Dino Valle

1896 – Esce il primo numero de La Gazzetta dello Sport

La Gazzetta dello Sport (La Gazzetta Sportiva di domenica e occasionalmente definita con i nomignoli Gazza e Rosea in Italia) è un quotidiano sportivo italiano, con sede a Milano. È il terzo quotidiano italiano per diffusione, nonché il primo quotidiano sportivo del Paese e il più longevo d’Europa nel suo genere. Dal 9 marzo 2008 viene adottato lo slogan Tutto il rosa della vita.

Storia

Le origini

Negli anni ’80 del XIX secolo a Milano lo sport inizia a diventare un’attività popolare. La gente si appassiona soprattutto di ciclismo, ippica e podismo. Le pubblicazioni sportive dell’epoca sono in gran parte specialistiche.

Nel 1893 esce a Milano il settimanale Il Ciclo (dal 1894 La Bicicletta) del Corriere della Sera con il quale il quotidiano tenta di strappare lettori al Secolo di Raffaele Sonzogno che è il giornale più letto in città. In tre anni raggiunge la ragguardevole tiratura di 25 000 copie. Nel 1895 Sonzogno replica con Il Ciclista, settimanale diretto da Eliso Rivera. Sei mesi dopo Sonzogno, non soddisfatto, invita il torinese Eugenio Camillo Costamagna, direttore de La Tripletta, dedicato anch’esso al ciclismo, a venire a Milano per rafforzare Il Ciclista. Rivera e Costamagna decidono di fondare una gazzetta che si occupi di tutti gli sport a periodicità bisettimanale. La nuova testata si chiama Gazzetta dello Sport. Il binomio Rivera/Costamagna assume la direzione. Il primo ha 31 anni e il secondo 32.

La redazione è ospitata nei locali forniti da Sonzogno, in via Pasquirolo a Milano, alle spalle del Duomo. A fare il giornale sono in tutto cinque persone:

Per ogni sport vi è uno stuolo di collaboratori, la maggior parte di essi sono ex atleti: Riccardo Arpisella per l’ippica, Roderigo Rizzotti ed Alberto Cougnet (padre di Armando) per la scherma (Cougnet si occupava anche di pugilato), Giorgio Sinigaglia e Alessandro Bossi fornivano le notizie sull’alpinismo. La ginnastica e i giochi sportivi erano di competenza di Daniele Marchetti, mentre gli articoli di tennis erano firmati da Tom Antongini. Canottaggio e nuoto ebbero come collaboratori, rispettivamente: Camillo Baglioni e Giuseppe Cantù. Al tiro a segno Lorenzo Noci, mentre al tiro a volo Agostino Caprioli.
Il giornale esce il lunedì e il venerdì, poiché i giorni in cui si svolgono la maggior parte delle gare sportive sono sabato/domenica e mercoledì/giovedì, è stampato su carta verde chiaro (la stessa carta del Ciclista), su quattro pagine. L’impaginazione è su 5 colonne.

Il giornale riporta nella stessa testata tre titoli: “Gazzetta dello Sport” in alto e “Il Ciclista” e “La Tripletta” sottostanti, ma più evidenti (essendo stampati con un carattere più grande). Sul primo numero compare l’indicazione “Anno II – N. 1 (28)”, a conferma del fatto che il giornale era la continuazione della “Tripletta” di Torino e nello stesso tempo un supplemento de “Il Ciclista”. Costamagna, infatti, aveva chiuso il suo giornale trasferendosi a Milano; “Il Ciclista”, invece, per volere di Sonzogno, continuava ad uscire regolarmente.

La prima tiratura è di 20 000 copie. Come per gli altri giornali, una copia costa 5 centesimi di lire. L’articolo di fondo del primo numero è affidato a Costamagna. L’argomento iniziale del pezzo è mostrare come, in epoca odierna, il significato che ha assunto lo sport sia diverso da quello che ha avuto presso gli antichi Greci. Uno dei tratti principali che contraddistingue lo sport in epoca moderna è la sua rilevanza sociale: la gente si interessa di sport, ne parla. I campioni sportivi diventano personaggi famosi: sono sulla bocca di tutti. Poi appare la frase centrale del pezzo: “Per trattare quindi lo sport, bisogna sentirsi in grado di correre coi tempi, prevenire, arrivare”. Ed è quello che si propone di fare il nuovo giornale.

