L’Occidente scimunisce con la sinistra regnante

di Marcello Veneziani

Draghi governa, la sinistra regna, la destra ha più consensi. È la sintesi della situazione italiana, ma forse è in gran parte la situazione europea. Mario Draghi governa, appoggiato da una coalizione ampia ed eterogenea e dall’eurocrazia di cui è socio fondatore; i consensi maggiori vanno alla “destra”, divisa tra sovranisti di maggioranza e sovranisti di opposizione, più i loro alleati. Ma la sinistra continua a regnare nel nostro Paese. Quando dico sinistra non dico Enrico Letta, o prima di lui Nicola Zingaretti, ma quella specie di clima, di gas, di cupola o di sistema che sorveglia i comportamenti, i linguaggi, le scelte, i modi di dire, il racconto pubblico.

Il regno pubblico è nelle mani della sinistra atmosferica; il potere di veto e di interdizione culturale, la gestione dell’agenda ideologica, del calendario, la toponomastica, le ricorrenze. In modo particolare, il regno ideologico della sinistra usa due armi pubbliche: la gestione degli anniversari e la didattica nelle scuole e nelle università, oltre i relativi mezzi di accesso (concorsi, premi, commissioni, cartelli).

Nelle celebrazioni dantesche istituzionali dell’altra sera in tv pareva di vedere una manifestazione di partito, tra il presidente della repubblica (venuto dal Pd), il ministro della cultura (Pd), il presidente della Dante Alighieri (pd-bergoglio), il cantore ufficiale Roberto Benigni (pd) che per fare lo spiritoso identificava il partito di Dante col Pd. Era l’ennesima conferma che quel monopolio non è un modo di dire. Ma in generale la fabbrica delle giornate delle memorie, delle vittime, degli anniversari, delle categorie ferite o discriminate, che ormai riempiono quasi tutto il calendario e occupano la comunicazione istituzionale e giornalistica, è gestita e regolata da quel canone e filtrata in quel clima.

Ulteriore conferma ne abbiamo nelle scuole e nelle università. In una recente esperienza di lectio dantesca a scuola, ho potuto constatare l’effetto rovinoso di questa impostazione. Gran parte delle domande poste dai ragazzi al termine di una lezione che verteva su ben altri temi e si riferiva a testi, autori e pensieri che trattavano ben altri argomenti, erano concentrate su questi stereotipi: se Dante poteva considerarsi un pacifista, visto che ha fondato l’Italia sulla lingua e non sulle armi; se Dante che poneva la donna su un piedistallo poteva considerarsi a favore dei diritti della donna e dell’emancipazione femminile; se Dante esule può paragonarsi ai migranti e ai clandestini; se Dante in quanto universale ama una società senza confini, rifiuta le appartenenze e auspica l’incontro tra tutte le religioni… E potrei continuare. Non è venuto fuori, per puro caso, il discorso su Dante e gli omosessuali e i trans, ma poco ci è mancato. Di un gigante della letteratura, di un classico della poesia, di un fondatore di civiltà ecco quel che resta: il piccolo lessico dell’attualità, il test se è conforme al politically correct. Altrimenti, il lato b di questa attualizzazione forzata è l’interdizione, la cancel culture. Come hanno fatto in Belgio dove hanno cassato dalla Divina Commedia i versi su Maometto per non disturbare gli islamici; quante altre parti si dovrebbero cancellare, riguardo gli sferzanti giudizi danteschi o le pene severe inflitte a popoli, razze, orientamenti sessuali?

Insomma, che la sinistra sia infelicemente regnante in Italia e non solo, mi pare evidente. Aggiungo che in alcuni paesi a partire dagli Stati Uniti e nel nord Europa, quel tipo di cultura è ancora più stringente, più fanatica.

Di contro, in alcuni paesi sta sorgendo una reazione allergica a questa cappa, questa coltre ideologico-moralista. In Germania, per esempio, duecento studiosi hanno fondato una rete per promuovere la libertà di ricerca e respingere le pressioni e le censure del politically correct. Ne parla Sandra Kostner, storica e direttrice di un’istituto di ricerca già ideologicamente allineato nella sua intestazione, “interculturalità e integrazione”, in un’intervista apparsa su MicroMega. Prima di loro in Francia sorse un’associazione di storici, Liberté pour l’histoire, per denunciare questo bavaglio ideologico-penale alla storia che in Francia cominciò ancor prima che da noi. Traccia di quella denuncia sono due testi, uno di Pierre Nora e l’altro di Francoise Chandernagor, raccolti in Libertà per la storia(Medusa). Vi si denuncia “la vigliaccheria politica e la demagogia elettorale”, la criminalizzazione del passato e la sua riduzione a una collezione di orrori; “la retroattività senza limiti e la vittimizzazione generalizzata del passato”. Da noi, invece, tutto tace; nessuno che prenda un’iniziativa a livello accademico, scolastico, per fermare quest’ondata stagnante. Non una rete, non un’associazione, non un documento che si ribelli a questa chiusura della mente. A questi riflessi condizionati, a questa visione coatta e unilaterale.

Arrivo a dire che la preoccupazione principale non è di natura ideologica o politica, e non è solo di natura culturale, ma semplicemente umana. Fa male vedere giovani istupiditi a questo punto dai loro insegnanti e dal clima mainstream che respirano, ripetere a pappagallo gli schemi che vengono loro somministrati; fa male vederli privi di senso critico, incapaci di staccarsi dai parametri del giorno, incapaci di avere curiosità verso altri mondi e altri pensieri, incapaci di ragionare con la propria testa e di capire la differenza tra storia e presente, prigionieri dell’attualità e dei suoi ferrei pregiudizi. E fa male la viltà dei docenti e degli organismi che dovrebbero reagire e non lo fanno.

Insomma prima che la dominazione della sinistra e il loro potere culturale, preoccupa la dominazione della stupidità, la somministrazione obbligata dell’idiozia, con dosi di richiamo così massicce che nessuna campagna di vaccinazione dispone.

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