Dino Valle

Chi sono i tre, anzi i quattro Arcangeli?

Botta e risposta con Don Marcello Stanzione, il maggior “angelologo” italiano (europeo? mondiale?)

Don Marcello, che cosa vuol dire esattamente “arcangelo”?

È un vocabolo che deriva dal greco: è composto dalle parole àrchein, comandare, e ànghelos, Angelo (la traduzione letterale è messaggero). In altre parole, Arcangelo significa Capo degli Angeli. Quanto al vocabolo Angelo, come abbiamo già visto, deriva dal verbo greco anghèllo, io annunzio, termine con cui è stata tradotta la parola ebraica mal’akh, Questo ci fa immediatamente pensare all’Angelo come annunziatore, ambasciatore, quasi un portavoce della volontà di Dio, un po’ come l’Ermes dei Greci ed il corrispondente Mercurio dei Romani, anch’essi caratterizzati da ali, poste ai piedi – o ai calzari – ed al petaso, il loro copricapo.

Dove compare la parola Arcangelo nelle Sacre Scritture?

Nel Nuovo Testamento la parola Arcangelo compare espressamente due volte: nella “Prima lettera di San Paolo ai Tessalonicesi”: «Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’Arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo» (1Tess 4,16) e nella breve “Lettera di Giuda”: «L’Arcangelo Michele quando, in contesa con il diavolo, disputava per il corpo di Mosè, non osò accusarlo con parole offensive, ma disse: Ti condanni il Signore!» (Giuda 9). Vale però la pena di precisare che la Sacra Scrittura in realtà attribuisce direttamente al solo Michele la qualifica di “Arcangelo”: siamo noi fedeli che associamo a tale gerarchia angelica anche Raffaele e Gabriele.

Prima di parlare dei tre Arcangeli nominati dalla Bibbia, una domanda: anche Lucifero era un Arcangelo?

No, era un Cherubino. Lo evinciamo, tra l’altro, dalla lettura di due passi biblici. Uno di Isaia che recita: “Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell’aurora? Come mai sei stato steso a terra, signore di popoli?” (Is 14,12) e uno di Ezechiele che afferma, parlando del Re di Tiro e riferendosi alla caduta del principe degli Angeli ribelli, “Eri come un cherubino ad ali spiegate a difesa; io ti posi sul monte santo di Dio e camminavi in mezzo a pietre di fuoco” (Ezec 28,14). Passi che vanno legati, ovviamente, al brano dell’Apocalisse: Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi Angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi Angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il Diavolo e Satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi Angeli” (Ap 12,7-9). Insomma, l’Angelo caduto, Lucifero/Satana, era un Cherubino, non un Arcangelo. Possiamo a questo punto fare un paragone spirituale: la vittoria di Michele, semplice Arcangelo che riesce a sconfiggere il Cherubino Lucifero, potente come il gigante Golia, è come quella dell’umile Davide che esce vincente grazie alla forza della Fede e alla Fiducia in Dio.

Cominciamo allora da San Michele?

Innanzitutto, Michele è il principe delle milizie celesti. Il suo nome è composto da tre parti: Mi Kha El e significa: “Chi come Dio?” e, nelle Sacre Scritture, il nome coincide con l’essere. Il nome di San Michele appare cinque volte nella Bibbia: la prima volta è nella visione del profeta Daniele: “Ma il principe del regno di Persia mi si è opposto per ventun giorni: però Michele, uno dei primi principi, mi è venuto in aiuto ed io l’ho lasciato là presso il principe del Re di Persia” (Dn. 10, 13). Nel Nuovo Testamento, l’Arcangelo Michele compare due volte: nella Lettera di Giuda: “L’Arcangelo Michele quando, in contesa con il Diavolo, disputava per il corpo di Mosè, non osò accusarlo con parole ingiuriose” (Gd. 9) e infine nell’Apocalisse di San Giovanni: “Scoppiò quindi una guerra in cielo: Michele e i suoi Angeli combat­tevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi Angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo” (Ap. 12, 7-8). Michele, dunque, è l’Arcangelo che sconfigge il Demonio.

Ha un suo culto particolare?