Per trattare quindi lo sport bisogna sentirsi in grado di correre coi tempi, prevedere, arrivare. I giornali sportivi non devono soltanto fornire le notizie, commentare il progresso, registrare il successo, no, essi devono predire, correre l’alea stessa di tutte le cose di questo fine di secolo, devono arrivare. Arriveremo? Modestamente osiamo sperarlo, ad ogni modo non sarà certo da parte nostra che finiranno volontà e tenacia di propositi.

Dall’articolo di fondo del numero 1 de «La Gazzetta dello Sport» (3 aprile 1896)

Nella prima pagina del numero 1 tutti i titoli appaiono su una sola colonna e riguardano un solo sport: il ciclismo, lo sport più seguito in Italia all’epoca. La pagina è senza fotografie.

Sul numero 2 i due direttori indicano cos’è «La Gazzetta»: un giornale fatto di notizie e di resoconti dettagliati, scritti immediatamente dopo la conclusione degli avvenimenti sportivi. Per una fortunata coincidenza, la Gazzetta appare tre giorni prima della nascita delle prime Olimpiadi moderne, che si celebrano ad Atene dal 6 al 15 aprile 1896. Sul numero del 13 aprile i lettori possono trovare la descrizione della cerimonia di inaugurazione.

Lunedì 6 corrente furono organizzate le feste per i giuochi olimpici. L’aspettativa grandissima che vi era per questi giuochi non fu certamente superiore al risultato. La prima giornata fu splendida e per il concorso del pubblico e per i giuochi stessi che dal lato sportivo nulla lasciarono a desiderare. La folla che si radunò nello stadio e attorno al recinto si calcola più di ottantamila persone; la famiglia reale, cioè re Giorgio, le principesse Maria e Sofia e il principe Michielovich, venne alle tre allo stadio e accolta dal principe ereditario e dal comitato dei Giuochi olimpici esaminò attentamente la stupenda restaurazione del circolo dovuta alla munificienza [sic] di un ricco signore greco [Georgios Averof], quindi il re dopo aver tenuto un discorso con sentite e giustissime parole salutò la balda gioventù accorsa da ogni parte del mondo a prender parte alle gare tra gli applausi universali, prese possesso dello stadio a nome della Grecia. Incominciarono allora le orchestre riunite ad eseguire l’inno olimpico, opera del nostro amico Spyros Amara che diresse egli stesso, infine furono aperte le gare.

Dall’Editoriale pubblicato il 13 aprile 1896 col titolo «I Giuochi Olimpici»:

La Gazzetta è il primo giornale del Paese a trattare tutti i rami dello sport. Il primo numero ha venduto tutte le 20 000 copie stampate e già dal 24 aprile la testata La Gazzetta dello Sport (con l’articolo) appare in primo piano, surclassando i nomi dei due settimanali che l’hanno generata. In questo primo periodo l’impaginazione privilegia il ciclismo, che appare sempre in prima pagina. Nelle pagine interne del giornale, oltre al ciclismo, al trotto e al galoppo, compaiono podismo (chiamato all’epoca “sport pedestre”), caccia, schermacanottaggiotiro a segno, tiro al piccione, atletica leggeralottavela e tennis.

Il 4 settembre 1896 si tenta il passaggio ad una carta color giallo “alla francese”, cioè ispirato ad una moda che viene d’Oltralpe. L’esperimento dura poco perché dal 1º gennaio 1897 si torna al verde chiaro originale. Inoltre con il primo numero dell’anno nuovo scompare la sottotestata “Il Ciclista e la Tripletta”: la Gazzetta assume il nome attuale. Anche Rivera, dopo Costamagna, ha deciso infatti di chiudere il proprio giornale per concentrarsi totalmente sul bisettimanale. Alla fine del 1897 l’impaginazione passa dalle 5 colonne iniziali a 6 colonne.

Nel 1898 avviene la prima importante novità editoriale: esce il Supplemento Mensile Illustrato, che arricchisce le notizie del giornale mostrando i volti dei campioni dello sport. La foliazione iniziale del Supplemento è di 16 pagine. Nel maggio dello stesso anno la città di Milano viene scossa dai moti popolari di protestaEliso Rivera segue da vicino le manifestazioni e viene messo in carcere perché sospettato di anarchismo insieme a due redattori. Dopo 22 giorni viene rilasciato per insufficienza di prove. Ma non ritorna più alla Gazzetta: si dimette dalla direzione per dedicarsi alla professione per cui aveva studiato, l’avvocatura. Lo sostituisce il redattore della scherma, Roderico Rizzotti, che affianca Costamagna come direttore. Teodoro Magnasco viene promosso capo redattore. In dicembre il giornale si trasferisce in via Santa Radegonda, in un edificio più ampio con quattro locali. Il giornale viene stampato nello stabilimento Golio, nella vicina via Agnello su una lenta macchina con carrello puntifoglio; i Golio utilizzano una comune carta di colore bianco. Entra in redazione il giovane Armando Cougnet, che è giunto a Milano da Reggio Emilia percorrendo tutta la distanza che separa le due città in bicicletta.

