Dino Valle

Delitto Agostino, dopo 32 anni il boss Nino Madonia condannato all’ergastolo

Un ergastolo, trentadue anni dopo. ieri il gup di Palermo Alfredo Montalto ha condannato il boss Nino Madonia accusato del duplice omicidio del poliziotto Nino Agostino e della moglie Ida Castelluccio: furono uccisi il 5 agosto 1989. Il processo si è svolto con rito abbreviato. L’ergastolo era stato chiesto dalla procura generale. Del duplice omicidio era imputato anche il boss Gaetano Scotto che, a differenza di Madonia, ha scelto il rito ordinario e quindi era in fase di udienza preliminare. Il gup lo ha rinviato a giudizio. Il processo a suo carico comincerà il 26 maggio 2021. Stessa decisione per il terzo imputato, Francesco Paolo Rizzuto, accusato di favoreggiamento.

“Oggi è un giorno di grande gioia per me, mi dispiace solo che non ci sia mia moglie con me”. Vincenzo Agostino fa fatica a parlare, dopo la lettura della sentenza. Agostino da quel 5 agosto del 1989 non ha mai tagliato la sua barba, diventata un simbolo di resistenza e di richiesta di giustizia. Sua moglie, Augusta Schiera, è morta il 28 febbraio del 2019 senza conoscere la verità, senza giustizia. “Mi auguro che anche i mandanti possano essere condannati – ha detto poi Vincenzo Agostino appena uscito dall’aula bunker dell’Ucciardone – mi auguro che gli esecutori parlino e dicano la verità così si toglierebbero un peso”. Per lui “questa sentenza è solo un inizio di verità, perché le stragi di Palermo sono partite dall’omicidio di mio figlio”.

Nell’omicidio del poliziotto Nino Agostino e della moglie Ida Castelluccio si sono “visti depistaggi come davvero raramente si erano visti nella storia d’Italia”. Lo ha detto l’avvocato Fabio Repici, legale di parte civile del processo per il duplice delitto. “Fino alla distruzione perfino delle parole di Nino Agostino che prima di morire testimoniava le parole per cui sarebbe stato ucciso”, dice. “E i complici si sono adoperati di nascondere le prove che lo stesso Nino Agostino aveva precostituito”, aggiunge Repici. E annuncia che al processo a carico del boss Gaetano Scotto e di Francesco Paolo Rizzuto “chiamerò a deporre” i rappresentanti di diverse istituzioni, tra cui “della Polizia di Stato, dell’Alto Commissariato antimafia e del SISDE”.

Chi era Nino Agostino

Antonino Agostino, detto Nino (Palermo29 marzo 1961 – Villagrazia di Carini5 agosto 1989), è stato un poliziotto e agente segreto italiano, membro del SISDE, specializzato nella cattura dei latitanti.

Il 5 agosto 1989 Antonino Agostino, agente di Polizia alla questura di Palermo, era a Villagrazia di Carini con la moglie Ida Castelluccio, sposata appena un mese prima ed incinta di due mesi. La sorella Flora festeggiava i 18 anni e così Antonino andò insieme alla moglie al villino dei genitori sul lungomare Colombo a Villagrazia di Carini. Era l’occasione per Ida di comunicare alla sua amica Flora di aspettare un bambino. Le due erano legatissime; grazie a lei nel 1986 aveva conosciuto Antonino. Verso le 19,40, prima di andarsene, i due giovani coniugi andarono dal vicino per fargli vedere l’album di nozze.

Improvvisamente arrivò una motocicletta con due persone; iniziarono a sparare: Antonino fece in tempo ad aprire il cancello e fare scudo alla moglie. Colpito da vari proiettili morì all’istante. Ida urlò che stavano uccidendo il marito e da terra li affrontò “vi conosco”. Uno dei due le sparò al cuore. I genitori di Agostino, uditi gli spari, andarono a soccorrere il figlio e la nuora: Antonino era morto, Ida si trascinava verso il corpo del marito. La madre di Agostino, insieme ad un vicino, la portarono in auto all’ospedale cittadino (distante pochi chilometri). Ida morì pochi minuti dopo il ricovero. Il corpo del giovane poliziotto fu coperto dalla madre quando tornò dall’ospedale. Quel giorno, Agostino non portava armi addosso. La squadra mobile di Palermo seguì inutilmente per mesi un’improbabile “pista passionale”.

La notte della morte di Antonino Agostino e della moglie, alcuni ignoti “uomini dello Stato” riuscirono ad entrare nell’abitazione dei coniugi defunti e fecero sparire degli appunti che riguardavano delle importanti indagini che stava conducendo Agostino. Ai funerali di Antonino Agostino e Ida Castelluccio, tenutisi la mattina del 7 agosto 1989, erano presenti i giudici antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Lo stesso Falcone disse ad un amico commissario, pure presente al funerale: «Io a quel ragazzo gli devo la vita».

Antonino Agostino stava indagando sul fallito attentato dell’Addaura: il 21 giugno 1989 alcuni agenti di scorta trovarono su una spiaggia dell’Addaura un borsone contenente cinquantotto candelotti di tritolo. In quella stessa spiaggia si trovava la villa di Giovanni Falcone, obiettivo del fallito attentato. Sicuramente Agostino aveva scoperto qualcosa di importante su quel borsone-bomba dell’Addaura e per questo è stato eliminato. Attualmente i mandanti e gli esecutori dell’omicidio di Agostino e della Castelluccio sono ignoti. Vincenzo Agostino, il padre di Antonino, dal giorno del duplice omicidio non si è più tagliato la barba come forma di protesta contro l’occultamento della verità sulla morte del figlio e della nuora.