Il culto di San Michele Arcangelo nasce in Oriente e si sostituisce spesso a culti pagani, mentre in Occidente il suo culto si diffonde maggiormente nei centri che subiscono l’influenza Bizantina: l’imperatore Costantino, in seguito a una visione da lui avuta dell’Arcangelo, erige il celebre santuario dedicato a San Michele presso il promontorio Hestie sul Bosforo. In breve a Costantinopoli sorgono altre chiese a lui dedicate. In Egitto i primi cristiani consacrano il fiume Nilo a San Michele e ancora oggi il 12 di ogni mese i Copti dell’Etiopia celebrano un particolare rito in suo onore.  Anche i Longobardi hanno questa devozione angelica, specialmente dopo la vittoria conseguita verso il 662 sulle truppe dell’imperatore Costantino II.

Quali funzioni deve svolgere San Michele?

Nell’antichità San Michele è associato alla guarigione fisica per mezzo dell’acqua: le acque hanno sempre svolto un ruolo fondamentale nella cura delle malattie e in modo particolare le sorgenti calde sono considerate dagli antichi un dono particolare di Dio. Ai tempi di Gesù, gli ebrei credono che San Michele sia l’Angelo incaricato da Dio di vegliare su determinate fonti d’acqua, in particolare quelle con proprietà terapeutiche. Tutto questo potrebbe aver origine dal fatto che è proprio Michele che guida Mosè nella fuga dall’Egitto, e la tradizione cristiana continua quella ebraica, dedicando a San Michele le fonti e le acque curative, inizialmente dedicate agli dèi pagani.

Ma il suo ruolo più importante resta quello di combattere Satana…

Michael è il Protettore della Chiesa: la sua lotta contro gli angeli ribelli è descritta nel libro dell’Apocalisse e a questo riguardo San Tommaso d’Aquino scrive: “San Michele è l’alito dello Spirito de1 Redentore, che, alla fine del mondo, combatterà e distruggerà l’Anticristo come fece con Lucifero all’inizio”. Papa Giovanni Paolo II afferma: “Questa lotta contro il Semonio, che contraddistingue la figura dell’Arcangelo Michele, è attuale anche oggi, perché il Demonio è tuttora vivo e operante nel mondo. In questa lotta, l’Arcangelo Michele è a fianco della Chiesa per difenderla contro le tentazioni del secolo, per aiutare i credenti a resistere al demonio che come leone ruggente va in giro cercando chi divorare”.

A volte San Michele è definito “turiferario”, che cosa significa?

Si è voluto ravvisare in Michele il turiferario, cioè il portatore dell’incenso, delle mistiche visioni di Isaia e dell’Apocalisse: “Venne un Angelo e si fermò all’altare, reggendo un incensiere d’oro. Gli furono dati molti profumi perché li offrisse insieme con la preghiera di tutti i santi bruciandoli sull’altare d’oro, posto davanti al trono. E dalla mano dell’Angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio”. (Ap. 8, 3-8). E alla benedizione dell’incenso nel vecchio rito della Santa Messa, prima della riforma del Vaticano II, il sacerdote recita questa formula: “Per l’intercessione del Beato Michele Arcangelo, che sta alla destra dell’altare dell’incenso, e di tutti i suoi eletti il Signore si degni di benedire quest’incenso, e di accettarlo in soave odore”. Il fumo dell’incenso rappresenta le nostre preghiere, quindi nella Messa all’offertorio del pane e del vino, all’Arcangelo Michele viene chiesto di presentare a Dio dall’altare dell’incenso in Chiesa la preghiera solenne del Santo Sacrificio.

Ha altri compiti?

Un’altra sua importante funzione è essere “psicopompo”, cioè conduce l’anima dei morti al Giudizio di Dio: nell’iconografia è raffigurato spesso nell’atto di pesare sulla sua bilancia le anime dei defunti. La Chiesa cattolica da sempre considera San Michele come quel grande Angelo protettore presente alla morte. Nelle litanie a San Michele, l’Arcangelo viene invocato come “aiuto di coloro che sono in agonia, luce e fiducia delle anime all’ora della morte, consolatore delle anime trattenute tra le fiamme del Purgatorio”.

Che cos’è la “Via Micaelica”?

Un percorso di purificazione: in Europa esiste una direttrice nordovest-sudest che parte dalla Normandia ed attraversa la Francia e l’Italia, giungendo alla Puglia, luogo di partenza per la Terrasanta. I tre santuari principali, meta tutt’oggi di continui pellegrinaggi, sono Mont Saint-Michel in Normandia (nord della Francia), la Sacra di San Michele in Val di Susa (in Piemonte) e il santuario di Monte Sant’Angelo nel Gargano, in Puglia. Una direttrice che si può però allungare includendo alcuni santuari minori e che contiene, peraltro, vari altri luoghi di culto al proprio interno.