Il colore rosa

L’idea di stampare la Gazzetta su normale carta bianca dura solo un mese. Alla fine dell’anno il giornale annuncia ai lettori il cambio di colore delle pagine: dal verde al rosa. La novità viene comunicata ai lettori sul numero del 27 dicembre 1898 con un titolo a tutta pagina, il primo nella storia del giornale. Il nuovo colore fa il suo esordio il 2 gennaio 1899. Il rosa si impone subito e diventerà il simbolo distintivo del giornale.

Nel 1899 il Supplemento illustrato raddoppia: passa da mensile a quindicinale. Nello stesso anno la Gazzetta organizza il suo primo avvenimento sportivo: un incontro di scherma tra Agesilao Greco e il belga Fernand Desmet, che si disputa il 4 agosto.

Nel 1902 viene lanciata la prima manifestazione sportiva popolare organizzata dal giornale: la gara podistica Milano-Monza-Milano. La Gazzetta cresce: la tiratura sale a 36 000 copie. Nonostante il successo, Rizzotti si dimette per divergenze sulla conduzione. Costamagna rimane direttore unico del giornale; Armando Cougnet assume la direzione amministrativa. Nuovo capo redattore è nominato il giovane Edgardo Longoni. Longoni lascia dopo due anni per andare a dirigere un altro giornale, Gli Sports. Il suo successore, nel 1904 è Tullo Morgagni. Su iniziativa di Morgagni, romagnolo appassionato di motociclismo, la Gazzetta organizza la prima competizione motociclista italiana: la «1000 km a squadre». La gara si disputa il 26 giugno, con partenza da Rogoredo, alle porte della città.

Fino al 1905 la periodicità rimane stabilmente bisettimanale; solo in occasione di grandi eventi la Gazzetta esce per più giorni consecutivi. Per fronteggiare la concorrenza de Gli Sports, diretto da Longoni, il giornale organizza una nuova corsa ciclistica, il Giro di Lombardia. La prima edizione si tiene il 12 novembre 1905. Anche questa iniziativa riscuote successo; il Giro di Lombardia diventerà in pochi anni un appuntamento classico del ciclismo internazionale. Alla fine dell’anno 1906 viene pubblicato un annuario sportivo e si dà vita ad una serie di ritratti dei grandi campioni. Per la prima volta appaiono sulla Gazzetta le fotografie dei protagonisti dello sport (finora riservate al Supplemento).

In occasione della «Mostra del ciclo e dell’automobile», grande fiera che si svolge a Milano, il giornale sperimenta l’uscita con cadenza quotidiana. La Gazzetta esce nelle edicole per tutti i 15 giorni della durata della Mostra. Nel 1907 il giornale organizza un’altra corsa ciclistica, questa volta in apertura di stagione, la Milano-Sanremo. Anche questa competizione ha successo ed entrerà nel programma internazionale come gara di inizio stagione. Nel corso dell’anno la Gazzetta tocca la tiratura-record di 102 000 copie.

Il Giro ciclistico e il Giro motociclistico d’Italia

A partire dal 1908 la Gazzetta diventa definitivamente trisettimanale, con uscite il lunedì, mercoledì e venerdì. Il 24 agosto il giornale annuncia l’organizzazione del Giro d’Italia ciclistico, battendo sul tempo Il Corriere della Sera. Il patron della manifestazione sarà il giovane Armando Cougnet; la corsa avrà inizio l’anno successivo. Viene messo in palio per il vincitore un premio di 30 000 lire. Alla fine del 1908 il giornale si trasferisce nuovamente: da via Radegonda a via della Signora. La tipografia Enrico Reggiani è dotata di una linotype Morgenthaler affiancata da una veloce rotativa König e Bauer in grado di stampare 100 000 copie quotidiane. Quando, nel gennaio 1909 a Parigi, l’italiano Giovanni Raicevich diventa il primo campione del mondo di lotta greco-romana professionistica, la Gazzetta può sfruttare per la prima volta appieno la capacità produttiva delle macchine, raggiungendo un importante traguardo.

