Ridateci i brigatisti nascosti in Francia da Mitterand!

"Ormai è chiaro ed incontrovertibile che non ci possiamo affidare a quella "legge morale" che dovrebbe muovere il governo francese verso l'unica decisione giusta da prendere, cioè rimandare in Italia i 15 assassini che durante gli Anni di Piombo hanno solamente generato dolore e odio sociale. Ma se vogliamo che il tempo non estingua il diritto dei cittadini italiani ad avere giustizia c'è bisogno che il presidente Mario Draghi intervenga in sede europea al più presto portando il caso direttamente a Strasburgo (ricordo che il Parlamento europeo ha approvato il 14 marzo 2019 l'emendamento della Lega sul Nicaragua per l'estradizione dell'ex brigatista Alessio Casimirri)". Lo sottolinea all'Adnkronos Potito Perruggini, Presidente di 'Anni di piombo - Osservatorio nazionale per la verita’ storica', commentando le dichiarazioni della ministra della Giustizia Marta Cartabia che ieri incontrando, in videoconferenza, il suo omologo francese Eric Dupond-Moretti, ha ricordato "la massima attenzione e l'urgente richiesta delle autorità italiane affinché gli autori degli attentati delle Brigate Rosse possano essere assicurati alla giustizia".

Magistrati che traccheggiano, funzionari che indugiano. E una politica che anziché dare una scossa si gira dall’altra parte. È così che le «Primule rosse» scorrazzano impenitenti sotto la Tour Eiffel. Sono almeno 14. Nonostante sia dietro l’angolo la prescrizione relativa ad alcuni terroristi degli anni di piombo, riparati Oltralpe in anonime province dell’Esagono, l’Italia ha finora ottenuto ben poco da Parigi. Briciole di attenzione e pure qualche sberleffo.

Una serie di eventi ha impedito di procedere all’estradizione di chi era in cima alla lista. Non ultimo, lo slittamento dell’incontro tra la neo ministra della Giustizia Marta Cartabia e il Guardasigilli francese Éric Dupond-Moretti, che doveva tenersi il 1° aprile: «Rimandato dalla Francia», fanno sapere da Via Arenula, consapevoli della gravità del dossier.

Nonostante l’Italia abbia recentemente chiesto a Parigi di effettuare le estradizioni «nessuno può negare che alcuni vedranno cadere le accuse», ammettono al ministero. Lo ricordava mercoledì pure Le Figaro, sottolineando la «lentezza e scarsa volontà francese». Cartabia e il collega d’Oltralpe si sono parlati finalmente ieri mattina, da remoto «causa Covid»: non vis-à-vis e con un ritardo francese – voluto o meno che sia – che assomiglia a un favore ad almeno un ex membro dei Proletari armati per il comunismo, Luigi Bergamin, che potrebbe svangarla per primo. Arrestato a fine Anni ’80 e liberato poco dopo, la prescrizione per lui sarebbe scattata proprio ieri.

Cartabia ha a cuore il dossier, assicurano da Via Arenula. Si cerca una soluzione last-minute. Se per Bergamin, compagno di lotta di Cesare Battisti nei Pac, sembra difficile arrivare alla quadra, per le pratiche di estradizione pendenti degli altri latitanti d’Oltralpe si potrebbe far valere la convenzione di Strasburgo e ricalcolare i termini di prescrizione. A partire dall’ex brigatista Maurizio Di Marzio, la cui domanda si estinguerà il 10 maggio.

Che cos’è la dottrina Mitterand

La dottrina Mitterrand è stata una politica relativa al diritto d’asilo in Francia enunciata dall’omonimo presidente socialista francese in un discorso al Palais des Sports di Rennes il 1º febbraio 1985.

La dottrina prende il nome del presidente socialista francese François Mitterrand ed era diretta a non concedere l’estradizione a persone imputate o condannate, in particolare italiani, ricercati per «atti di natura violenta ma d’ispirazione politica», contro qualunque Stato, purché non diretti contro lo Stato francese, qualora i loro autori avessero rinunciato a ogni forma di violenza politica, concedendo di fatto un diritto d’asilo a ricercati stranieri che in quel periodo si rifugiarono in Francia.

Sostanzialmente, il consiglio dei ministri francese il 10 novembre 1982, aveva già adottato un’analoga linea di prassi, prima dell’enunciazione della dottrina Mitterrand del 1985: «Non sarà tenuto conto della natura politica dell’infrazione, l’estradizione sarà concessa in linea di principio nei casi in cui siano stati commessi […] «atti criminali (rapimento di ostaggi, omicidi, violenze che abbiano provocato ferite gravi o la morte, ecc.) di natura tale che il fine politico addotto sia insufficiente a giustificare il ricorso a mezzi inaccettabili».

