Dino Valle

Cellule da feti abortiti, interessa ancora a qualcuno?

di Riccardo Cascioli (La Nuova Bussola Quotidiana)

Santa Sede, CEI e vari intellettuali cattolici promuovono la vaccinazione di massa ignorando loro per primi i documenti della Chiesa riguardo alle condizioni richieste perché l’uso delle cellule da feti abortiti possa essere considerato moralmente lecito. Una grande occasione persa dalla Chiesa per evangelizzare.

Riguardo la questione morale nell’uso dei vaccini, è necessario prendere in considerazione un aspetto che sta a cuore a molti cattolici. Ovvero l’uso di linee cellulari provenienti da feti abortiti, «linee cellulari di origine illecita» le definisce l’Istruzione “Dignitas personae” (2008). Ci sembra necessario perché negli ultimi tempi si fa molta confusione oscillando da una totale banalizzazione del tema alla creazione di leggende metropolitane.

Iniziamo dunque partendo dai dati reali: i vaccini attualmente in circolazione in Europa hanno tutti in qualche modo a che fare – per la produzione, lo sviluppo o i test – con due linee cellulari provenienti da feti abortiti 40 o 50 anni fa. Si tratta dunque di cellule sviluppate in cicli successivi a partire da quelle originali. Non si stanno provocando aborti ora per produrre questi vaccini, né queste cellule sono presenti nel vaccino.

Vuol dire questo che allora non c’è problema? Niente affatto, il problema morale esiste tanto è vero che la Chiesa pone delle condizioni ben precise perché possa essere considerato moralmente lecito l’uso di tali vaccini.

La prima condizione è che ci sia uno stato di necessità, ovvero «un grave pericolo, come la diffusione, altrimenti incontenibile, di un agente patogeno grave», come dice la recente Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19 (Dicembre 2020). Esiste oggi questo stato di necessità? La Nota della CDF lo dà per scontato, ma la questione è invece discutibile. Guardiamo ai numeri forniti dal governo: dall’inizio della pandemia i casi accertati (casi, non malati) sono poco più di 3 milioni e 700mila, ovvero il 6% dell’intera popolazione italiana. Attualmente invece i positivi in Italia sono 536.361, ovvero lo 0,9% della popolazione. Di questi i malati ricoverati sono 31.749, di cui 3.603 in terapia intensiva. Ma più ancora dei dati generali è interessante che l’età media dei deceduti sia di 81 anni (Istituto Superiore di Sanità, aggiornamento al 31 marzo 2021), e nei deceduti si è registrata una media di 3,6 patologie pregresse. Tenendo anche conto che si stanno sperimentando con successo delle terapie precoci, se stato di necessità esiste si può dire che riguardi una fascia ben precisa della popolazione, ovvero gli anziani e chi soffre di specifiche patologie.

Seconda condizione richiesta perché si possa parlare di uso moralmente lecito di questi vaccini è che non ci siano alternative eticamente ineccepibili. Anche qui non è che non esistano tali alternative in assoluto, è che non sono rese disponibili dal nostro governo (così come da altri governi europei). Problema insormontabile per il singolo cittadino, ma il discorso è diverso se associazioni, gruppi cattolici, Chiesa fanno pressioni per ottenere i vaccini eticamente ineccepibili.

Ma non basta: ammettiamo anche lo stato di necessità e l’assenza di alternative. Deve essere chiaro che l’utilizzo di questi vaccini «non può costituire in sé una legittimazione, anche indiretta, della pratica dell’aborto, e presuppone la contrarietà a questa pratica da parte di coloro che vi fanno ricorso» (Nota della CDF). Perché questa contrarietà abbia un senso deve essere esplicita, pubblica. E deve trasformarsi in una forma di pressione su case farmaceutiche e sulle agenzie sanitarie governative per «produrre, approvare, distribuire e offrire vaccini eticamente accettabili che non creino problemi di coscienza né agli operatori sanitari, né ai vaccinandi stessi». Peraltro ancora la Nota della CDF spiega che «la vaccinazione non è, di norma, un obbligo morale e che, perciò, deve essere volontaria». E inoltre prevede che si possa fare obiezione di coscienza, ovvero che si rifiutino questi vaccini.

Avete visto o sentito nulla del genere da parte dei nostri pastori? Avete visto la Santa Sede prendere posizione su questo, magari anche – essendo la Città del Vaticano uno Stato sovrano – andando a rifornirsi di vaccini eticamente ineccepibili? Forse che qualcuno dei tanti intellettuali cattolici che danno lezioni pro life ha posto il problema? Ovviamente no, anzi: abbiamo visto il Papa definire la vaccinazione un dovere morale, lo Stato del Vaticano obbligare i suoi residenti e dipendenti a vaccinarsi, la Chiesa italiana mettere a disposizione i locali delle parrocchie come centri di vaccinazione, diversi intellettuali pro life farsi beffe di chi pone un problema etico all’uso di questi vaccini.

Mentre il Magistero della Chiesa davanti a questi vaccini dice «sì, ma…», ponendo quindi delle condizioni stringenti, nella pratica i principali rappresentanti della Chiesa sono passati direttamente al «sì senza se e senza ma», si sono fatti paladini della vaccinazione di massa tralasciando qualsiasi considerazione etica e mettendosi al servizio del potere di questo mondo. Un atteggiamento oggettivamente scandaloso, che ha fatto perdere alla Chiesa una grande occasione per «promuovere una nuova cultura della vita» (cfr. Dignitas personae, no. 37).

A questo si dovrebbe anche aggiungere che certe indicazioni vanno inserite in un contesto più ampio; e il contesto attuale ci dice che c’è un crescente uso di cellule fetali per prodotti farmaceutici e cosmetici, per cui tacere sulla eticità dei vaccini anti-Covid, dire un sì pieno a questo genere di vaccinazione, suona come un segnale di via libera anche a questo tipo di ricerca e produzione.

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