Il primo Giro d’Italia prende il via il 13 maggio 1909 alle 3 di notte da viale Monza, nel centro di Milano; la vittoria della prima tappa, con arrivo a Bologna, va a Dario Beni. La corsa a tappe verrà vinta da Luigi Ganna. Nel 1910 i redattori diventano professionisti e percepiscono i loro primi regolari stipendi (da 100 a 500 lire al mese). Il 1º gennaio 1913 la Gazzetta cambia società editrice. Il nuovo proprietario è in grado di infondere nuovi mezzi e risorse per lo sviluppo del giornale. Un consiglio direttivo-tecnico presieduto prima da Arturo Mercanti e poi da Edgardo Longoni (ex redattore capo ed ex direttore del concorrente Gli Sports) sostituisce Costamagna alla direzione.

La prima iniziativa editoriale della nuova gestione è il periodico Lo Sport illustrato (1913), che affiancherà il giornale per oltre 50 anni. Il primo numero esce il 15 aprile, costa 50 centesimi e viene stampato su carta patinata con copertina a colori. Diretto da Tullo Morgagni, esce con cadenza quindicinale. Durante tutto il Giro d’Italia la Gazzetta esce con cadenza quotidiana. La redazione del giornale diventa il quartier generale della corsa a tappe.

Nel 1914 la Gazzetta organizza, insieme all’Unione Sportiva Milanese, il primo giro motociclistico della penisola, denominato “Circuito d’Italia” e vinto da Oreste Malvisi in sella a una Ariel. La gara, di carattere internazionale, si svolse in quattro tappe e registrò la partecipazione di 56 concorrenti, dei quali solamente 18 giunsero al traguardo. A giustificazione di una simile ecatombe di corridori, oltre alla intuibile fragilità dei mezzi meccanici e allo stato della rete viaria, le cronache dell’epoca raccontano del malinteso senso sportivo di alcuni tifosi che cercavano di favorire i loro beniamini lanciando manciate di chiodi al passaggio degli avversari. Le macchine superstiti vennero trionfalmente esposte al 1ª Mostra Motociclistica di Milano. La manifestazione ebbe uno straordinario successo di pubblico per tutti i 2 400 km del percorso, ma lo scoppio della Prima guerra mondiale impedì la sua ripetizione negli anni successivi.

Nel periodo bellico (1915-18) la Gazzetta ritorna a cadenza bisettimanale. Dal 1917 fino alla fine della guerra vengono stampate 30 000 copie gratuite inviate ai soldati al fronte (“La Gazzetta del Mitragliere”). Uno dopo l’altro i redattori devono lasciare il giornale perché chiamati alle armi: partono per il fronte Longoni, Toffaletti, Morgagni e Cougnet. Rimangono Vittorio Varale ed Emilio Colombo, che si segnala subito per la sua forte personalità.

Finita la guerra, il 15 maggio 1919 la Gazzetta può annunciare ai suoi lettori che è diventata definitivamente un quotidiano. Le Olimpiadi di Anversa 1920 incombono, ma il governo ha destinato agli atleti che rappresenteranno la nazione solo 100 000 lire. La Gazzetta lancia una sottoscrizione pubblica per aiutare a finanziare la spedizione italiana. L’iniziativa ha uno straordinario successo: vengono raccolte 600 000 lire, cifra che permette al CONI una preparazione adeguata.

Gli anni della consacrazione

Dopo la fine del primo conflitto mondiale la rosea diviene quotidiano. È da lunedì 19 maggio 1919 che sotto il titolo campeggia la scritta “esce tutti i giorni”.

L’apertura alle centinaia di nuove società sportive calcistiche dei capoluoghi, ma soprattutto della provincia, rinate oppure ricostituite al rientro dei militi a casa fu un impegno non semplice da sostenere. Almeno fino al 1921 le pagine sono piene di cronache, non solo di campionato, ma anche di amichevoli, frutto di una notevole rete di corrispondenti e collaborazioni. Ma con la spaccatura in due del campionato italiano di calcio (luglio 1921) la rosea non fu più capace di sostenere l’oneroso impegno e costretta a ridimensionare lo spazio dedicato alle cronache calcistiche e tagliare tutti gli spazi concessi gratuitamente all’informazione che dal 1919 era stata dedicata agli enti federali calcistici, sia nazionali che regionali.

