LE SETTE 2 / Il guru: ovvero il potere del fondatore

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Vi propongo a puntate, per gentile concessione dell’autore don Marcello Stanzione, il suo libro su quel fenomeno inquietante, quella zona d’ombra tra spiritualità e autodistruzione, che sono le sette al giorno d’oggi.

L’affievolimento del sentimento religioso di stampo cattolico nella nostra società ha costituito un terreno favorevole allo sviluppo di un’onda di profetismo dando nascita alle sette. Questa nuova configurazione si estende al di là del campo spirituale e riveste chiaramente delle colorazioni scientifiche, economiche o politiche.

Il fondatore di tali gruppi è il profeta, è l’interprete di una entità superiore che gli ha confidato la missione di rivelare il suo pensiero all’umanità tutta, od in mancanza, ad un gruppo di uomini. La rivelazione è un messaggio dottrinale, una minaccia, una promessa od una predizione. I fondatori-profeti non sono dunque tutti portatori dello stesso messaggio. Taluni danno del mondo una nuova interpretazione, altri aspettano il ritorno di un salvatore e trasmettono i mezzi della salvezza.

Il carisma del guru è ugualmente tributario dell’immagine che esso veicola di lui. Nulla di quello che egli mostra è lasciato al caso: la sua apparenza fisica, i tratti della sua personalità, le sue opinioni, le sue competenze, le sue prese di posizione anteriori, il suo statuto professionale, i suoi studi. Ogni aspetto è preparato, analizzato, talvolta inventato, di modo che la sua credibilità sia riconosciuta.

Le bozze ed i trattati elaborati dalle sette descrivono generalmente in dettaglio il percorso del guru. Esse si sforzano naturalmente di metterlo in valore attribuendogli qualità e virtù incommensurabili. In una pubblicazione della Chiesa dell’Unificazione leggiamo: “La vita del Reverendo Sun Myung Moon è una vita puramente e semplicemente formidabile, un esempio radioso di visione, di fede e d’amore dell’umanità. Il reverendo Moon ha votato la sua esistenza allo stabilimento di un mondo di pace, di unità e di armonia sotto il dominio di Dio”.

In questo esempio, ed in ben altri ancora, i superlativi non mancano per alimentare il ritratto del guru. Si possono trattenere da queste poche righe le attribuzioni di “formidabile” e “radioso” per descrivere la vita di Moon.

La credibilità del guru è tanto più grande se è riconosciuta dagli altri. La sua nomea è posta in valore in modo qualitativo, con l’intermediazione di persone riconosciute, o quantitativa, con l’adesione di un grande numero. Di un’altra fondatrice leggiamo:

“Fin dai 16 anni, Shri Mataji è diventata a MADRE SPIRITUALE di centinaia di migliaia di cercatori attraverso il mondo. In effetti, ella lavora instancabilmente (India – Europa – Australia – America del Nord), spesso a sue proprie spese per far beneficiare gli esseri umani del suo straordinario potere catalitico di “SVEGLIA della KUNDALINI”.

“In Italia, Shri Mataji è nota come “LA GRANDE MADRE” nei media e la stampa. Una società di televisione ha proposto di pagarle le spese di viaggio e di soggiorno. In India, nelle città e nei villaggi, parecchie migliaia di persone si riuniscono per ascoltarla e ricevere la realizzazione del SOI”.

(Sahaja Yoga, trattato).

Gli studi e le esperienze anteriori contribuiscono ugualmente alla rappresentazione del guru. Allo stesso titolo che il curriculum vitae permette ad un funzionario di ritracciare l’esperienza professionale di una persona e la sua adeguatezza al posto al quale egli aspira, la biografia del guru deve permettere di porlo in un campo d’azione e di pensiero particolare, di riconoscergli delle qualità avute nei riguardi dei suoi atti ed infine di dare significato e credito alle proposte che egli avanza.

“Fin da ragazza, Shri Mataji fu molto attiva nel seno del movimento d’indipendenza di Gandhi e Gandhi stesso la consultava regolarmente a riguardo di questioni spirituali. Ella studiò la medicina all’università al fine di meglio comprendere la terminologia occidentale. Ella è la moglie di C.P. Srivastava, segretario generale dell’Organizzazione Marittima delle Nazioni Unite”.

(Trattato, Sahaja Yoga).

