Regolate gli orologi: stanotte torna l’ora legale

di Dino Valle

Tra stasera e domani torna l’ora legale. Alle 2 di notte (ma si può fare anche prima di andare a dormire) dovremo tutti portare avanti le lancette dell’orologio di un’ora. Si dormirà un’ora in meno ma le giornate si allungheranno, per la felicità degli italiani che amano la luce. L’ora legale è stata creata proprio per sfruttare meglio l’irradiazione del sole durante il periodo estivo. L’ora solare tornerà il 31 ottobre.

Nel 1916 la sua introduzione

Nelle società antiche e prima della diffusione degli orologi, l’organizzazione delle civiltà agricole non si basava su bioritmi fissi come nelle moderne civiltà industrializzate. I contadini, che costituivano la grande maggioranza della popolazione, si alzavano sempre all’alba seguendone inconsciamente il progressivo anticipo in primavera o ritardo in autunno: nell’impero romano la cosiddetta ora prima era sempre quella che seguiva il sorgere del sole, indipendentemente dall’istante in cui questo evento astronomico si verificasse. Nell’età contemporanea l’espediente dell’ora legale non fa che riprodurre almeno in parte questo antico spostamento dei bioritmi umani a seconda delle stagioni.

Già nel 1784, Benjamin Franklin, l’inventore del parafulmine, pubblicò un’idea sul quotidiano francese Journal de Paris. In queste riflessioni, Franklin si poneva l’obiettivo di risparmiare sulla spesa in candele ma, per la stravaganza delle proposte (come mettere un cannone in ogni via, che spari un colpo per svegliare gli abitanti), non trovarono seguito. Sostanzialmente Franklin non propose di spostare il tempo, bensì di obbligare, esercitando varie forme di pressione (tassazione delle persiane, razionamento candele, divieto di circolazione notturna, ed una sveglia rumorosa all’alba), a forzare la popolazione ad alzarsi ad orari più mattinieri. La proposta di spingere la popolazione ad alzarsi prima modificando il riferimento orario, origina da un lavoro dell’entomologo neozelandese George Vernon Hudson. Nel 1895, egli presentò un documento alla Società Filosofica di Wellington, proponendo uno spostamento in avanti degli orologi di due ore. L’idea venne ripresa pochi anni dopo, dal costruttore britannico William Willett, e questa volta trovò terreno fertile nel quadro delle esigenze economiche provocate dalla Prima guerra mondiale: nel 1916 la Camera dei Comuni diede il via libera al British Summer Time, che implicava lo spostamento delle lancette un’ora in avanti durante l’estate. Molti paesi imitarono il Regno Unito in quanto in tempo di guerra il risparmio energetico era una priorità.

I vantaggi dell’ora legale

Lo scopo dell’ora legale è quello di consentire un risparmio energetico, grazie al minore utilizzo dell’illuminazione elettrica. L’ora legale non può ovviamente aumentare le ore di luce disponibili, ma solo indurre un maggior sfruttamento delle ore di luce che sono solitamente sprecate a causa delle abitudini di orario.

Secondo quanto rilevato dal gestore della rete nazionale Terna, dal 2004 al 2019 il minor consumo di elettricità per l’Italia dovuto all’ora legale è stato di circa 9,6 miliardi di kilowattora (quantitativo equivalente alla richiesta di energia elettrica annua di una regione come la Sardegna) e ha comportato in termini economici un risparmio per i cittadini di oltre 1 miliardo e 650 milioni di euro.

Nel solo 2019 i benefici si sono tradotti in un risparmio pari a 505 milioni di kWh (quanto il consumo medio annuo di elettricità di circa 190 mila famiglie) e un valore corrispondente a minori emissioni di CO2 in atmosfera per 250 mila tonnellate.

Gli svantaggi dell’ora legale

Ma il 2021 sarà l’ultimo dell’ora legale? L’Europa nel 2018 ha chiesto di abolire l’ora legale e uniformare l’orario a livello comunitario. La risoluzione, che spedirebbe in pensione l’ora solare, è passata con ben l’84% dei voti favorevoli, ma non è andata giù a tutti. Soprattutto all’Italia.

La volontà di abolire l’ora legale sarebbe, secondo gli esperti ,giustificata anche dalla necessità di evitare una fonte di stress per l’equilibrio psicofisico dei cittadini.

Secondo alcuni sondaggi compiuti in Europa, infatti, il cambio d’ora causerebbe infatti disagi psicofisici: il passaggio all’ora solare prevede un’ora di sonno in più ma anche più ore di buio con un aumento della depressione per tutto il periodo invernale, mentre il passaggio all’ora legale comporta sì più ore di luce ma meno ore di sonno.

L’Europa chiamata a decidere

In base alla direttiva 2000/84/CE, la Commissione europea sta valutando ora se abolire il cambio fra estate e inverno. Deve cioè decidere se tenere sempre l’ora invernale, oppure quella estiva, oppure ancora introdurre una media fra le due, per cui ad esempio l’ora dell’Europa Centrale diventerebbe UTC +1.30. A Milano il sole sorgerebbe d’inverno alle 8.30 e tramonterebbe d’estate alle 20.45.

Tra il 4 luglio e il 16 agosto 2018, sul sito della Commissione europea, si è anche svolta una consultazione pubblica aperta sulle disposizioni relative all’ora legale, che ha ottenuto ben 4,6 milioni di risposte, il numero più alto mai ricevuto da una consultazione pubblica Ue.

Nel Belpaese, il governo Conte bis ha votato per il mantenimento dell’ora solare. Come l’Italia, anche Liechtenstein, Andorra, Monaco, San Marino, Svizzera, Norvegia e Città del Vaticano.

I nostri vicini invece – Francia, Germania, Finlandia, Lituania, Svezia ed Estonia – si sono già espressi per l’orario unico in vigore tutto l’anno. A insistere su questa linea sono soprattutto i Paesi del Nord Europa, perché la maggiore vicinanza al Polo Nord regalerebbe loro molta più luce in estate rispetto alle nostre giornate.

Discorso a parte per il Regno Unito, che fino al 31 gennaio 2020, facendo parte dell’Unione europea, seguiva le regole Ue anche in termini di adozione dell’ora legale. Almeno per il 2021 seguirà ancora le stesse date e modalità, dovendo ancora sciogliere il nodo Irlanda del Nord su questo punto. Poi si vedrà.

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