Fu per questo motivo, lo spazio tolto alle cronache sportive regionali che sorsero a Genova il settimanale illustrato “Il Calcio” della casa editrice Barabino & Graeve, a Vicenza il settimanale sportivo “Fonosport”, a Padova “Il Veneto Sportivo” e diversi giornalini sia locali che di club ai massimi livelli del calcio italiano perché la Gazzetta non pubblicava più le formazioni complete oppure sceglieva di pubblicare solo la squadra vincente.

Lo spazio che prima del 1922 veniva fornito gratuitamente agli enti sportivi federali da settembre fu dato alla FIGC esclusivamente a pagamento, tanto che il trisettimanale torinese “Il Paese Sportivo” sulle sue colonne aprì una polemica feroce nei confronti della rosea. Il giornale sportivo torinese scrisse che i comunicati ufficiali del calcio venivano sulla rosea definiti “d’urgenza” e pubblicati a pagamento anche quando non lo erano abusando delle casse federali visto che alla Gazzetta pagavano ben 7 centesimi a riga e, dato che la Presidenza Federale era il loro miglior cliente, alla rosea era accordato lo sconto del 30%. Il settimanale torinese guadagnò un maggior numero di lettori optando alla pubblicazione gratuita dei comunicati ufficiali della FIGC, che all’epoca aveva sede a Torino, e dei Comitati Regionali Piemontese e Ligure.

Nel settembre 1922 viene inaugurata l’edizione sud editata dalla redazione sportiva di Roma.

Sotto la direzione di Emilio Colombo, direttore dal 1922 al 1936 quasi senza soluzione di continuità, affiancato da Cesare Fanti come redattore capo, il giornale sa alimentare le grandi rivalità fra i campioni (GirardengoBelloniBindaGuerra), che crearono il tifo ciclistico. La tiratura del quotidiano raggiunge vertici eccezionali con delle punte di 500 000 copie. Il 9 dicembre 1923 Lo Sport Illustrato diventa La Domenica Sportiva. Esce nel giorno di festa e costa 40 centesimi.

A seguito del cambio dei vertici federali della FIGC con la nomina del bolognese Leandro Arpinati la rosea perse nel 1926 la qualifica di “organo ufficiale del CONI”, qualifica che fu invece accordata al trisettimanale Il Corriere dello Sport di cui la camicia nera era stato nel 1924 uno dei fondatori. Inizia per il quotidiano milanese un periodo molto difficile in cui l’informazione sportiva è ancora ridotta ai minimi termini. Solo a partire dal luglio 1927, approfittando del passaggio di tutte le federazioni indipendenti sotto il CONI fascista e del perentorio sviluppo del calcio provinciale in ambito U.L.I.C., la rosea dedica alle squadre minori una pagina il giovedì e venerdì e così riconquista una grande fetta dei lettori sportivi che dal 1925 avevano visto sparire dalle edicole molta parte della stampa non allineata per motivi politici al regime. La concorrenza con il settimanale bolognese Il Littoriale (ex Corriere dello Sport dal dicembre 1927), divenuto quotidiano nel settembre 1928, divenne molto accesa e spietata. La Gazzetta non era più l’unico quotidiano sportivo nazionale.

Nel 1926 la Gazzetta ha finalmente una sede tutta sua: un fabbricato di quattro piani in via Galilei costruito sui terreni dell’ex birreria Spluga. La redazione e la tipografia entrano in funzione l’anno successivo.

Dal 1930 il quotidiano esce su 7 colonne (l’ultimo ampliamento era stato nel 1899) e le edizioni vengono portate a 5 dividendo il nord Italia in 3 edizioni (Piemonte e Liguria, Lombardia quale prima edizione e Triveneto) più l’edizione del centro editata a Roma e quella del sud. Nel 1938 le colonne diventano 8. Negli anni trenta il giornale organizza manifestazioni in tutti i rami dello sport: atletica, ciclismo, motociclismo, lotta, scherma, sci, nuoto, pugilato, pesistica e partecipa all’organizzazione della Mille Miglia. Nel 1931 Armando Cougnet, direttore del Giro d’Italia nonché direttore amministrativo della Gazzetta, sceglie di contrassegnare con una maglia caratteristica il corridore in testa alla classifica, per renderlo meglio riconoscibile al pubblico. Nasce la maglia rosa.

