In Piemonte per innervosire la sinistra basta applicare la legge

Non bastano ogni anno decine di migliaia di innocenti fatti a pezzi nel grembo materno, aspirati e buttati nei rifiuti ospedalieri. Non bastano i chissà quanti embrioni (non sapremo mai neanche il numero) espulsi con le pillole abortive, benedette dall’AIFA econsumabili a domicilio per decisione del nostro ministro della “Salute”. Non basta il crollo delle nascite che sta facendo degli italiani un popolo in via di estinzione. Tutto ciò non suscita dibattito. Basta invece una normale decisione della Regione Piemonte presa in ossequio alla legge 194, quella voluta dagli abortisti nel 1978, che iniziò la strage di Stato dell’aborto, per incendiare la voluttà di morte di una compagine politica che non ha più di che parlare.

L’assessore agli affari legali della regione Piemonte, Maurizio Marrone (Fratelli d’Italia), ha emanato un bando in cui dispone che le ASL del Piemonte aggiornino fino al 31 marzo gli elenchi delle associazioni con cui collaborare per la “tutela della vita fin dal concepimento”. Una mission nella quale da sempre sono impegnati i volontari delle organizzazioni pro-life, come i Centri di Aiuto alla Vita (CAV). Ed insorgono subito esponenti locali e nazionali di PD, Leu, 5 stelle, che gemono per gli anni luce di cui si torna indietro, per la mancanza di rispetto dell’autodeterminazione della donna, per il delirio oscurantista e ideologico; di tutto preoccupati fuorché della vita del concepito. 

Eppure la legge, che essi dichiarano sotto attacco, parla chiaro; all’art. 2 recita: “I consultori sulla base di appositi regolamenti o convenzioni possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base, e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita”.

Sono quelle associazioni, composte soprattutto da donne, che, nel corso degli ultimi 43 anni, segnati dalla eliminazione di 6.000.000 di innocenti, hanno affiancato tante madri in difficoltà, sostenendole nella loro disperazione, perché indigenti o abbandonate da maschi irresponsabili e vili, salvando così migliaia di bimbi. E tutto ciò lo hanno realizzato nel silenzio e con pochissimi mezzi, forniti dallo sforzo generoso dei volontari.

L’attacco inizia dal segretario piemontese del Pd, Paolo Furia, che, come una furia, parla di “furia ideologica” dell’assessore Marrone. Troppe furie per un ragionamento di buon senso. Qualche altro accusa la nota di considerare le donne come “poco avvedute”. Ma se chi abortisce lo fa con avvedutezza, perché temere un confronto con chi ricorda l’ovvietà di una vita soppressa? La donna è matura solo se decide di sopprimere la vita anziché darla alla luce?

In realtà, tanto vetero-femminismo teme la verità e vuole evitare ogni confronto. La libidine di morte di tanto mondo politico trema e si infuria dinnanzi a qualunque tentativo di riflessione che parte da un dato scientifico ineludibile: il concepito è una persona umana che viene soppressa. Una realtà che non dovrebbe piacere ad alcuno, in particolare al diretto interessato. Ma di lui tutto l’arco abortista-progressista non parla mai. Egli, il soppresso, non è un soggetto politicamente interessante, non vota e non paga le tasse. E la libertà di scelta della donna, tanto strombazzata? A senso unico. Soltanto pollice verso, come nelle lotte dei gladiatori, morte.

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