Questa prassi era basata su dichiarazioni orali di Mitterrand, e – secondo vari giuristi – si poneva in contrasto con le obbligazioni internazionali della Francia derivanti dalla vigenza di svariati trattati. Nel caso di rifugiati italiani, tale prassi veniva giustificata con una presunta “non conformità” della legislazione italiana agli standard europei, soprattutto per quanto concerneva le leggi speciali, l’uso della carcerazione preventiva e il rapporto con i collaboratori di giustizia.

Il presidente si opponeva a certi aspetti della legislazione anti-terrorismo approvata in Italia negli anni ’70 e ’80, che crea lo status di “collaboratore di giustizia” (noto comunemente come pentito), simile alla legislazione crown witness nel Regno Unito o al Witness Protection Program negli Stati Uniti, in cui è consentito a persone accusate di crimini di diventare testimoni per lo Stato e, eventualmente, di ricevere una riduzione della pena e una protezione.

La legislazione italiana prevedeva inoltre che, se un imputato fosse in grado di esercitare la sua difesa tramite i suoi avvocati, un processo tenutosi in contumacia non avrebbe avuto bisogno di essere ripetuto se questi fosse stato alla fine arrestato. La procedura italiana in contumacia è stata confermata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU).

La dottrina propriamente detta venne elaborata da un gruppo di lavoro (formato da alti ufficiali di polizia, avvocati, magistrati e da consiglieri dell’Eliseo e del governo francese) che nel 1984-85 esaminarono – tra gli altri – fascicoli processuali italiani relativi a latitanti italiani rifugiatisi in Francia, in particolare il processo 7 aprile, ma non venne mai trasposta in alcun provvedimento avente una qualche efficacia o validità giuridica.

Il 21 aprile 1985, al 65º congresso della Lega dei diritti umani (LDH), Mitterrand dichiarava che i criminali italiani che avevano rotto con il loro passato violento ed erano fuggiti in Francia sarebbero stati protetti dall’estradizione in Italia:

«(…) i rifugiati italiani che hanno preso parte in azioni terroristiche prima del 1981 (…) hanno rotto i legami con la macchina infernale a cui hanno partecipato, hanno iniziato una seconda fase della loro vita, si sono integrati nella società francese (…) Ho detto al governo italiano che erano al sicuro da qualsiasi sanzione di estradizione”.

La dottrina Mitterrand è stata de facto abrogata nel 2002, sotto il governo di Jean-Pierre Raffarin, quando Paolo Persichetti è stato estradato dalla Francia. Il Consiglio di Stato francese l’ha dichiarata priva di effetti giuridici nel 2003, concedendo l’estradizione di Cesare Battisti.

La dottrina Mitterrand dal 1985 al 2002

La dichiarazione politica del Presidente venne seguita dalla giustizia francese in varie occasioni, quando si è trattato di valutare l’estradizione dei terroristi italiani di estrema sinistra o attivisti. Secondo un articolo del 2007 del Corriere della Sera, Mitterrand sarebbe stato convinto dall’Abbé Pierre a proteggere queste persone. Secondo gli avvocati di Cesare Battisti, Mitterrand aveva dato la sua parola, in consultazione con il premier italiano, Bettino Craxi.

Gli oppositori della dottrina sostenevano che ciò che un Presidente può dire durante il suo incarico non è di per se una fonte di diritto, e che questa dottrina non aveva quindi alcun valore giuridico. I suoi fautori, da parte loro, ricordano come essa è stata applicata fino al 2002, e ritengono che l’ex presidente avesse impegnato la Repubblica con le sue parole. I suoi sostenitori – intellettuali come Fred Vargas o Bernard-Henri Lévy, organizzazioni come Verdi, la Lega dei Diritti UmaniFrance LibertésAttac-France, ecc., alcune personalità del Partito socialista (PS) – si opposero al mancato rispetto da parte della destra al potere della dottrina Mitterrand.

Questo aspetto della politica francese è stato fortemente criticato dall’Associazione Italiana Vittime del Terrorismo, che nel 2008 ha espresso il suo particolare “dolore di fronte alle conseguenze della dottrina Mitterrand e all’atteggiamento degli intellettuali francesi di sinistra”. Successivamente, il presidente Jacques Chirac dichiarò di non opporsi alla estradizione delle persone ricercate dalla giustizia italiana.