La valorizzazione del guru può ugualmente leggersi attraverso lo sguardo di persone esterne la cui credibilità è sicura dal loro statuto professionale. Questa testimonianza della fondatezza della setta o della legittimità del suo guru figura in modo privilegiato nei trattati. Essi costituiscono l’avallo di un terzo, fonte più obiettiva che permette di consolidare quello che le proposte stesse hanno già posto in valore.

Ho il vantaggio di essere meglio informato sul Reverendo Moon e le sue attività dei suoi critici. Ho personalmente studiato le diverse accuse dei media, e le ho trovate senza fondamento. Egli ha fatto talmente tanto per aiutare dei giovani a ritrovare uno scopo ed una direzione nella vita.

Sir John C. ECCLES, Premio Nobel di Medicina (1963).

Infine, è con la sua apparenza fisica che il guru deve sedurre, di modo che il soggetto possa identificarsi con lui se la sua immagine è accessibile, od in mancanza, ammirarlo. L’attrattiva ed il rispetto che il guru ispira sono di prima importanza. Se la giustezza della posizione difesa e la natura degli argomenti utilizzati interpretano un ruolo nel processo di persuasione, l’adesione passa ugualmente attraverso l’adozione del punto di vista difeso dal guru sulla base dei sentimenti che il soggetto prova per lui. Allen Tate Wood, vecchio adepto della setta di Moon, illustra la potenza dell’aura che il guru possiede:

Io lo amavo. Mi appariva paterno, pieno di grazia, uguale a lui solo Mosé, Gesù, Gandhi, Martin Luther King. Fisicamente, è un attore formidabile, un “ballerino” anche, tutti i suoi movimenti sono pieni, mai un gesto senza ragione. Egli ha seduzione stupefacente; in questo senso, è la più grande autorità che ho vista nella mia vita”.

(Testimonianza, rivista Informazioni Cattoliche Internazionali, n° 576, Moon).

Il termine carismatico, dal greco charisma “Grazia”, “dono” permette di qualificare la forma tutta particolare di potere che il guru ispirato possiede. Questo tipo di autorità non riposa tanto su delle competenze particolari quanto sullo statuto stesso di colui che lo esercita. È il fatto di essere stato scelto da Dio che gli conferisce la sua superiorità e la sottomissione degli altri.

Dai documenti per il corso di iniziazione elementare di Mahikari, apprendiamo:

In verità, il Fondatore fu un grande Uomo sacro, apparso dopo Cakyamuni e Gesù. DIO gli affidò una missione ben più estesa di quella degli antichi messaggeri di DIO, e gli diede la forza necessaria per guidare gli uomini, affinché ognuno di essi si trasformi in uomo di miracoli, come KANNON (un Dio venerato nel buddismo) o Gesù lo sono stati”.

(dal testo “praticando l’Arte” di MAHIKARI).

Se il guru ha un’aura tale che il gruppo ne accetta il dominio, è ugualmente perché egli sa mantenere il suo statuto gerarchico inaccessibile ai suoi adepti. Vi è sempre una parte di mistero in lui, animata da dei simboli e delle conoscenze che restano enigmatiche ai membri del gruppo. I suoi atti e la sua presenza sono eretti in dogma:

Ho iniziato a sentirmi piena di gioia alcuni giorni prima di incontrare Shri Mataji. Ero – non so come dire – molto felice semplicemente di esistere. L’ho vista la prima volta nell’appartamento di un’amica. Quando lei entrò, ho sentito dei formicolii nel palmo delle mani, poi una brezza fresca. Mi sentivo in pace completa con me stessa, completamente presente. Era una seconda nascita. Tutto era nuovo”.

(Testimonianza di Cristina, in L’evento, Lotus Heart, Sahaja Yoga). 

Anche se la tendenza vuole che il guru sia ispirato, non è sempre il caso e soprattutto, questa caratteristica non è sufficiente per assicurargli una presa sull’individuo, che concede nel subire la sua autorità. Egli deve legittimare il suo potere ponendolo nel quadro dei desideri dell’individuo, che aspetta da lui la protezione e la presa in carico di quello che egli non può assumere da solo.

Il guru protegge l’individuo da ogni forma d’oppressione venuta dal mondo esterno. Difensore della vedova e dell’orfano, il suo discorso tende a rigettare quello che all’esterno è fonte di difficoltà, di smarrimento e di timore.