Secondo il pentito di mafia Giovanbattista Ferrante, Totò Riina ordinò un’indagine interna a Cosa Nostra per individuare i responsabili dell’omicidio del poliziotto, ma «Anche lui non riuscì a sapere nulla». Il collaboratore di giustizia Oreste Pagano ha dichiarato che «è stato ucciso perché voleva rivelare i legami mafiosi con alcuni della questura di Palermo. Anche sua moglie sapeva: per questo hanno ucciso anche lei».

Nel 2009 il collaboratore di giustizia Vito Lo Forte dichiarò che Agostino, insieme con il collega Emanuele Piazza, anch’egli agente del SISDE, si trovava nei pressi dell’Addaura la mattina del 20 giugno 1989, il giorno prima del fallito attentato a Falcone e riuscirono ad impedire che l’attentato si compisse, fingendosi sommozzatori e rendendo inoffensivo l’ordigno nelle ore notturne antecedenti al ritrovamento. Tuttavia nel 2011 il pool di periti nominati dal gip di Caltanissetta Lirio Conti ha stabilito che il Dna delle cellule epiteliali, estratte dalla muta subacquea e dal borsone ritrovati sul luogo del fallito attentato, non erano compatibili con quelle di Agostino e Piazza, smentendo così le dichiarazioni di Lo Forte.

Nell’agosto 2011 risultano, inoltre, indagati per l’omicidio dei due coniugi l’ex prefetto di Messina e Reggio Calabria ed ex capo di gabinetto dell’Alto commissariato antimafia dismesso nel 1992, Antonio Daloiso e l’ex funzionario di polizia Guido Paolilli.

Le indagini su questo misterioso omicidio sono state svolte dall’Autorità giudiziaria di Palermo e sono state affidate dapprima ai magistrati Antonino Di MatteoRoberto Tartaglia e Francesco Del Bene e poi, per la Procura Generale, a Roberto Scarpinato, Nico Gozzo e Umberto De Giglio.

Il 5 agosto 2011 una lapide commemorativa è stata installata sul lungomare Cristoforo Colombo di Villagrazia di Carini (Palermo), per ricordare l’omicidio dell’agente Nino Agostino e della moglie Ida Castelluccio.

Antonino Agostino e Ida Castelluccio vengono ricordati da suo padre, sua madre e i suoi nipoti Ida e Nino ogni anno il 21 marzo nella Giornata della Memoria e dell’Impegno di Libera, la rete di associazioni contro le mafie, che in questa data legge il lungo elenco dei nomi delle vittime di mafia e fenomeni mafiosi.

Chi è Nino Madonia

Antonino Madonia, detto anche Nino (Palermo14 settembre 1952), è un mafioso italiano. Secondogenito del boss di Cosa Nostra Francesco Madonia, capo storico del mandamento di Resuttana, morto in carcere a Napoli nel 2007 ed uno dei maggiori alleati dei Corleonesi, come di conseguenza anche i figli, che oltre ad Antonino sono: Giuseppe il maggiore, Salvatore detto “Salvino” e Aldo il più piccolo di professione farmacista. Quest’ultimo è stato arrestato a novembre del 2008 nell’ambito dell’indagine Rebus dei Carabinieri del ROS, ma tuttora risulta assolto e in libertà. In passato aveva avuto una condanna per traffico di droga venendo poi assolto.

È Il responsabile materiale di numerosi delitti, molti dei quali inseriti nel contesto della seconda guerra di mafia (1978 – 83) e di personaggi legati alla politica e alla istituzioni tra cui figurano:

Inoltre è stato condannato anche per il fallito attentato all’Addaura del giugno 1989.

Madonia faceva parte di un gruppo di fuoco formato da killer spietati che agiva sotto le direttive di Totò Riina. Di quel gruppo facevano parte anche Giuseppe Giacomo GambinoPino Greco detto Scarpuzzedda, Mario PrestifilippoFilippo MarcheseGiuseppe LuccheseGiovanbattista PullaràVincenzo PuccioCalogero Ganci ed altri.

Nel maggio del 1987 viene arrestato per la prima volta insieme al padre. Uscito di galera dopo solo un anno, l’allora capo di Cosa Nostra Totò Riina gli affida la reggenza del mandamento del quartiere Resuttana di Palermo al posto del padre ormai carcerato. Nel dicembre del 1989 tuttavia viene nuovamente arrestato e tuttora si trova in carcere dove deve scontare una serie di condanne all’ergastolo per omicidio plurimo di stampo mafioso.

Nel 2008 ci fu una forte polemica riguardo alla revoca del 41 bis a cui era sottoposto in funzione anche del fatto che durante gli anni di detenzione e malgrado le restrizioni cautelari la famiglia Madonia non ha mai smesso di gestire i propri affari illeciti e ad avere rapporti con Cosa Nostra almeno fino al 2006 quando ne fu arrestato il capo Bernardo Provenzano. Al riguardo ci fu un’indagine in quella che è stata chiamata operazione Rebus (condotta dai carabinieri) conclusasi nel 2009 e che ha visto i Madonia a nuovi capi di imputazione assieme a dei complici.

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