Nel 2002 la Francia estradò Paolo Persichetti, un ex-membro della Brigate Rosse (BR) che insegnava sociologia all’università, in “violazione” della dottrina Mitterrand (poiché sospettato a torto di legami con le Nuove Brigate Rosse). Tuttavia, nel 1998, la Corte d’appello di Bordeaux aveva giudicato che Sergio Tornaghi non poteva essere estradato in Italia, con la motivazione che secondo la procedura italiana non sarebbe stato organizzato un secondo processo dopo la prima condanna in contumacia. Le estradizioni negli anni 2000 coinvolsero non solo membri delle Brigate Rosse, ma anche altri attivisti di sinistra che erano fuggiti in Francia e restavano ricercati dalla giustizia italiana. Tra questi, Toni Negri, che alla fine scelse di tornare in Italia e di consegnarsi alle autorità italiane.

Nel 2004, i funzionari giudiziari francesi hanno autorizzato l’estradizione di Cesare Battisti. Nel 2005 il Consiglio di Stato ha confermato l’estradizione, segnando la fine della dottrina Mitterrand. L’estradizione di Marina Petrella è stata invece negata, a causa di motivi di salute, con decisione del presidente Nicolas Sarkozy.

Dopo l’estradizione di Persichetti la dottrina fu dichiarata nulla; nonostante non fosse più in vigore, dal 2003 in poi è stata negata l’estradizione anche per altri ex terroristi e condannati (con la sola eccezione di Battisti, il quale però si rifugiò in Brasile), i quali risiedono tuttora in Francia. Come motivazioni però sono state addotte, di volta in volta, non più la dottrina Mitterrand – non più riconosciuta giuridicamente – ma vari motivi di ordine diverso, da quelli di salute (Petrella, Villimburgo) al matrimonio con cittadini francesi, dalla mancata pericolosità del soggetto (Pietrostefani, Scalzone, Pancino) fino all’acquisizione della cittadinanza francese (Filippi) e a motivi di ordine strettamente giurisdizionale (Carfora, Cappelli). Alcuni hanno ottenuto poi la prescrizione del reato dai tribunali italiani (Scalzone).

La fine della “dottrina” nella giurisprudenza francese e la Corte europea dei diritti dell’uomo

Nell’ambito del caso Cesare Battisti, il Consiglio di Stato, massimo organo giurisdizionale amministrativo e consultivo della Repubblica francese, ha negato nel 2004 ogni validità giuridica alla cosiddetta “dottrina Mitterrand”.

La dottrina Mitterrand si basava su una pretesa superiorità della legislazione francese e su una sua presunta e ipotetica maggiore aderenza alle norme e ai principi europei in materia di tutela dei diritti umani. Questa visione entrò in crisi e diventò ulteriormente insostenibile in Europa, proprio dal punto di vista giuridico, quando la Corte europea dei diritti dell’uomo condannò definitivamente la procedura contumaciale francese, spesso usata come impropria pietra di paragone del processo contumaciale italiano.

In una sentenza, che demolisce alla radice l’istituto processuale francese, la Corte vegliante sui diritti umani stabilì che la cosiddetta purgazione del processo in assenza – vale a dire la celebrazione di un nuovo processo a seguito della cattura o costituzione del contumace – era solo un mero espediente procedurale.

Il nuovo processo non può di per se essere assolutamente assimilabile a una garanzia per il condannato, anche qualora, come accadeva in Francia ai sensi dell’articolo 630 codice di procedura penale, il primo processo in contumacia si fosse svolto senza la presenza di avvocati, in esplicita violazione del diritto alla difesa sancito dall’articolo 6, comma 3 lettera c) della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (in ECtHR: Krombach v. France, application no. 29731/96). A seguito di questa sentenza la Francia modificò, in parte, con legge 9 marzo 2004 cosiddetta “Perben II” la sua procedura contumaciale, oramai insostenibile per gli standard europei in materia di diritti umani.

Italiani che hanno beneficiato della dottrina Mitterrand

Battisti in carcere a Brasília nel 2009, durante un incontro con rappresentanti di commissioni per i diritti umani e membri del parlamento.

Tra gli italiani che hanno beneficiato della dottrina Mitterrand si ricordano:

In terra francese si troverebbero anche Simonetta Giorgieri (ca. 1955) e Carla Vendetti (ca. 1958), sospettate di contatti con le nuove Brigate Rosse.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *