Gli Angeli Custodi, noi e la morte

di Dino Valle

Prosegue il botta e risposta con Don Marcello Stanzione, il maggior “angelologo” italiano (europeo? mondiale?)

Don Marcello, ne abbiamo già parlato, ma non dovremmo approfondire il tema della morte e del ruolo degli Angeli?

Sì, perché la questione riguarda anche un’altra domanda nodale: con la morte che cosa succede al nostro corpo e alla nostra anima? Secondo la Dottrina Cattolica ogni essere umano nell’ora dell’agonia combatterebbe una lotta impari contro l’assalto dei demoni se Dio, nella sua bontà, non gli inviasse in soccorso quegli esseri meravigliosi che sono gli Angeli. Gli Angeli, che hanno assistito gli uomini durante la loro vita sulla terra, hanno quindi ancora un compito importante da svolgere al momento della loro morte: li devono accompagnare. Ed è lo stesso Gesù che attribuisce agli Angeli questa funzione quando dice: “Il mendicante morì e fu portato dagli Angeli nel seno di Abramo” (Lc. 16,22), Nella lettura apocalittica giudaico-cristiana dei primi secoli si parla di tre angeli “psycopompes”; che coprono il corpo di Adamo (cioè dell’uomo) “con lini preziosi e lo ungono con olio fragrante; poi lo mettano in una grotta rocciosa, dentro una fossa scavata e costruita per lui. Ivi resterà fino alla resurrezione finale”. Allora comparirà Abbatan, l’Angelo della morte, per avviare gli uomini in questo viaggio verso il giudizio; in gruppi diversi secondo le loro virtù, sempre guidati dagli Angeli.

Dunque, al momento di morire si scatena una lotta fra Angeli e Demoni?

Noi sappiamo che l’Angelo custode di ogni uomo non lo lascia un solo istante lungo tutta la sua esistenza, il che non impedisce all’uomo di sbagliare e non sempre ci sarà il tempo per salvarsi. Nella frazione di secondo in cui l’anima abbandona il corpo, viene spinta nell’universo eterno e spirituale, restando esattamente com’era al momento di lasciare il corpo: per lei la nozione di pentimento non esisterà più, non sarà più possibile ritornare indietro, sarà per sempre stabilita nel Bene o nel Male.

Ma l’Angelo non può salvarci?

L’idea della dannazione eterna imbarazza molti cristiani, che la credono incompatibile con quello che sanno dell’Amore infinito di Dio verso le Sue creature. Ma colui che ha optato per il Male con cognizione di causa concepisce troppo tardi la vastità del suo errore ma non ha più né la possibilità né la volontà di riparare. Preso nella sua folle logica, ne resta prigioniero, si nutre di rimpianto, di collera e di odio, ma l’orgoglio che lo ha spinto a credere di poter fare a meno di Dio e della Sua Legge, gli vieta ora di implorare un perdono che otterrebbe se fosse capace di chiederlo… L’Inferno è un cerchio vizioso. Ma il Male riguarda noi tutti: Dio ci ha dato il libero arbitrio, il nostro Angelo non può contrastarlo.

Ma in che cosa consiste esattamente la dannazione?

I teologi dicono che essa comprende due castighi: il fuoco eterno e il danno, la privazione di Dio, ma il fuoco non è nulla comparato al danno. I  ogni caso nessun essere vivente può figurarsi in che cosa consista l’Inferno, mentre gli Angeli e i Demoni lo sanno e gli Angeli, che misurano pienamente l’orrore del castigo eterno, fanno l’impossibile per salvare il loro protetto, fosse pure il più abominevole criminale che la Terra abbia portato, perché sanno che infinita è la misericordia di Dio, per poco che sia ancora il tempo di invocarlo.

