Arrestato ufficiale della Marina: vendeva segreti militari ai russi

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di Dino Valle

I Ros hanno sorpreso un capitano di fregata della Marina militare e un ufficiale della Federazione russa in flagranza immediatamente dopo la cessione di documentazione in cambio di denaro. Come rovinarsi vita e carriera per appena 5.000 euro

Il “prezzo” dei documenti militari ceduti da Walter Biot (nella foto), un ufficiale della Marina, un capitano di Fregata, a un ufficiale delle Forze Armate russe di stanza nel nostro Paese, fermati dai carabinieri del Ros è solo di 5mila euro. Secondo quanto si apprende, il denaro è stato sequestrato al momento dello scambio tra le spie de’ noantri.

La procura di Roma contesta al militare italiano i reati di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico-militare e spionaggio di notizie di cui è stata vietata la divulgazione. La convalida dell’arresto dell’ufficiale della Marina è prevista nei prossimi giorni. 

L’operazione, condotta dall’Agenzia Informazioni Sicurezza Interna, è scattata in occasione di un incontro tra i due in un parcheggio della Capitale. Sono così stati sorpresi in flagranza immediatamente dopo che l’ufficiale italiano aveva consegnato al russo documentazione classificata ricevendo in cambio il denaro. A passare di mano sarebbero state copie di documenti di natura militare e non industriale. 

Foto di documenti direttamente dal monitor del computer. Poi quelle immagini “caricate” su pen-drive da consegnare al contatto, l’ufficiale delle forze armate russe. Il meccanismo che ha portato al fermo del capitano di fregata della Marina militare italiana Walter Biot è all’esame degli inquirenti. Alcuni punti certi sono stati ricostruiti nell’immediato della flagranza.

L’ufficiale, che molti ricordano in servizio all’ufficio stampa del ministero della Marina, dovrà rispondere di accuse di spionaggio e sono contestazioni che potrebbero portare ad una condanna molto pesante. L’esame della “pennetta” e di tutto il suo contenuto potrebbe portare anche ad un coinvolgimento di altri documenti rispetto a quelli ipotizzati in questo primo momento dagli investigatori del Ros dei carabinieri.

Biot riceveva i soldi in piccole scatole. L’ultimo versamento è stato di 5mila euro. Ma ce ne sarebbero stati anche di precedenti, per un valore anche lievemente minore. Pure la tecnica di consegna del denaro è suscettibile di ulteriori verifiche nei confronti del capitano di fregata, un grado militare corrispettivo del tenente colonnello.

“Nessuno poteva immaginare una cosa del genere”, dice una qualificata fonte militare che in passato ha lavorato con l’indagato.

Intanto l’ambasciatore russo a Roma è stato convocato alla Farnesina. Il segretario generale del ministero degli Esteri, Elisabetta Belloni, su istruzioni del Ministro Luigi Di Maio, ha convocato Sergey Razov la cui missione non ha potuto che confermare “il fermo il 30 marzo a Roma di un funzionario dell’ufficio dell’Addetto Militare”. “Si verificano le circostanze dell’accaduto” dichiara l’ambasciata russa in Italia, “Per adesso riteniamo inopportuno commentare”.

L’incontro con l’ambasciatore Razov è stato l’occasione per notificargli l’immediata espulsione dei due funzionari russi coinvolti “in questa gravissima vicenda”. Immediata la risposta di Mosca che esprime “rammarico per l’espulsione da Roma di due dipendenti dell’ambasciata e anticipa che chiarirà “le circostanze di questa decisione” e annuncerà “i possibili passi in relazione a questa azione che non corrisponde al livello delle nostre relazioni bilaterali”. 

Mosca dovrà rispondere in modo simmetrico  ha detto il vice presidente della commissione per gli Affari internazionali della Duma, Alexei Cepa. “Naturalmente saremo costretti a rispondere in modo analogo”, ha detto.

Da parte sua La Commissione europea non commenta, per il momento, il caso. “Chiedete alle autorità italiane”, ha dichiarato la portavoce della Commissione Ue sollecitata in merito alla questione. “Non commentiamo sulle questioni di intelligence. Vi rimando alle autorità italiane”.

Chi è Walter Biot

Era vicino alla fine della carriera, cominciata molto presto, Walter Biot, il capitano di fregata della Marina militare arrestato per spionaggio. Un’accusa che ha lasciato increduli i tanti che lo conoscevano.

Il suo attuale incarico era al terzo reparto dello Stato maggiore della Difesa, ufficio Politica militare e pianificazione. Un settore delicato, ai più alti livelli dello strumento militare. Lo staff di quell’ufficio, infatti, concorre a formare le direttive politiche in tema di sicurezza e difesa e poi le traduce in direttive tecnico-militari. Non solo, tra gli altri compiti ha anche quello di gestire le relazioni internazionali riconducibili al capo di Stato maggiore della Difesa e di elaborare le linee d’azione in materia di distensione e disarmo, oltre a fornire consulenza nelle trattative internazionali di interesse militare.

Insomma, tanti dossier scottanti. Biot, 56 anni, aveva intrapreso da ragazzo la carriera militare in Marina ed era diventato sottufficiale. Poi, con un concorso interno, il passaggio tra gli ufficiali. Proprio da ufficiale del ‘ruolo speciale’ si è qualificato “guida caccia”: in gergo tecnico, quei militari addetti alle operazioni aeree nelle loro varie forme, dalla gestione radar al controllo e alla guida, appunto, dei caccia intercettori. Per molti anni – proprio in seguito a questa sua specializzazione – è stato imbarcato, prima su cacciatorpedinieri poi sulla portaerei Garibaldi.

Quindi intorno al 2008 è passato allo Stato maggiore della Marina militare, presso l’ufficio stampa. Dal dicembre 2010 all’agosto 2015 ha lavorato nella sezione internazionale della Pubblica informazione del ministero della Difesa, periodo durante il quale al dicastero si sono alternati diversi ministri. Successivamente il passaggio allo Stato maggiore della Difesa, dove è approdato all’ufficio Politica militare. Sposato, Biot vive a Pomezia, vicino a Roma, ed ha quattro figli. Negli ultimi anni, sembra, aveva seri problemi familiari. Domani verrà interrogato e sarà quello il momento in cui l’ufficiale – di cui in queste ore chi lo conosce sottolinea la correttezza sempre dimostrata – darà la sua versione dei fatti.

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