Che cos’ha di particolare il Santuario di Monte Sant’Angelo?

La storia del Santuario risale al 490, anno della prima apparizione dell’Arcangelo Michele sul Gargano al vescovo Lorenzo Maiorano, oggi venerato come Santo. La tradizione parla di ben quattro apparizioni: la prima è detta “del toro”, la seconda “della vittoria”, la terza “della dedicazione”, avvenute nell’arco di pochi anni, dal 490 al 493 d.C. E poi ce n’è una quarta, avvenuta un millennio dopo, durante la peste del 1656, che sconvolse il regno di Napoli, dimezzando la popolazione della capitale e decimando il contado.

Passiamo ora a San Gabriele…

La Sacra Scrittura nomina l’arcangelo Gabriele quattro volte: due citazioni nell’Antico Testamento, nel libro di Daniele e due nel Nuovo Testamento, nel Vangelo secondo Luca. In tutte le sue apparizioni, Gabriele annuncia qualcosa di straordinario. È lui che annuncia al Profeta Daniele il tempo della venuta del Messia: “Mentre io stavo ancora parlando e pregavo e confessavo il mio peccato e quello del mio popolo Israele e presentavo la supplica al Signore Dio mio per il monte santo del mio Dio, mentre dunque parlavo e pregavo, Gabriele, che io avevo visto prima in visione, volò veloce verso di me: era l’ora dell’offerta della sera” (Dn. 9, 20-21). Ed è ancora lui che nel Nuovo Testamento appare al sacerdote Zaccaria nel Tempio di Gerusalemme e si presenta così: “Io sono Gabriele che sto al cospetto di Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti il lieto annuncio” (Lc. 1, 15). Sei mesi dopo, la seconda apparizione, la più importante di tutte: “L’Angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria” (Lc. 1, 26-27).

Che cosa significa il suo nome?

I1 nome Gabriel contiene El (abbreviazione di Elohim). Nella prima parte del nome Gabriel si scorge la radice verbale Gabr “essere forte”: oggi piuttosto che interpretare tale nome in “Dio è forte” o “Fortezza di Dio”, come fa la tradizione, alcuni libri preferiscono tradurlo in “Dio fu forte”, cioè Dio ha mostrato di essere forte. In ogni caso Gabriele si presenta sempre come l’Angelo portatore di buone notizie, prima fra tutte l’Incarnazione del Figlio di Dio.

San Gabriele aveva già annunciato una nascita speciale…

San Gabriele è l’Angelo che annuncia la nascita di fanciulli molto speciali che, da adulti, avranno grandi compiti da svolgere; la nascita di San Giovanni Battista, il precursore del Messia, viene infatti annunciata da Gabriele al padre Zaccaria: “Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esau­dita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, che chiamerai Giovanni” (Lc. l, 13).

L’annuncio a Maria è una delle grandi svolte della Storia…

San Gregorio Magno, nelle sue omelie sui Vangeli, scrive: “Alla Vergine Maria non viene inviato un Angelo qualsiasi, ma l’Arcangelo Gabriele. Era ben giusto, infatti, che per questa missione fosse inviato un Angelo tra i maggiori, per recare il più grande degli annunzi. A Maria è mandato Gabriele, che è chiamato fortezza di Dio; egli veniva ad annunciare Colui che si degnò di apparire nell’umiltà, per debellare la potenza maligna dell’aria. Doveva dunque essere annunciato da “Fortezza di Dio” colui che veniva quale “Signore degli eserciti e forte guerriero”.

Anche per Gabriele si è sviluppato nei secoli un culto?

Il culto dei cattolici all’Arcangelo Gabriele è antichissimo e ovviamente si ricollega alla festività dell’Annunciazione: per questo in Oriente se ne celebrava la festa il 26 marzo (il giorno dopo l’Annunciazione) venerando, in questo Angelo, il nunzio celeste del quale Dio si serve per il ministero dell’incarnazione del Verbo e quindi per realizzare la redenzione dell’umanità. Una festa particolare in suo onore appare dal IX secolo in poi, specie in Spagna: il 18 marzo. Papa Benedetto XV la porta al 22 marzo, poi la riforma liturgica del Concilio Vaticano II mette insieme i tre Arcangeli, in un’unica festa, al 29 settembre.