Il momento del trapasso è misterioso, ogni religione ha cercato di comprenderlo…

L’idea degli Spiriti che scortano i morti verso i luoghi del riposo o del castigo non è solo un’idea del cristianesimo: tutti i popoli hanno, nella loro mitologia, degli spiriti o delle divinità psicagoghe, che si tratti dei demoni etruschi, delle Valchirie scandinave e germaniche, di Ermes – Mercurio, di Caronte il trasportatore, di Anubis l’Egizio o della dea celtica, Anna. Questo corrisponde al bisogno di una guida, di un iniziatore per passare da una realtà ad un’altra, per superare quel mistero. Quello che San Giovanni Crisostomo esprimerà in seguito in un linguaggio cristiano : “Se noi abbiamo bisogno di una guida quando passiamo da una città ad un’altra, tanto più l’anima che rompe i legami della carne e passa alla vita futura avrà bisogno di qualcuno che le mostri la strada!”.

E quale sarebbe il ruolo dell’Arcangelo Michele?

A Michele ormai è attribuito il ruolo di psicagogo. Il mondo ebraico non ignora che Michele possa condurre le anime nel soggiorno della Pace, ed è una delle ragioni per le quali il Principe delle Misericordie viene invocato nel Kaddish. Essendo Michele l’Angelo esorcista per eccellenza, il vincitore di Lucifero e dei ribelli, nessuno è più adatto di lui a sgomberare la stradadl Cielo davanti alle anime dei defunti.

Superato il “cancello” della vita, le anime si innalzano?

Gli Angeli portano le anime verso il Trono di Dio, ma la scorta non è la stessa per tutte le anime. San Gregorio di Tours mostra la Vergine Maria che sale al Cielo col suo corpo nel giorno dell’Assunzione, e viene accolta da San Michele che La conduce nel posto reale che è il Suo. Un testo del monachesimo egiziano è molto più curioso: “Quando un uomo buono muore, quattro Angeli si recano presso di lui e questi Spiriti celesti sono sempre di un rango analogo alla condizione di quello che muore. Se il suo rango era elevato, gli Angeli occupano ugualmente dei posti distinti nella Gerarchia celeste. Se il suo rango non era che secondario, questi Angeli sono similmente di una classe inferiore”.

Poi che cosa avviene, c’è una sorta di “processo”?

Nel cristianesimo si è imposta questa idea di giudizio individuale che rassomiglia molto ad un processo, con i suoi attori abituali : l’anima è l’accusata, Cristo il giudice, l’Angelo custode l’avvocato della difesa e il Diavolo è il procuratore. Questa disputa cruciale intorno all’anima viene spesso rappresentata come la pesatura dell’anima: Sant’Agostino conosce questa credenza e la conferma, ed essa è molto presente nella scultura romana. Al centro, San Michele, al quale è affidato il ruolo di “psicostase”, tiene in mano una bilancia: su ogni piatto, le buone e le cattive azioni del morto, mostrato nudo, piccolo, miserevole e spoglio di tutto. A destra e a sinistra, l’Angelo custode e il Demonio, il quale, talvolta, tenta di imbrogliare e di inclinare la bilancia a suo vantaggio.

Facciamo un passo indietro: come si immaginano il trapasso le religioni precedenti al cristianesimo?

L’ebraismo non ignora gli Spiriti psicopompi ma li identifica coi Demoni. In Estremo Oriente, è Budda che è lo pscicopompo per eccellenza e che decide del prossimo Karma delle anime, in funzione della loro vita passata. Nel mondo greco e latino, Ermete e Mercurio sono allo stesso tempo psicagogi (accompagnatori) e psicostasi (pesatori di anime). Ma è presso gli Egizi che si manifesta soprattutto la credenza nella pesata delle anime: dopo aver superato molte prove pericolose, il defunto, secondo “Il Libro dei Morti”, arriva nel regno di Osiride e compare davanti al tribunale presidiato da questo dio, accolto da Anubis, il dio dalla testa di sciacallo. (Va notato che in Oriente San Cristoforo, il Santo passatore di fiumi, cioè psicagogo anche lui, è talvolta rappresentato con una testa di cane, proprio come Anubis). Anubis accompagna il defunto tenendolo per mano nella sala dei Due Pesi dove c’è una bilancia. Su uno dei piatti viene deposto il cuore del morto, il suo ka. Sull’altro, una piuma. Anubis vigila alla buona regolazione della bilancia, mentre Thoth, dio-scimmia, divinità della Luna e mago si appresta a prendere nota delle parole del morto e del giudizio. Comincia allora una lunga giustificazione davanti a Osiride, Iside e i loro quarantadue assessori. Dopo avere dimostrato la sua grande pietà invocandoli tutti sotto i loro nomi segreti, il morto rifiuta tutti i peccati, proclamando che li detesta e non li ha affatto commessi su questa terra. Se dice il vero, il ka, sul piatto, non freme e resta in perfetto equilibrio con la piuma della giustizia e il defunto è ammesso in Cielo. Se mente, la bilancia pende e subito un mostro orribile, allo stesso tempo leone, coccodrillo e ippopotamo, chiamato il Divorante, esce e inghiotte il ka, privando il peccatore della vita eterna.

