Vaccino, il nuovo Messia arrivato per salvare l’umanità dal malvagio virus?

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di Diego Fusaro (affaritaliani.it)

Nella trasmissione detta “Porta a Porta”, condotta dal giornalista Bruno Vespa, è intervenuto in data 30 marzo 2021 il dottor Remuzzi: il quale, in un impeto di quasi lirico fideismo scientifico, si è spinto a definire senza perifrasi “un miracolo” il vaccino anticovid. Sì, “un miracolo”. L’ha detto realmente. Potete voi stessi facilmente verificare la veridicità di quanto sto dicendo, aprendo la puntata della trasmissione su Rai Play, al minuto 69:00. Ebbene, non deve stupire siffatto linguaggio. E sarebbe del resto un grave errore intendere l’espressione come una semplice iperbole, come una figura retorica. Dal punto di vista della religione medico-scientifica o, se preferite, della nuova religione terapeutica (il “medicalismo”), il vaccino svolge a tutti gli effetti una funzione intrinsecamente religiosa, come vado sostenendo ormai da mesi. Il vaccino, per un verso, figura come una variante puramente materialistica e medico-scientifica della parousia, ossia dell’arrivo in terra del Redentore. Non è forse vero che è stato presentato come tale l’arrivo del vaccino dal logo politicamente e terapeuticamente corretto? Non lo si è forse atteso come un Messia giunto per redimere l’umanità dalla malvagia presenza del principio negativo, vale a dire del virus? Pensate anche solo alle scene, tremende e indelebili, delle camionette che, nel periodo natalizio, dal Brennero attraversavano con marcia sacra l’Italia tutta, trasportando il divino Redentore venerato dalla religione terapeutica. Lo spettacolo pornografico mediatico diede in quel caso il peggio di sé. Gli italiani chiusi come sempre in lockdown e intanto il Sacro vaccino che faceva la sua solenne processione, oggetto di devozione e culto. Per un altro verso, il vaccino svolge la funzione di Sacramento. Esso chiede di essere somministrato a tutti i fedeli: chiunque non si prestasse alla entusiastica somministrazione del Sacramento vaccinale, andrebbe perciò stesso incontro alla infamante etichetta di eretico (“negazionista”) e, sempre più spesso, si vedrebbe privato di alcuni diritti fondamentali grazie alla ormai sdoganata pratica dei patentini o passaporti vaccinali che dir si voglia. Pratica che, ovviamente, pone in essere un obbligo mascherato dietro la vecchia e sempre in auge formula del ricatto. Si tratta di un Sacramento in fiale, somministrato dai nuovi sacerdoti in camice bianco, intermediari fondamentali tra le masse dei fedeli e la sacra divinità della Scienza con la S maiuscola. Una vera e propria pratica cultuale, dunque, i cui tratti di similitudine con la religione tradizionale sono fin troppo evidenti. La salvezza dell’anima che il cristianesimo prometteva mediante la somministrazione dei sacramenti viene ora ridefinita dalla nuova religione terapeutica come salvezza dei corpi o salute che dir si voglia, garantita per il tramite della somministrazione del Sacramento vaccinale. L’occidente, che non crede più in nulla, si consegna a una cieca e nichilistica fede nella salute del corpo, per la quale è ora disposto a sacrificare tutto, compresa la libertà. Insomma, le parole di Remuzzi vanno prese davvero sul serio, alla lettera, e fatte oggetto di una analisi filosofica. Come direbbe il vecchio Marx, la critica della religione resta davvero il presupposto di ogni critica, anche di quella dell’odierno medicalismo ovunque imperante. L’arrivo del Sacro vaccino, nonché la sua somministrazione in guisa di Sacramento, debbono essere celebrati come un vero e proprio miracolo dalle masse salmodianti, opportunamente spronate dal clero medico-scientifico e dal suo verbo sapienziale. La scienza non pensa, diceva Martin Heidegger. La sua era certamente una provocazione, tesa a stimolare una riflessione sul fatto che si dà una differenza non trascurabile tra il calcolare, proprio della scienza, e il pensare meditante, proprio della filosofia. Sulla scia di Heidegger, potremmo avventurarci ad asserire che l’odierna scienza sicuramente crede ed è pronta a punire quanti, per una ragione o per un’altra, non rivelino una zelante e ortodossa fede nella nuova religione medico-scientifica. Ma è davvero la scienza in grado oggi di pensare? Non presuppone forse l’attività del pensare la capacità di discutere criticamente ogni tesi, senza delegittimarla a priori e senza punire preventivamente quanti non aderiscano alla ortodossia dominante? La scienza odierna è più simile a Galilei, che procedeva provando e riprovando e per sensate esperienze, o a Bellarmino, che si rifiutava di guardare nel cannocchiale e censurava spietatamente ogni prospettiva non organica al dogma dominante?

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