San Gabriele ha un ruolo molto particolare…

Il 1.mo aprile 1951 il Papa Pio XII lo proclama compatrono celeste delle telecomunicazioni, e quindi del telegrafo, telefono, radio e televisione, e nel 1972 il papa Paolo VI estende ulteriormente il suo patronato a tutte le poste.

Gabriele è un Angelo importante anche in altre religioni?

Nella religione islamica l’Angelo più importante è San Gabriele, è il guardiano del Paradiso ed è chiamato anche “La grande legge” e “Spirito Santo”. Gabriele è l’Angelo più menzionato nel Corano e il testo più importante al suo riguardo è la sura 2, 97-98: “Di chi è un nemico di Gabriele! Poiché è lui che ha rivelato il Corano al tuo cuore con il permesso di Allah, confermando ciò che era da prima, quale norma e lieta notizia ai credenti; chi è un nemico di Allah, e dei suoi messaggeri, e di Gabriele e di Michele! Ebbene! Allah (stesso) è un nemico degli increduli”. Questo versetto sottolinea la connessione tra il messaggio del Corano e le rivelazioni profetiche.  La connessione per Maometto è garantita da Gabriele, considerato l’Angelo della rivelazione per eccellenza. Nell’Islam è quindi opinione tradizionale che Allah mandi le Sue parole ai suoi inviati solo per mezzo dell’Arcangelo Gabriele.

Adesso parliamo di Raffaele…

In ebraico Raphà-el vuol dire “Dio ha guarito” e infatti, come ogni spirito buono celeste, Raffaele nega decisamente qualsiasi merito personale: Egli è strumento di Dio per la guarigione. La radice di base del suo nome sta a indicare assai di più di una semplice guarigione fisica; comprende qualsiasi tipo di riparazione e di aggiustamento e implica una trasformazione in meglio per quanto riguarda sia il corpo che la mente Nella Sacra Scrittura, Raffaele si contrappone al Demonio Asmodeo che è “colui che fa morire”.

Anche Raffaele compare nella Bibbia?

L’Arcangelo compare innumerevoli volte nel libro vetero-testamentario di Tobia che narra una complessa storia familiare che ha per protagonista un uomo profondamente buono, Tobi, rimasto cieco e al quale, dopo una serie di peripezie che coinvolgono suo figlio Tobia, l’Angelo Raffaele restituisce la vista “perché con gli occhi vedesse la luce di Dio”. Origene, filosofo e teologo greco, scrive che l’Arcangelo Raffaele: “A causa dei suoi poteri taumaturgici è raffigurato da alcuni come un serpente; appare insieme cori Michele e Gabriele per guarire Abramo, cura perfino i mali spirituali”. Raffaele, per aver guidato Tobia nel suo lungo viaggio, è considerato patrono dei viaggi per terra e per mare. A Venezia, nell’angolo del Palazzo dei Dogi, del secolo XIV, è raffigurato con un rotolo in mano, dove si legge: “Effice fretum quietum” (rendi il mare tranquillo). In quell’epoca si ritenevano i diavoli come suscitatori di tempeste di mare e i naviganti di Venezia si raccomandavano all’Arcangelo Raffaele che aveva vinto il demone Asmodeo e anche il diavolo Azazel. Dal 1400 in poi, i viaggi si fanno più numerosi e le raffigurazioni di San Raffaele diventano più frequenti e viene rappresentato come pellegrino, con borsone, borraccia, tasca pane e, come attributi più specifici, il pesce ed un vaso con la medicina. Va menzionata la società di San Raffaele per la protezione degli emigranti, nata a Genova nel 1868 e diffusasi poi in America e in molte nazioni europee: “Proteso nel volo a precipizio attraverso il vostro etereo cielo fra mondi e mondi egli naviga, e con le ali tese ora si libra sui venti polari, ora con piume rapide batte l’aria cedevole”. Così il celebre poeta inglese John Milton nel “Paradiso perduto” descrive l’Arcangelo Raffaele.

Noi conosciamo il nome dei tre Arcangeli, Gabriele, Raffaele, Michele. Ma gli altri Angeli hanno un nome?

