Esorcisti contro Sanremo: Festival demoniaco del godimento senza freni

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Il Festival di Sanremo è stato per 70 anni la vetrina più prestigiosa per la musica italiana. Un appuntamento sempre atteso da milioni di telespettatori, che però quest’anno hanno spento il telecomando con l’amaro in bocca. E non solo perché, a causa della pandemia, si è prudentemente deciso di non ammettere il pubblico al Teatro Ariston, sostituito da uno stuolo di palloncini gialli tra cui spiccava anche qualche fallo di dimensioni giganti. Lo share ha segnato un vero flop, ma la vera risposta dell’insuccesso di questa 71ma edizione arriva dal popolo dei social, mai come prima spietato protagonista nel commentare l’insuccesso: conduttori sbagliati, come gli ospiti, più dei cantanti, che hanno finito col propinare tanto conformismo vendendolo per trasgressione. E c’è pure qualcuno che ha il coraggio di chiamarla arte!

Insomma uno specchio nient’affatto edificante dell’attuale nostra realtà, sociale e culturale. E quando non si sa più a che cosa aggrapparsi, come neofiti del palcoscenico o comici bolliti, ecco il ricorso alle battute volgari e a doppio senso sui palloncini dalla forma degli umani attributi (almeno loro), sulle mascherine e sui protocolli vari. Così il Festival di quest’anno, anziché per la musica, che è stata a dovrebbe festare la protagonista, sarà ricordato per la tanta, troppa volgarità sconfinata nella blasfemia.

Il primo a puntare il dito è proprio il vescovo di Sanremo: “A seguito di tante segnalazioni di giusto sdegno e di proteste riguardo alle ricorrenti occasioni di mancanza di rispetto, di derisione e di manifestazioni blasfeme nei confronti della fede cristiana, della Chiesa cattolica e dei credenti, esibite in forme volgari e offensive nel corso della 71^ edizione del Festival della Canzone Italiana a Sanremo, sento il dovere di condividere pubblicamente una parola di riprovazione e di dispiacere per quanto accaduto” commenta amareggiato il prelato Antonio Suetta tramite un comunicato sul sito della diocesi di Ventimiglia-Sanremo.

E sempre attraverso un comunicato interviene anche l’AIE, l’Associazione Internazionale Esorcisti, su alcune dubbie esibizioni al Festival della canzone italiana, che si è da poco concluso nella città dei fiori: “Mentre l’umanità sta attraversando un periodo caratterizzato dal dolore e dalla sofferenza a causa della pandemia, sul palco dell’Ariston si è raggiunto un livello di dissacrazione, di blasfemia e di vilipendio della fede cattolica davvero inaccettabile” accusa il documento .

Esibizioni che hanno leso la sensibilità e il credo di milioni di italiani e dei fedeli di tutto il mondo: “Una vera e propria escalation, dalla trasgressione estrema all’estremismo del “godimento”, il tutto veicolato da immagini, simboli e testi dove al sacro, e addirittura ad un “finto sentimento religioso”, si mischia il demoniaco – prosegue la dura presa di posizione dell’associazione che raggruppa gli esorcisti non solo italiani – Basta leggere il testo del monologo andato in onda in una di queste serate: “Sono il rock and roll, trasgressione che entra nelle case di mezza America. Esplicito invito a lasciarsi andare. Una vecchia chiesa indignata per il credo dell’irriverenza. Nuovo tempio notturno del giovane e del proibito, tempo di giogo, demonio, divinità, juke box tappezzato di chiodi, ognuno in rituale con gli altri in un solo corpo danzante. Carne che chiede carne, uragano nei desideri sessuali. Scossa nel perbenismo familiare, promessa di piacere. Il sacro vincolo del godimento. Godere è un obbligo. Dio benedica chi gode”.

Il tutto con travestimenti dissacranti, scimmiottando contenuti, tra i più sacri della fede Cattolica; dalla corona di spine di Cristo, al suo Sacro Cuore, alla stessa Vergine Maria, poi diffuse e pubblicate sulle copertine delle più svariate riviste divulgative di mezzo mondo. “Una modalità che non fa mistero del suo obbiettivo di offendere, ferire e oltraggiare volutamente il sentimento religioso di chi vive la sua fede senza ricorrere a strategie di odio e di offesa nel difenderla”.

Cosa nasconde tutto ciò? “Sicuramente niente che possa essere definito “culturale” e ancor meno “educativo” per le giovani generazioni, e non solo, sempre più vittime di messaggi mediatici inneggianti a pseudo-valori di libertà e diritti. Una modalità meschina, cinica, e crudele di strumentalizzare la fede cristiana con i suoi contenuti universali per fare spettacolo, ottenere successo, e sbancare in denaro. Il tutto su un palcoscenico nazional popolare, attraverso un canale televisivo pubblico, mantenuto con le tasse dei cittadini e tra questi non pochi credenti – chiude il comunicato – Come cristiani non possiamo restare semplicemente “senza parole” ma abbiamo il dovere di far sentire pubblicamente la nostra disapprovazione, e il nostro sdegno. Non è libertà di opinione, quella che ferisce la coscienza altrui, fatta con meditata consapevolezza ed efferata determinazione”.

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