Il ciclismo è nettamente lo sport più popolare in Italia, il suo dominio è incontrastato. Un paragone è utile: nel 1935 la Juventus vince il suo quinto titolo nazionale consecutivo, ma la notizia non trova posto in prima pagina perché in quei giorni si sta correndo il Giro.
Nel 1936 una polemica sorta tra il direttore Emilio Colombo e il giovane Bruno Roghi aveva portato quest’ultimo a sostituirlo alla guida del giornale. La direzione di Roghi cessa con il Proclama Badoglio dell’8 settembre 1943.

Tra il 1944 e il 1945, quando l’Italia è attraversata dal fronte, la Gazzetta è ridotta ai minimi termini: esce un solo giorno alla settimana, il lunedì, su quattro pagine e viene stampata su carta bianca, a causa della penuria di materia prima. Dopo la fine della guerra, Bruno Roghi ritorna alla guida del quotidiano. Il 2 luglio 1945 il giornale torna in edicola. Costa 4 lire, esce due volte la settimana (lunedì e venerdì), è stampato ancora su carta bianca e, date le limitazioni nell’assegnazione della carta, è formata da un unico foglio. Il 3 settembre 1945 la Gazzetta ritorna ad essere stampata regolarmente su carta rosa; il 1º ottobre ridiventa un quotidiano.

Dal 1946 al boom degli anni ’80

Nel 1946 esce a Trieste l’edizione della “Gazzetta Giuliana”, interamente stampata nel capoluogo. Questa particolare edizione dura sei mesi. Il 9 giugno 1946 viene varato il settimo numero settimanale. Secondo la legge dell’epoca, che limita a 6 le uscite dei quotidiani ogni sette giorni, possiede una propria testata («La Gazzetta Sportiva») e una numerazione autonoma. Nel 1949 torna ad uscire il supplemento «Lo Sport illustrato», che aveva sospeso le pubblicazioni nel 1945.

Nel 1950 comincia il decennio della direzione di Giuseppe Ambrosini, che guida la Gazzetta fino al 1961. Insieme con Gianni Brera (condirettore 1949-54) inaugura una vera e propria rivoluzione nella scrittura delle notizie, spogliandola dei facili effetti che indulgevano a una certa retorica, per indirizzarla, con una prosa precisa ed asciutta, sui binari di una scienza esatta, in notevole anticipo sui tempi.

Negli anni ’50 si avvia una ricollocazione degli sport: a pagina 2 (una pagina “nobile”) trovano spazio pallacanestronuotoginnasticaatletica leggera e tennis. Invece a pagina 3 si fa un tentativo di “Terza pagina“, cioè di servizi non legati dall’attualità quotidiana, che consentono di riflettere sul momento che sta attraversando uno sport o un campione. Il primo appare il 19 gennaio 1952 a firma di Gianni Brera e s’intitola “L’avocatt in bicicletta – Il romanzo di cinquant’anni del ciclismo nel racconto di Eberardo Pavesi“.

Nel 1961 Ambrosini lascia spazio a Gualtiero Zanetti, che un anno prima lo aveva affiancato come condirettore. Zanetti è un uomo molto introdotto negli ambienti che contano: dà del tu ai dirigenti di Lega Calcio e CONI; con lui aumenta il “peso politico” della Gazzetta. Per quanto riguarda la fattura del giornale, è fautore di una linea freddamente e scrupolosamente cronachistica: vanno date tutte le notizie nel modo più preciso e documentato possibile; nessuna eleganza letteraria, nessun artificio grafico sensazionale.

Nel 1966, nel quadro di un nuovo programma di rilancio editoriale, la Gazzetta abbandona la sede di via Galilei (in cui era arrivata nel 1926) per trasferirsi in piazza Cavour. La stampa è affidata alla tipografia SAME. Si decide di chiudere il supplemento “Lo Sport illustrato”, che cessa le pubblicazioni l’anno successivo. Nel 1970 nasce “90º minuto“, programma tv che mostra le immagini delle partite di Serie A ad appena 45′ minuti dalla loro conclusione. La televisione scavalca definitivamente la stampa nella cronaca dell’evento sportivo. L’offerta televisiva “sazia” l’appassionato nello stesso giorno in cui si svolgono le partite. Il giorno dopo lo sportivo vuole leggere i perché, i retroscena dei fatti. La risposta che dà la Gazzetta a questa nuova esigenza rappresenta un nuovo capitolo nella storia del giornalismo sportivo italiano.