I nomi degli Angeli sono per essenza ineffabili. I veri nomi angelici ci restano impenetrabili, ma l’umanità non ha mai smesso di cercare i nomi degli Angeli: il nome, nelle coscienze antiche e in tutte le civilizzazioni, è di importanza primordiale. Nominare è un atto decisivo che rinviene dal Sacro, può stabilire un legame personale, può soprattutto dare un potere, una presa sull’essere o la cosa così chiamata. Non a caso quando Dio finisce di creare gli animali, li conduce davanti ad Adamo e gli chiede di dare loro un nome a suo piacimento (Gen.2,19-20).  Ma la Bibbia non cita che tre Angeli: Michele, Gabriele, Raffaele, appunto. Per gli altri, è il silenzio completo. Anzi: il Concilio di Roma nel 492 condanna l’uso, molto frequente, di invocare gli Angeli con nomi di fantasia, ma questo divieto viene disatteso al punto che il secondo Concilio di Roma, nel 745, non si limita più a gettare proibire questa pratica giudicata superstiziosa, ma la condanna come “invocazione demoniaca pura e semplice”.

E i nomi angelici della tradizione ebraica?

All’inizio del XVI secolo, un occultista, Heinrich-Cornelius Agrippa von Nettesheim, sviluppa tutta una “scienza” magica fondata sulla Cabala ebraica, la numerologia e le virtù legate ai nomi degli Angeli e dei Demoni. Ma questi nomi che non esistono nella Bibbia, dove li ha trovati? Nei Libri apocrifi dell’Antico e del Nuovo Testamento, che citano Angeli come Raguele, Sarachiele, Zutele, Rufaele, Fanuele, Tohibele, Rumiele, Paniele, Renele, Azaele, Barachiele, e altri i cui nomi hanno consonanze più bizzarre ancora: Gabuleton, Aker, Arfugitonos, Beburos, Zebulon, Pantasaron, Urian, Arsialaliun…

Nelle Scritture si fa riferimento ai “sette Angeli che stanno difronte al trono di Dio”: chi sono?

Si crede che essi formino una cerchia privilegiata, la più vicina al Potente Dio, l’Arcangelo Raffaele dice espressamente a Tobia che egli stesso fa parte di questo gruppo privilegiato: “Io sono Raffaele, uno dei sette Angeli che sono sempre innanzi alla presenza della maestà del Signore”. (Tob. 12, 15). Anche nell’Apocalisse si fa riferimento ai sette Angeli: “La grazia sia con voi e pace da Colui che è, che era e che viene, dai Sette Spiriti che stanno davanti al suo trono.” (Ap. 1, 4). Questi sette spiriti sembrano essere i Principi più alti della corte celeste e sebbene la loro più importante occupazione sia la contemplazione e la preghiera di Dio, vengono affidati Loro anche compiti speciali: San Paolo afferma espressamente che essi amministrano tutti gli spiriti.

E perché sono scomparsi dalla dottrina?

La furia iconoclasta degli anni 726-730 ha provocato la quasi completa distruzione delle immagini di questi sette Angeli. Quando il Concilio di Nicea (735) ristabilisce il culto delle immagini, troviamo immagini di Angeli sia in gruppi che da soli, ma molto raramente in numero di sette e tanto meno con i loro nomi. Il motivo potrebbe forse essere questo: quasi contemporaneamente alla bufera iconoclasta, gli eretici Adalberto e Clemente si rendono colpevoli di una quasi idolatria degli Angeli, invocando addirittura con i nomi otto di questi: Uriel, Raguel, Tubuel, Michele, Abnis, Tubua, Sabaoth e Simile, con formule di terrore superstizioso. Non solo ribadisce tassativamente che i cristiani non devono menzionare nelle loro preghiere altri nomi d’Angelo all’infuori di Michele, Gabriele e Raffaele.

Quindi non possiamo conoscere i nomi di quei sette Angeli?

In realtà sì, perché verso la fine del 1600, nella Biblioteca apostolica Vaticana viene ritrovato un antichissimo codice ebraico in cui, oltre agli Arcangeli Michele, Gabriele, Raffaele, vengono nominati anche Uriele, Sealtiele, Jehudiele e Barachiele. Poi esiste un quadro a Santa Maria degli Angeli a Roma che li raffigura tutti e sette con il loro nome e le qualità di ognuno. Michele vittorioso, Raffaele medico, Jehudiele remuneratore, Gabriele nunzio, Uriele forte alleato e luce di Dio, Barachiele tutore, Sealtiele oratore.