Il Cristianesimo eredita dunque questa “procedura” di giudizio. Resta però inspiegabile che il nostro Angelo non riesca ad evitare i nostri errori…

Di fatto gli Angeli custodi sono come i medici: non sono tenuti a riuscire. Essi non hanno obbligo di risultato. Nella misura in cui è sicuro che un Angelo custode fa sempre del suo meglio, non risparmia nessuno sforzo per salvare l’anima che gli è affidata, non è responsabile del suo eventuale smacco.

Ma che cosa prova l’Angelo vedendo perduta un’anima per la quale egli si è per così lungo tempo prodigato?

Né tristezza, né rimpianto. Gli Spiriti beati, come indica il loro nome, sono radicati nella felicità più assoluta. Non ci può essere rimpianto perché tutto è disposto secondo i piani di Dio. E, come nulla accade che Dio non abbia permesso, facendo dunque entrare anche il male nell’assolvimento finale del Suo piano, nulla può alterare la felicità degli Angeli. La dannazione di un’anima criminale non fa che riparare gli oltraggi inflitti a Dio lungo una vita terrena.

Che succede all’Angelo di un dannato?

Si ritrova privato per l’eternità della compagnia di quest’uomo o di questa donna col quale avrebbe dovuto condividere la felicità celeste, come con l’amico più caro. Secondo quello che riportano le rivelazioni di taluni mistici, questi Angeli dei dannati vanno a formare la Corte della Vergine e si consolano contemplandola. Se invece l’anima è arrivata davanti al Suo Giudice purificata da tutte le sue colpe, riscattata dalle sue sofferenze e i suoi sacrifici, è ammessa direttamente in Paradiso e l’Angelo può lasciar esplodere la sua gioia perché nulla potrà più separarli né turbare la loro gioia eterna. Infine, nel caso più frequente di un’anima purificata dai suoi peccati mortali e preservata dai fuochi dell’Inferno, ma la cui purificazione è rimasta insufficiente per colpe veniali o penitenze mal compiute, prima di poter penetrare rente spontaneamente il bisogno di completare questa pulizia, di ritrovare la perfezione del suo battesimo. Da se stessa, ella si precipita in Purgatorio.

Che fanno dunque gli Angeli di queste anime?

Santa Francesca Romana, guidata da San Raffaele, visita l’Inferno e il Purgatorio e insegna nel suo “Trattato” che le anime vi sono condotte dai loro Angeli custodi, che li aspettano alla porta e li incoraggiano a sopportare questo soggiorno per arrivare alla gloria. La visione di Francesca mostra il Purgatorio separato in diverse zone. Come nell’Inferno, dove i cerchi esteriori sono quelli dove si espiano i peccati meno gravi, più si guadagnano i bordi dei cerchi concentrici del Purgatorio, più i tormenti si fanno leggeri, il fuoco è rimpiazzato da laghi sia bollenti, sia ghiacciati: i peccatori espiano in questi laghi, sotto la sorveglianza allo stesso tempo vigile ed impietosa dei loro Angeli, che tentano di consolarli e  la loro sola visione è un addolcimento dei supplizi.

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