Germania, lockdown fino ad aprile. Der Spiegel: Viviamo in un Paese rotto

«Nel sedicesimo anno di governo della cancelliera Merkel, si ha a volte la nauseante sensazione di vivere in un Paese rotto. Il maestro di scuola tedesco di una volta, che in tutti i suoi quaderni faceva stampare il marchio di qualità Made in Germany, è diventato nei confronti internazionali un pigro ritardatario che insegue». Suona impietoso il j’accuse di Der Spiegel, che nella sua storia di copertina offre un quadro drammatico e sconsolante. Quello di un grande Paese che, mentre infuria la terza ondata della pandemia, «oscilla tra caos e ribellione» e i cui apparati «si mostrano oggi incapaci di organizzare una campagna di vaccinazione» rapida e capillare. Nel momento in cui l’Europa guarda alla Germania come riferimento e guida, lo specchio tedesco restituisce un’immagine di confusione, inefficienza, assenza di visione.

La promessa della cancelliera che tutti i tedeschi avranno un’offerta di vaccinarsi entro la fine dell’estate non è più credibile. Anche se presto dovessero cominciare ad arrivare le sei milioni di dosi settimanali promesse, occorrerebbe un’infrastruttura per la loro distribuzione e somministrazione: «Chi crede che nella Germania di oggi questo sia ancora possibile?», si chiede il settimanale. E non si tratta, secondo lo Spiegel, di errori o incidenti, inevitabili e comprensibili in una situazione di emergenza. Cresce in realtà l’impressione di «debolezze sistemiche» e di «uno Stato disfunzionale», mentre il governo appare «passivo, stanco, privo di ambizioni ed erratico nella sua azione».

La lista delle recriminazioni è lunga. Non c’è stata alcuna prevenzione, la deregulation della sanità ha deresponsabilizzato la mano pubblica, che non ha mai pensato a creare scorte di materiali necessari in casi di emergenze sanitarie. Giudicate inutili all’inizio, non c’erano riserve di mascherine quando si è scoperto che erano indispensabili. Per avarizia e grettezza di vedute, Berlino non ha spinto in modo energico a livello europeo perché fossero prenotati più vaccini, tanto più che il primo di questi era stato sviluppato in Germania. Con grande ritardo il governo federale ha preso in considerazione i test rapidi, che già nella primavera del 2020 erano stati indicati dagli esperti come un mezzo efficace per facilitare le riaperture.

Quando lo ha fatto, invece di ordinarli per tempo e distribuirli a tappeto, ha cincischiato esprimendo dubbi e discutendo dei rischi. Infine, la madre di tutti i fallimenti, la campagna di vaccinazione iniziata benino prima di Natale e poi naufragata non solo per la scarsità delle dosi, ma anche perché non funziona nulla: la distribuzione, gli appuntamenti, l’amministrazione digitale. La scorsa settimana, al momento del controverso stop alle somministrazioni di Astra Zeneca, che ha finito per trascinare nell’errore anche il resto d’Europa, su 3,1 milioni di dosi del vaccino anglo-britannico già consegnate, 1,3 milioni non erano state ancora inoculate.

Ad aggravare il quadro, c’è un sistema federale che fa acqua da tutte le parti. Che si tratti di chiusure di parrucchieri e bordelli, di scuole, dell’obbligo delle mascherine o dell’organizzazione delle vaccinazioni, ogni Land fa a modo suo. Con esiti esilaranti. A maggio i cori religiosi erano proibiti in Sassonia, ma permessi ad Amburgo. A ottobre chi stava a Colonia non poteva andare e pernottare a Magonza, mentre era possibile il contrario. Ogni ministro-presidente cerca di profilarsi a spese degli altri, un occhio alle scadenze elettorali e un altro alle lotte interne di partito: «La Conferenza periodica della cancelliera con i premier regionali è diventata il simbolo della confusione amministrativa e dell’impotenza della politica», scrive il settimanale.

In tutto questo, Angela Merkel continua a voler moderare: «Se c’era una cosa che questa cancelliera sa fare è gestire le crisi. Non vale più. Dalla seconda ondata, la politica del governo è una cronaca delle promesse infrante». Merkel conosce i dettagli, media strenuamente, tiene sempre i nervi saldi. Ma rimane estranea all’idea di battere per una volta i pugni sul tavolo con i premier riottosi. O di farsi carico di coordinare un approvvigionamento dei vaccini a livello europeo. «I suoi discorsi puntuali ma melodrammatici al Bundestag — così der Spiegel—, i suoi appelli preoccupati sembrano a volte quelli di una nonna che chiede ai nipoti se abbiano indosso vestiti abbastanza caldi».

Intanto Bild è riuscito ad entrare in possesso della bozza che, imperterrita, la Merkerl presenterà oggi al vertice sul coronavirus con i rappresentanti dei Lander: la cancelliera tedesca, per non saper né leggere né scrivere, intende prolungare il lockdown anche per il mese di aprile. Un serrate che dura ormai da prima di Natale: i tedeschi sapranno sopportare anche quest’ultima imposizione da parte dell’Angela sempre più fuori dai giochi e meno nazionale?

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