembre 2018 una ex spia del Regno Unito, che utilizza nel suo libro lo pseudonimo di Tom Shore, affermò di aver sventato nel 1989 un complotto per assassinarlo in occasione di una sua visita in Germania Est. La spia dichiarò di avere scoperto la macchinazione mentre era sotto copertura, riuscendo poi a neutralizzarla. L’attentato sarebbe stato organizzato dai terroristi di estrema sinistra della Rote Armee Fraktion, con il beneplacito dei vertici del Politburo del partito e del KGB: l’omicidio di Gorbačëv avrebbe fornito all’URSS un pretesto per invadere la Germania Orientale e ristabilire il suo controllo sui Paesi del Patto di Varsavia.[25].

Nel 1990

Il 15 marzo 1990 il Congresso dei rappresentanti del popolo dell’URSS (il primo parlamento costituito sulla base di libere elezioni nella storia del Paese) elegge Gorbačëv presidente dell’Unione Sovietica. Il 15 ottobre dello stesso anno, grazie alla sua fama di riformatore e leader politico mondiale, nonché al contributo dato per migliorare le sorti della guerra fredda, gli viene assegnato il Premio Nobel per la Pace.

In politica interna si giova di una dialettica tra conservatori (guidati da Ligačëv e Əliyev) e riformatori (rappresentati da Borís El’cin e Ševardnadze), da lui abilmente guidata per mantenersi in equilibrio tra i due schieramenti interni al PCUS e portare così il Paese a un moderato progresso democratico. Ma nel 1988-1989 l’equilibrio del divide et impera vacilla paurosamente: i primi moti nazionalisti nel Caucaso e nei Paesi baltici sfociano in disordini e crimini (ad esempio l’eccidio degli armeni nella capitale azera Baku, gli assassinii di persone russe in Kazakistan e altro).

Di fronte a questi fatti che minavano l’integrità territoriale e politica del Paese Gorbačëv si comporta in un modo difficilmente spiegabile. Prima non reagisce affatto, mentre i disordini assumono vaste dimensioni. Poi ordina di usare la forza militare, il che provoca ulteriori vittime e accresce i sentimenti indipendentisti.

Nel 1991

L’uso della forza macchia l’inizio dell’anno, nel caso della Lituania dove, dopo aver a lungo tollerato, se non addirittura sostenuto, un’intensa attività di movimenti indipendentisti, nel gennaio 1991 Gorbačëv ordina improvvisamente all’esercito di occupare la sede del parlamento e della TV a Vilnius (analogo tentativo fallisce a Tallin). Le reazioni militari violente non producono nulla, oltre ai morti e l’odio verso il potere centrale moscovita (è allora che vengono all’uopo costituiti i famigerati OMON, le truppe del Ministero dell’interno incaricate della repressione, che fa diverse decine di morti imputate direttamente al Cremlino).

Boris El’cin, poi, viene prima eletto Presidente della Repubblica russa e poi abbandona il PCUS, inneggiando alla necessità di abolire la disposizione costituzionale sul ruolo guida del Partito Comunista. Mentre l’economia, tra tentativi di liberalizzazione e resistenze collettivistiche, perdeva colpi, nell’agosto 1991 i comunisti conservatori tentarono un colpo di Stato: nonostante il fatto che Gorbačëv ne fosse stato la prima vittima, essendo rimasto recluso per tre giorni nella villa presidenziale in Crimea, gli fu contestato da Boris El’cin – dopo che questi piegò la resistenza dei golpisti coll’alleanza dei presidenti delle repubbliche federate non russe – di aver con le sue tattiche favorito il radicamento al potere non di interlocutori responsabili della perestroika, ma di pericolosi avventuristi.

Nonostante il suo dissenso dalla deriva liberista propugnata da El’cin, il partito Comunista venne messo al bando e i suoi beni confiscati. Il 25 dicembre 1991 Gorbačëv rassegnò le sue dimissioni da Capo dello Stato: poche settimane prima, l’8 dicembre 1991 i capi dei tre stati Russia con Boris El’cin e Gennadij BurbulisUcraina con Leonid Kravčuk e Vitol’d Fokin e Bielorussia con Stanislaŭ Šuškevič e Vjačeslaŭ Kebič avevano firmato a Belavežskaja pušča l’Accordo di Belaveža il trattato che sanciva la dissoluzione dello Stato sovietico. Tale dissoluzione venne ufficialmente confermata il 26 dicembre dello stesso anno, dal Soviet Supremo.

Attività successive alle dimissioni da Capo di Stato

Dal gennaio del 1992 Gorbačëv è presidente della Fondazione Internazionale Non-Governativa per gli Studi Socio-Economici e Politici (la Fondazione Gorbačëv). Dal marzo del 1993 è inoltre presidente (nonché fondatore) della Green Cross International, un’organizzazione ambientalista indipendente presente in più di 30 paesi.

Ricopre inoltre l’incarico di Presidente del Partito Socialdemocratico Unito della Russia, fondato il 26 novembre 2001, un’unione di parecchi partiti socialisti democratici, dalla cui guida si è dimesso nel maggio 2004 a causa di un disaccordo con il presidente del partito, Konstantin Titov, relativo alla nuova direzione intrapresa durante la campagna elettorale del dicembre 2003. Discorso al Forum di Barcellona nel 2004.

