Dino Valle

Marò: caso chiuso con 1 milione all’India

di Dino Valle

Caso marò, India e Italia si accordano per chiudere il caso dell’uccisione nel febbraio 2012 di due pescatori del Kerala. Lo ha dichiarato ieri la Corte suprema indiana, specificando che il procedimento si concluderà con il deposito in un conto del ministero degli Esteri di 100 milioni di rupie (1,1 milioni di euro) come risarcimento dello Stato italiano alle famiglie delle vittime. La somma si aggiunge alle 21,7 milioni di rupie (245 mila euro) già pagate. Insomma il vil denaro rimargina ogni ferita.

Fu effettivamente pirateria o un tragico equivoco?

Il 15 febbraio 2012, a circa 20,5 miglia nautiche dalle coste indiane del Kerala, la petroliera battente bandiera italiana Enrica Lexie naviga in rotta di trasferimento da Galle (Sri Lanka) verso Gibuti, con un equipaggio di 34 persone e con a bordo 6 fucilieri di marina (il capo di 1ª classe Massimiliano Latorre, il secondo capo Salvatore Girone, il sergente Renato Voglino, il sottocapo di 1ª classe Massimo Andronico e i sottocapi di 3ª classe Antonio Fontana e Alessandro Conte) del 2º Reggimento “San Marco” della Marina Militare in missione di protezione della nave mercantile in acque a rischio di pirateria. Verso le 16:30 UTC+5:30, l’Enrica Lexie incrocia il peschereccio indiano St. Antony (con un equipaggio di 11 persone) e i marò a bordo, convinti di trovarsi sotto attacco pirata, sparano in direzione dell’altra nave. Poco dopo il St. Antony riporta alla guardia costiera del distretto di Kollam di essere stato fatto oggetto di colpi di arma da fuoco da parte di una nave mercantile; colpi che hanno ucciso due membri dell’equipaggio: Ajeesh Pink (o Ajesh Binki), di 20 anni, e Valentine Jelastine (o Gelastine), di 44 anni. La guardia costiera indiana contatta via radio l’Enrica Lexie chiedendo se sia stata coinvolta in un attacco pirata e, dopo aver ricevuto conferma dalla petroliera italiana, richiede alla stessa di attraccare al porto di Kochi. Dopo un contatto con la società armatrice, il comandante dell’Enrica Lexie, Umberto Vitelli, asseconda le richieste della guardia costiera indiana e attracca nel porto indiano.

Nella notte dello stesso giorno viene effettuata l’autopsia sui corpi dei due pescatori indiani, che due giorni dopo vengono entrambi sepolti, mentre la nave italiana viene posta in stato di fermo e il 19 febbraio, i due fucilieri di marina (marò) Massimiliano Latorre e Salvatore Girone vengono arrestati con l’accusa di omicidio. La Corte del Kollam dispone che i due marò siano tenuti in custodia presso la guesthouse della Central Industrial Security Force indiana invece che in una normale prigione.

Interviene il Tribunale arbitrale internazionale

Dopo anni di contenzioso tra Italia e India, con un lungo periodo con i marò bloccati nel Paese, nel 2020 il Tribunale arbitrale internazionale stabilì che i due fucilieri di Marina dovessero essere processati in Italia perché godevano al momento dei fatti dell'”immunità funzionale”, tesi sostenuta fin dall’inizio dall’Italia. Ma allo stesso tempo decise che Roma avrebbe dovuto risarcire la perdita di vite umane, e i danni materiali e morali inflitti agli altri membri dell’equipaggio del peschereccio.

Ora che il caso si sta per chiudere anche davanti alla Corte suprema indiana, questa ha stabilito che il dossier sarà chiuso quando lo Stato italiano avrà versato su un conto del ministero degli Esteri di Delhi la somma 40 milioni di rupie ciascuna famiglia dei pescatori (che in passato avevano già ricevuto dall’Italia 245 mila euro), e 20 milioni al capitano Bosco. 

In Italia l’indagine resta ancora aperta

Ma in Italia su Massimiliano Latorre e Salvatore Girone è ancora aperto un fascicolo in Procura, a Roma, dal 2012. Il procedimento è in mano al sostituto procuratore Erminio Amelio ed è rubricato per omicidio volontario. I due fucilieri furono ascoltati dai pm capitolini il 3 gennaio del 2013, quando fecero ritorno in Italia per alcuni giorni. Lo stesso anno la Procura fece effetuare anche una perizia sul computer e su una macchina fotografica che si trovavano a bordo della Enrica Lexie. Oggi i magistrati stanno analizzando gli atti inviati dal Tribunale internazionale dell’Aja per poi procedere ad una definizione del fascicolo. 

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