Nessun altro indizio?

Nel 1726 a Palermo, lo storico Antonino Mongitore pubblica un libro: “Il Monastero dei sette Angeli”, dopo aver ricostruito la storia delle sette immagini di Angeli con i loro nomi, venute alla luce a Palermo nel 1516. I sette Arcangeli sono Michele (con una lancia e un vessillo crociato, nella mano sinistra una palma e sotto i piedi il dragone vinto), Raffaele (con in mano una pisside, un recipiente, di aromi medicinali e vicino il piccolo Tobia), Uriele (con in mano una spada), Gabriele (con uno specchio e una lanterna), un quinto Angelo chiamato Sealtiele (in atto di pregare), un sesto Angelo chiamato Jehudiele (con una corona e un flagello), e l’ultimo chiamato Barachiele (con un serto, una ghirlanda, di rose).

Abbiamo già esaminato la questione dei “sette Angeli che sono sempre pronti a entrare alla presenza della maestà del Signore”. Ma chi è Uriel?

Uri-El può significare “Dio infiamma” o “la fiamma di Dio”. Per questo viene ritratto mentre reca in mano una fiamma. L’altro suo attributo è la spada, simbolo di giustizia e di coraggio. Uriele compare anche nel IV Libro di Esdra come l’Angelo mandato da Dio per rispondere a tutte le domande di Esdra. Egli inoltre è identificato nei vari scritti apocrifi come uno dei Cherubini posti a controllo del Paradiso Terrestre (Gen 3,24), oppure con l’Angelo che lotta contro Giacobbe (Gen 24), o ancora Colui che controlla le porte degli Israeliti in Egitto durante la strage dei figli primogeniti (Es 12,13). Sono tutti casi nei quali si è voluto identificare in qualche modo l’iniziativa di Dio dando un nome significativo all’Angelo preposto inviato o che “rappresenta” il Signore stesso.

Quindi non compare nelle Sacre Scritture?

No, ragione per la quale non risulta attualmente nella celebrazione liturgica della Chiesa cattolica. Ma un culto di Uriel si è comunque sviluppato nel passato finché il Concilio di Aquisgrana del 798 non lo proibisce esplicitamente.

L’Islam, oltre a riconoscere Gabriele come l’Angelo della rivelazione, riconosce gli altri Arcangeli?

Nell’Islam gli Arcangeli includono Michael o Mikail (Arcangelo della sostanza), Gabriel o Jibril (Arcangelo della rivelazione, che detta il Corano a Maometto), e Azrael o Ezrail (Angelo della morte) – un nome spesso ripetuto dalla tradizione, anche se non viene mai menzionato nelle scritture. I nomi che sono citati includono l’Angelo della morte o Malak-al Maut, Israfil (Arcangelo che è riferito al giorno del Giudizio), Malik (il custode degli Inferi), Munkar e Nakir (Angeli dell’interrogazione, che interrogheranno le anime dei morti riguardo alla loro vita prima della morte) e Radwan (il custode del Cielo). Raqib o ‘Atid è l’Angelo che tiene i ricordi della vita di ogni persona, che sia buona o cattiva. Israfil ed Ezrail non sono mai menzionati nel Corano, come del resto Nakir e Munkar, mai citati come Arcangeli sia nel Corano che in altre scritture islamiche.

E poi ci sono gli Arcangeli dell’esoterismo…

Sì, purtroppo l’esoterismo si è appropriato degli “Arcangeli”, perché dalle evocazioni allo spiritismo, se non al satanismo, il passo è molto breve… Innanzitutto va chiarito che non esiste una unica scuola esoterica: praticamente chiunque ne può creare una, poiché si basa non su una vera tradizione, ma su una tradizione spuria, creata di fatto al momento: massoneria, teosofia, antroposofia, Fraternità bianca universale, archeosofia… Comunque, la maggior parte di essi individua nel numero quattro (numerologicamente simbolo della stabilità, nonché delle stagioni, degli elementi e dei punti cardinali) la base di partenza. Quindi in alcune cerimonie magiche i quattro Arcangeli maggiori (contando anche Uriele) sono invocati per i quattro punti cardinali e associati alle quattro stagioni: Raphael (primavera), Uriel (estate), Michael (autunno) e Gabriel (inverno).

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