Nel giugno 2004 ha assistito al funerale di Ronald Reagan. Nel mese di settembre, a seguito degli attacchi terroristici ceceni in Russia, il presidente Vladimir Putin ha lanciato un’iniziativa per sostituire l’elezione dei governatori regionali con un sistema per cui gli stessi sono direttamente nominati dal presidente e approvati dalle legislature regionali. Gorbačëv ha criticato tali provvedimenti, accusando Putin di allontanarsi dalla via democratica. Gorbačëv è presidente del Women’s World Award, un concorso annuale sponsorizzato dall’organizzazione World Awards.Michail Gorbačëv al Gala di beneficenza dell’UNESCO 2011

Riconoscimenti

Michail Gorbačëv ha ottenuto l’Ordine della Bandiera Rossa del Lavoro, tre Ordini di Lenin e molte altre onorificenze e riconoscimenti sovietici e internazionali, oltre a numerose lauree honoris causa da università di tutto il mondo. Nel 1990 gli viene consegnato il Premio Nobel per la pace.

Critiche

La figura di Gorbačëv è normalmente vista in modo positivo in Occidente, mentre in Russia la sua immagine è vista con meno favore. Secondo un sondaggio del 2017, realizzato dall’istituto indipendente Levada Center, il 46% dei russi ha un’opinione negativa nei confronti di Gorbačëv, il 30% gli è indifferente, mentre il 15% ne ha un’opinione positiva. Pesa a suo carico la dissoluzione dello Stato sovietico, che ha avuto notevoli ripercussioni, anche economiche, per vasti strati della popolazione russa. In particolare gli si attribuisce la responsabilità delle seguenti iniziative:

  • Campagna anti-alcol: Proclamata il 17 agosto 1985, contemplando l’estirpazione del circa 25% dei vigneti e una forte riduzione della produzione della vodka, portò a un notevole calo delle entrate dell’erario dal settore alcolici (dai 60 miliardi di rubli ai 35). La conseguente carenza di alcolici ebbe come effetto la fioritura della produzione clandestina e del mercato nero contribuendo alla nascita in URSS della criminalità organizzata.
  • Incoraggiamento dei moti nazionalistici nel Caucaso: Si attribuisce a Gorbačëv la mancata reazione ai pogrom contro gli armeni di Baku e di Sumgait i quali durarono l’intera settimana dal 13 fino al 20 gennaio 1990, e provocarono una sessantina di morti sotto gli occhi delle forze dell’ordine (che peraltro erano state disarmate per un ordine arrivato da Mosca). Solo a cose fatte, nella notte dal 19 al 20 gennaio, Gorbačëv proclamò lo stato d’emergenza a Baku e ordinò l’assalto della città all’esercito regolare sotto comando del russo Aleksandr Lebed’. Ciò produsse a sua volta quasi 100 vittime di nazionalità azera. Gli eventi fomentarono i sentimenti indipendentisti, antisovietici e antirussi non solo in Azerbaigian, ma anche nell’intera Transcaucasia. Decine di migliaia di comunisti azeri bruciarono le loro tessere mentre gli indipendentisti arrestati durante l’assalto (tra cui gli istigatori dei pogrom) furono presto rimessi in libertà e si adoperarono per staccare la repubblica dal resto dell’URSS.
  • Accelerazione dello sgretolamento dell’URSS attraverso l’istituzione della carica del presidente della repubblica sovietica: Nel marzo del 1990, quasi contemporaneamente all’assunzione di Gorbačëv della carica di presidente dell’URSS, con il suo consenso anche nelle singole repubbliche sovietiche furono istituite cariche analoghe, il che stimolò ulteriormente le già forti tendenze separatiste. Particolarmente confusa divenne la situazione nella più grande RSFS Russa, dove il suo neoeletto presidente Boris El’cin ingaggiò un’aperta lotta contro Gorbačëv in quanto capo dell’URSS, proclamando addirittura la supremazia delle leggi locali russe su quelle sovietiche (federali). L’istituzione della carica del presidente incoraggiò le forze secessioniste anche nelle altre repubbliche: già l’11 marzo 1990 proclamava l’indipendenza la Lituania, a cui seguirono la Georgia (26 maggio), l’Uzbekistan (20 giugno), la Moldavia (23 giugno), l’Ucraina (16 luglio) e via via tutte le altre.

Vita privata

Posizioni sulla religiosità

Battezzato alla nascita cristiano ortodosso, Gorbačëv ha dichiarato di essere ateo fin da giovane. Durante la sua leadership, su tale materia, intraprese azioni per favorire una maggiore libertà nella pratica dei vari culti in Unione Sovietica.

La “voglia di Gorbačëv”

L’esteso nevo vinoso che Gorbačëv ha sulla fronte dalla nascita è stato spesso oggetto di attenzione da parte di critici e satirici. Anche se alcuni hanno suggerito che per la sua immagine avrebbe facilmente potuto rimuovere chirurgicamente quella voglia, Gorbačëv stesso ha più volte ricordato di non essere interessato a fare ciò, dal momento che soprattutto sui personaggi pubblici è importante che si dia meno importanza alla propria persona e più importanza ai problemi veri del paese

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