LE SETTE 3 / Il propagandista, ovvero il ruolo del reclutatore

Vi propongo a puntate, per gentile concessione dell’autore don Marcello Stanzione, il suo libro su quel fenomeno inquietante, quella zona d’ombra tra spiritualità e autodistruzione, che sono le sette al giorno d’oggi.

I documenti di carta senza emettitore – come i volantini o i trattati distribuiti nelle buche postali o gli annunci passati nei giornali – hanno un valore interamente simbolico. Essi sono talvolta gettati via senza essere stati letti, e se lo sono stati, nessuno era là per spiegare l’importanza del loro contenuto.

Il reclutatore mobilita l’attenzione e si adatta ai bisogni. Egli pone delle domande per selezionare le attese, e riaggiusta costantemente i suoi propositi in funzione di quelli del suo interlocutore.

La sua presenza completa il trattato. Il bersaglio si trova con un supporto cartaceo tra le mani, e di fronte ad una persona che è là per spiegarne il contenuto, effettuarne una sintesi od ancora mettere il dito su quello che occorre assolutamente trattenere. Resta in più – una volta esaurito il tempo del contatto – questo pezzo di carta, traccia dello scambio ed invito per chi lo augura a contattare i suoi iniziatori.

Infine, il reclutatore è ugualmente un adepto sotto l’influsso della setta. Essa gli detta la linea conduttrice di un proselitismo efficace. Sono questi gli standard del comportamento dei reclutatori che saranno qui sviluppati più di quello che rileverebbe dalle caratteristiche individuali.

Il reclutatore è lui stesso un adepto in fase di indottrinamento. La tappa del reclutamento rappresenta per lui quanto un obbligo di risultato sul numero degli adepti da convertire più che un modo di convincere lui stesso delle virtù della setta. I suoi propositi e le idee che egli difende sono sinceri. Egli non ha l’opinione di manipolare nessuno: egli non fa che difendere una convinzione in costruzione che vuole far condividere.

Abbiamo parlato per molto tempo davanti ad una tazza di caffè. Egli mi ha insegnato i primi due capitoli dei Principi divini, in modo maldestro d’altronde … Non è quello che mi ha detto che ha saputo decidermi nel venire per il fine settimana seguente alla fattoria, uno dei loro centri. Fu piuttosto a causa della sincerità che presentivo nell’atmosfera che regnava tra di essi, che suonava differente e così pacifico …”. (Silvia, vecchia adepta della Moon. Propositi raccolti in Pietro le Cabellec, Dossier Moon, edizioni Salvador). Difatti, questa sincerità nel discorso del reclutatore è anche efficace per convincere delle proposte stesse.

L’aspetto fisico, l’attitudine ed i propositi del reclutatore condizionano in parte il successo o la sconfitta della comunicazione. I temi sviluppati, le parole scelte, l’intonazione che le accompagna, l’organizzazione del suo discorso, sono degli elementi influenti sul piano linguistico. Altri fattori entrano ugualmente in gioco nel credito che si accorda al reclutatore; i gesti, delle mimiche come il sorriso, la tenuta dell’abito, il trucco, la pettinatura sono tanti segni non linguistici che contribuiscono a costruire l’immagine.

Il reclutatore deve sedurre. La prima impressione che egli deve dare di sé stesso è primordiale per il seguito dello scambio; è essa che determina in parte l’attenzione e la credibilità che si accorderà alle sue proposte.

Sedurre, è anche valorizzare l’altro, riconoscergli delle qualità, adularlo. I complimenti – se sono percepiti come sinceri – sono efficaci per destabilizzare l’imprudente che li prende alla lettera. I reclutatori esplorano massicciamente il registro dell’affetto per sedurre: è il principio del “love-bombing”, in italiano “bombardamento d’amore”.

Un ex adepto della setta di Moon racconta come gli adepti reclutano nuovi adepti: “Il principio del successo divenne il love-bombing, il bombardamento d’amore; gli eletti erano attratti nel Centro da una conversazione amichevole, dai complimenti, molti sorrisi, per persuaderli, in tutte le regole dell’arte, di venire ad un work-shop (officina)” (O. von Hammerstein, antico adepto di Moon, Ich war ein Munie, 1980).

