La studentessa di Piacenza “turbata” dopo l’aborto

di Paolo Deotto (Il Nuovo Arengario)

Turbata perché si è resa conto di avere ammazzato un essere umano? No, turbata perché dei disegni trovati a scuola “forse” si riferivano a lei. Come costruire generazioni di piagnoni immaturi e irresponsabili.

In questi giorni il mondo democratico, antifascista, inclusivista, ecologista, lgbtxyz eccetera è stato turbato (un turbamento democratico, si intende) da quanto accaduto in una scuola di Piacenza dove una studentessa diciottenne, rientrata a scuola dopo avere abortito, ha trovato dei foglietti con disegni che raffiguravano un feto, corredati di frasi che ricordavano un fatto elementare, ossia che il feto è un essere umano.

Solito can-can, intervento di avvocatessa “specializzata in  diritto antidiscriminatorio” (boh…), articoli sul Corrierone, su Repubblica, insomma sulla Voce del Regime. Con una nota deamicisiana: sul Corrierone veniamo informati che la ragazza in questione, interpellata al telefono, risponde che ha bisogno di un quarto d’ora per finire di lavare i piatti. Come è brava.

Peraltro pare che i foglietti non fossero indirizzati alla giovane in questione (vedi al proposito su La Nuova Bussola Quotidiana); ma non è questo il punto.

Quello che impressiona è la costanza, direi diabolica, con cui si insegna ai giovani a essere irresponsabili, egoisti, piagnoni. È lo stramaledetto “68” che non finisce mai.

Potrà piacere o meno (la realtà, per alcuni, è sempre fastidiosa), ma l’aborto è concretamente l’uccisione di un essere umano. È profondamente ipocrita e vigliacco volersi mascherare dietro il fatto che “è consentito dalla legge”. Non c’è bisogno di essere storici per sapere che la “legge” nei secoli ha creato le più diverse mostruosità. Se vogliamo restare allo scorso secolo, le persecuzioni contro gli ebrei sono iniziate con regolari “leggi”. Tutti i regimi peggiori si sono sempre dotati di un apparato legislativo che giustificasse le peggiori crudeltà.

Inculcando nelle teste dei giovani questa sacralità della legge, si sono cancellati quei valori che sono scolpiti nella coscienza di ogni uomo, religioso o no e la difesa della vita è sempre stata al primo posto. Non a caso si è arrivati tranquillamente a parlare e a legiferare in materia di eutanasia e di suicidio assistito.

Tutti i cosiddetti “nuovi diritti” puzzano di morte e portano morte. Aborto, eutanasia, suicidio, uso di droghe…

Contemporaneamente si è insegnato alle giovani generazioni a essere irresponsabili, ad alzare subito il pianto se qualcuno si permette di obiettare qualcosa.

Dallo studente contestatore del 68, che gettava una bottiglia incendiaria contro il poliziotto e si metteva a piangere contro la “repressione”, si è arrivati, né si poteva arrivare altrove, ai giovani che si accoppiano come criceti (per favore, non parlatemi di amore!) e poi, se capita “l’incidente”, hanno pronta la soluzione dell’aborto, libero e gratuito.

La giovane ha voluto abortire? E adesso abbia almeno l’onestà di assumersi la responsabilità di ciò che ha fatto.

Non pretenda anche di essere “turbata”, poverina. Era turbata quando ha messo in atto i comportamenti da cui poi è derivata la gravidanza “indesiderata”?

Al di là del fatto che quei disegni sui foglietti fossero indirizzati o meno a lei, l’unica cosa che mi sentirei di dire a questa giovane è la seguente:

“Hai ammazzato un essere umano. Questo è l’unico fatto sicuro. Certo, non sei l’unica colpevole. C’è evidentemente un ragazzo, incosciente come te, ci sono i medici e gli infermieri felloni che non esitano a praticare il crimine dell’aborto. Ma tutta questa bella compagnia non ti solleva dalle tue responsabilità. Non volevi questo bimbo? Ok, potevi partorire e poi lasciarlo in ospedale, senza riconoscerlo come tuo figlio. Sarebbe stato dichiarato adottabile dal Tribunale per i minorenni. Hai preferito uccidere, ora assumiti le tue responsabilità. La Fede cattolica ti insegna come redimerti, le liturgie e le vane parole ‘laiche’ non ti serviranno certo a liberarti da quel rimorso che, prima o poi, inevitabilmente ti opprimerà”.

Quando, finalmente, rimetteremo i giovani davanti alla realtà della vita e alle loro responsabilità? Quando finalmente li aiuteremo a diventare adulti e non consumatori rimbecilliti di ciò che il Regime dispensa?

Quando finalmente ricominceremo a dare il nome corretto a ogni cosa? “Aborto”? “IVG”? Ok, e cosa vogliono dire queste parole? Vogliono dire “Omicidio”. Piaccia o non piaccia.

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