Il nuovo direttore (dal 1976Gino Palumbo (con Bruno Raschi vicedirettore) rivoluziona il modo di comunicare la notizia. Il giornalista non è più chiamato ad esprimere un illuminato parere, ma deve «stare tra la gente», far partecipare il lettore, per questo i termini tecnici devono essere usati con parsimonia e comunque vanno sempre spiegati. La cronaca dell’avvenimento non basta più: i giornalisti della “Gazzetta” vengono istruiti sul dare la caccia a ciò che precede e a ciò che segue l’avvenimento sportivo, alla ricerca di polemiche e curiosità. Per andare oltre la cronaca, si dà ampio spazio alle interviste con i protagonisti.

Palumbo compie anche una rivoluzione grafica. Nasce la prima pagina con funzione di “vetrina”, novità assoluta per il giornalismo sportivo italiano. L’unico servizio che compare in prima pagina è l’articolo di fondo. Tutto lo spazio è occupato da grossi titoli di impatto immediato (Palumbo introduce il neretto in prima pagina) e di facile interpretazione. Nel 1977 l’editore Rizzoli fa scattare un piano di potenziamento del giornale:

  • apertura di centri stampa in teletrasmissione (a NapoliTriesteGenova, e Roma);
  • “La Gazzetta dello Sport Illustrata”, che esce come supplemento a colori il sabato (dal 1977 fino al 1981);
  • le edizioni regionali (Triveneto dal 1977, Sicilia dal 1981)

La formula adottata da Palumbo incontra un vasto successo: la tiratura sale da 160.000 a 320.000 copie di vendita media giornaliera. Come numero di lettori, la Gazzetta passa da 1.220.000 nel 1975 (quarto quotidiano nazionale) a 1.961.000 nel 1980 (secondo quotidiano nazionale), per diventare primo quotidiano italiano nel 1982 con 2.811.000 lettori. L’anno successivo supera i tre milioni di lettori (3.078.000) come media giornaliera. Il 12 luglio 1982, giorno successivo alla finale del campionato mondiale di calcio in SpagnaLa Gazzetta stampa 1.469.043 copie, saturando tutte le possibilità produttive e stabilendo il primato assoluto di tiratura per la “rosea”.

All’apice del successo, Gino Palumbo decide di lasciare; sceglie come suo successore Candido Cannavò, che è entrato alla Gazzetta dal 1955 come corrispondente dalla Sicilia ed è stato chiamato a Milano l’anno prima per fare un anno di ambientamento. Nel 1983 viene aperto il sesto centro stampa a CataniaPompei subentra a Napoli. Nel 1984, in occasione delle Olimpiadi di Los Angeles (Stati Uniti), la Gazzetta viene teletrasmessa quotidianamente nella città californiana: esce in contemporanea con l’Italia (e non con un giorno di ritardo come accade normalmente per i giornali stranieri). Il 7 novembre, a titolo sperimentale, la Gazzetta viene teletrasmessa in Cina. Negli anni 1982-83 la Gazzetta può fregiarsi del titolo di primo quotidiano italiano, a causa del periodo di appannamento attraversato dal Corriere della Sera. La tiratura media del 1982 è di 566.243 copie.

Altri centri stampa vengono aperti tra il 1987 e il 1993 a BariPadovaPessano con Bornago e Cagliari. Nel 1986 ha inizio la teletrasmissione a Francoforte sul Meno, in Germania, per il centro Europa; verrà rafforzata nel 1994 con l’apertura del centro di Charleroi, in Belgio. Nel 1989 viene battuto il record di tiratura stabilito sette anni prima: in occasione della vittoria del Milan in Coppa dei Campioni, La Gazzetta tira 1 486 110 copie.

Dagli anni novanta a oggi

Nel febbraio 1992 La Gazzetta, in pieno fervore olimpico, dedica tutta la prima pagina alle medaglie conquistate ai Giochi invernali di Albertville da Alberto TombaDeborah Compagnoni e la 4×10 maschile di sci di fondo: per la prima volta nella sua storia moderna il calcio non compare in prima pagina. Di per sé è una notizia che fa il giro del mondo. Nel 1994 La Gazzetta torna oltreoceano: si inaugura la teletrasmissione permanente negli Stati Uniti.

Nel 1995 vengono lanciati due nuovi supplementi: «La Gazzetta dello sportivo», un tabloid di 32 pagine in uscita il venerdì con notizie e approfondimenti per gli sportivi praticanti (primo numero: 27 gennaio 1995); «La Gazzetta dello Sport Magazine», settimanale in uscita il sabato, che riprende la tradizione degli allegati in carta patinata con fotografie di alta qualità. (primo numero: 28 ottobre 1995). Il curatore è Elio Trifari, vicedirettore del quotidiano. Nel 2000 «La Gazzetta dello sportivo» viene accorpata al giornale e ne vengono aperte alcune sezioni su Internet. In maggio viene varata l’edizione romana (alcune pagine inserite nella foliazione). Infine, il «Magazine», dopo aver cambiato veste grafica e testata, assume il nuovo nome di «SportWeek» (il cui primo numero esce il 12 febbraio 2000).