La seduzione, il che può essere nei casi estremi lo scrupolo di un’apparenza fisica che sola deve assicurare il reclutamento: un fisico piacevole, un’attitudine impegnante, ed uno sguardo studiato partecipano al procedimento. E siccome per certuni il fine giustifica i mezzi, Mosé David, guru della setta La Famiglia (precedentemente chiamati Bambini di Dio), invita al flirty fishing (pesca col flirt), che non è altro che una prostituzione delle adepte: “Ogni volta che voi andate in un albergo la sera tardi con un uomo, costui dovrebbe dare una buona mancia alla persona della ricezione quando voi entrate. Questa scoraggia abitualmente il portiere dall’insistere per verificare la vostra identità. Fare l’amore include il dormire con essi, succhiarli, accarezzarli, coccolarli o prenderli anche se voi non li baciate (La schiava d’amore di Dio, lettera di MO, DS 537).

La propaganda è un gioco di equilibrio delle forze e degli impegni. Occorre contemporaneamente gestire il legame tra i protagonisti che non si conoscono ed emettere delle proposte che devono mobilitare l’attenzione senza spaventare col loro contenuto. Il reclutatore deve, come lo nota la setta di Moon, creare un sentimento di fiducia.

Voi dovete lavorare in modo tale che la gente abbia talmente fiducia in voi che essi vogliano darvi tutto, perché si sentono più in sicurezza in questo modo. E’ esattamente quello che voi risentite con me, non è vero?”. (Moon, Il nostro dovere, la nostra missione,1980).

Un reclutatore simpatico ha tanto più occasioni di mobilitare la sua vittima di un altro che sarebbe freddo e rigido. Non bisogna dimenticare che i due partiti sono estranei l’uno all’altro, così bene che la distanza, talvolta anche la diffidenza, che la vittima può risentire nei riguardi dello sconosciuto che lo avvicina non è favorevole allo scambio. Adottare una attitudine piacevole e simpatica tende a ridurre l’ostilità e favorire, se non è lo scambio dei punti di vista, almeno un ascolto temporaneo.

Si cercherà una persona audace e dinamica, ricca in immaginazione e naturalmente ambiziosa; la sua personalità deve essere aggressiva nel miglior senso del termine. Una certa simpatia ed un dono di “saper fare” completeranno le sue virtù”. ( Il Manuale del dirigente, Nuova Acropoli).

E’ il bisogno o l’augurio di colmare una mancanza, che sia di ordine affettivo, spirituale, materiale od intellettuale, che spingerà l’individuo ad interessarsi alle soluzioni pretese miracolose ed immediate che gli si propongono.

Il potenziale di efficacia della propaganda sarà tanto più grande quanto più lo sono i bisogni della persona che vi si interessa sono numerosi ed opprimenti.

L’efficacia del messaggio dipende essenzialmente dal modo con cui il soggetto lo percepisce e lo giudica. Per costruire questa valutazione l’individuo confronta le sue conoscenze e le sue credenze ai propositi sviluppati. Più la sua cultura personale è ricca e più il suo senso critico è acuto. Il livello di istruzione limiterebbe dunque l’effetto persuasivo della propaganda.

Nondimeno, le vere pratiche delle sette sono spesso talmente ben dissimulate che solo i più sospettosi vi vedrebbero una scelta manipolatrice. In taluni trattati stessi, nessun indizio permette di associare le proposte emesse a quelli di una setta; le conferenze culturali della Nuova Acropoli illustrano questa tipologia.

Gli psicologi Leventhal e Peroc hanno paragonato l’efficacia di due messaggi, di cui uno è ottimista e l’altro più fatalista. I loro risultati confortano l’idea che le persone che manifestano un’alta stima di sé stessi sono più influenzati da un messaggio che induce all’ottimismo, e questo contrariamente a quelli che manifestano una debole stima di sé stessi, più sensibili all’altro tipo di messaggio.

D’altronde, le persone che hanno un’alta stima di sé stessi sarebbero disposte a resistere maggiormente alla pressione di una proposta settaria delle altre, poiché esse cernono meglio i loro bisogni ed il modo di affrontarli.