“Così si spiega il contrasto che voi notate nelle prescrizioni della Madre: Ella ha una personalità violenta fino ad uccidere le persone (totalmente) negative che cercano di distruggere la sua opera ed i suoi figli, allorché ella è pertanto per i suoi figli la più amabile e la più dolce delle persone”.

(Sahaja Yoga).

Il lessico dell’affetto è largamente dispiegato quando si tratta di protezione. Il soggetto è trattato come un fanciullo, e non è raro che il discorso metta in scena dei legami di parentela simbolica tra il guru e l’adepto. Shri Mataji si fa chiamare “Madre” dai suoi fedeli ed i “fanciulli” che sono descritti nell’enunciato sono gli adepti della setta. La “vera famiglia” si trova bene in questo rapporto gerarchico e si sostituisce ai legami del sangue; ella sottolinea al momento di una conferenza:

Voi volete sapere quanto tempo io passo con le mie proprie figlie? Molto poco. Durante tutto l’anno, quest’anno, sono rimasta laggiù con loro tre giorni. La relazione più importante, in questo momento, è quella del Sahaja Yoga e dei Sahaja Yogi”s.

(Shri Mataji, conferenza a Sydney, Sahaja Yoga, 1983).

Il legame d’amore e di protezione può ugualmente tendere verso la perfezione. È spesso il caso delle sette che fanno passare l’amore di Dio prima di se stesse, simulando così un disinteresse nei riguardi del soggetto. Queste sette propongono in generale di guidare l’individuo verso Dio, che assumerà solo la protezione dell’individuo. Il simbolismo della parentela è qui il più forte, per chi riconosce certo in Dio il Padre

Il guru è il portaparola del più debole. Egli dice alto e forte quello che l’individuo non può esprimere, perché il suo statuto sociale non lo autorizza a farlo impunemente, perché egli ha paura od ancora perché le sue lacune linguistiche non gli permettono di formularli in modo soddisfacente.

Il guru crea l’emulazione, una sorta di euforia che viene a colmare le debolezze individuali. L’autorità del suo discorso abbonda nel senso della presa in carica dell’individuo per il suo bene, ed è tutta lì la sua forza.

“Anche se quello che dico è una menzogna, voi non potete nulla perdere seguendo questo modo di vivere. Supponete che io abbia creato tutta una teoria nuova per unire il mondo, teoria alla quale Dio non ha mai pensato: Dio scenderebbe e mercanteggerebbe con me per acquistarmela”.

(Discorso di Moon, Pasadena, California, ottobre 1977).

Il discorso impegna direttamente l’azione, cosa che gli conferisce un aspetto dinamico creando una partecipazione attiva degli adepti all’idea difesa. Il discorso è dunque doppiamente articolato, in modo che egli edulcorala costrizione della sottomissione alla setta col sentimento di implicazione che egli fa nascere presso l’individuo.

I propositi si inscrivono in un continuo che va dall’idea al suo compimento; in principio, una constatazione di sconfitta della società, che si materializza con la denuncia di una comunità opprimente, ed all’arrivo un invito ad agire.

La strategia consiste in partenza nel descrivere degli individui passivi che subiscono le folgori degli oppressori ed all’arrivo degli individui che hanno l’opinione di essere attivi per difendere una causa legittima che non è altra che la loro, cioè la valorizzazione di quello che essi sono laddove essi non sono riconosciuti.

Di fatto, tutta la manipolazione risiede nel fatto che l’individuo vede nella setta od il guru i mezzi di accedere all’autonomia, allorché egli non fa che accrescere la sua dipendenza nei confronti di una figura autoritaria che inchioda precisamente il suo potere di decisione e la sua libertà.

Il meccanismo di identificazione che deve far nascere il guru coi suoi detti e coi suoi atti presuppone lo sviluppo di una relazione con l’adepto che ingloba la stima e la credibilità. I pensieri del guru divengono quelli dell’adepto che vi vede una essenza saggia e ragionevole.

Per creare l’identificazione, il guru deve individuare le fragilità psicologiche degli adepti e si associa alla loro richiesta di senso. Una delle funzioni del guru è di assicurare la soddisfazione dei bisogni e dei desideri dei suoi adepti.

Dare soddisfazione, è anche riconoscere all’individuo delle qualità che il suo dintorno non gli attribuisce. Si tratta insomma di guarire le ferite narcisistiche dell’individuo valorizzandolo ad oltranza.

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