Con l’avvento alla direzione di Pietro Calabrese (2002) avvengono alcune piccole, ma significative modifiche: il titolo in prima pagina è tutto in stampatello ed è composto da poche parole; a pagina 2 non vi sono più i programmi televisivi, che vengono spostati nelle ultime pagine; le pagg. 2 e 3 vengono così dedicate all’avvenimento più importante della giornata. Il 16 dicembre 2004 La Gazzetta ha abbandonato per un giorno il suo classico colore rosa ed è stato stampato su carta verde per promuovere l’uscita nelle sale italiane del film Shrek 2. Il ricavato di questa operazione di marketing, pari a 120 000 euro, è stato devoluto in beneficenza.

Il 10 luglio 2006, all’indomani della vittoria della nazionale di calcio italiana ai Mondiali, la tiratura del giornale ha battuto il record italiano precedente (che apparteneva sempre a La Gazzetta) con l’incredibile cifra di 2 302 808 copie. Il 29 marzo 2008, il giornale, seguendo una tendenza generalizzata della stampa italiana, cambia formato diventando tabloid. Oltre alla riduzione delle dimensioni si registra l’inserimento del colore in tutte le pagine. La testata è corredata del sottotitolo «Tutto il rosa della vita», che da allora accompagna ogni numero del quotidiano.

Attualmente La Gazzetta viene teletrasmessa in sei centri stampa in Italia e in tre all’estero: i dati di diffusione 2010 la confermano primo giornale italiano con 3 995 000 lettori di media al giorno. La Gazzetta dello Sport, di domenica, esce con la testata La Gazzetta Sportiva, in ossequio ad un’antica legge che in Italia impediva ad un quotidiano di uscire per più di 6 giorni alla settimana. Oggi tale legge non esiste più ma la tradizione è rimasta.

A fine 2013 l’editore (RCS MediaGroup) ha annunciato l’apertura di un’agenzia di scommesse sportive online con il marchio del quotidiano: «GazzaBet». La redazione si è mostrata subito contraria ed ha proclamato due giorni di sciopero, effettuati nel gennaio 2014.

Dal 23 dicembre 2014 la nuova sede del giornale è in Via Rizzoli a Milano, sede anche di RCS MediaGroup.

Il 26 febbraio 2015 è stato lanciato il canale televisivo «Gazzetta TV» sul digitale terrestre, edito da Digital Factory (società partecipata al 60% da Digicast, integralmente controllata da Rcs MediaGroup, e al 40% da DeA 59 del gruppo De Agostini). L’editore aveva posto un obiettivo in termini di ascolto da raggiungere entro la fine dell’anno. L’obiettivo non è stato raggiunto e il canale ha chiuso le trasmissioni il 6 gennaio 2016. Gazzetta TV ha trasmesso le partite della Copa América 2015 (campionato sudamericano di calcio per nazioni).

Nel 2016 in due occasioni la Gazzetta abbandona il colore rosa: il 3 aprile, giorno del 120º anniversario, è stampata su carta verde; in allegato un libro con le più belle prime pagine; il 10 giugno, inizio di Euro 2016, è stampata nei colori della bandiera italiana, e con lo slogan Tutto il tricolore della vita.

Dall’8 maggio 2019 il quotidiano esce in un’edizione profondamente rinnovata, sia nella grafica che nell’organizzazione dei contenuti.

La Gazzetta su Internet

Il 26 agosto 1997, alle 3 del mattino, nasce il sito web del giornale. Con quasi un milione di visitatori unici al giorno, oggi Gazzetta.it si pone ai vertici dei giornali online italiani.

Il 22 ottobre 2002 il gruppo editoriale Rcs MediaGroup, in collaborazione con la Icon MediaLab s.r.l., presenta un nuovo servizio a pagamento per la consultazione del quotidiano on-line su Edicola. Il servizio mette a disposizione degli utenti, oltre alla già citata possibilità di consultare on-line la versione digitale grafica (file PDF) o testuale (file TXT) del quotidiano presente nelle edicole, la possibilità di sottoscrivere abbonamenti settimanali, mensili ed annuali.

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