Dino Valle

1912 – Il transatlantico Titanic urta un iceberg nel viaggio inaugurale

di Dino Valle

L’RMS Titanic era un transatlantico britannico della classe Olympic naufragato nelle prime ore del 15 aprile 1912, durante il suo viaggio inaugurale, a causa della collisione con un iceberg avvenuta nella notte.

Secondo di un trio di transatlantici, il Titanic, assieme ai suoi due gemelli RMS Olympic e HMHS Britannic, era stato progettato per offrire un collegamento settimanale di linea con l’America e garantire il dominio delle rotte oceaniche alla White Star Line. Costruito presso i cantieri Harland and Wolff di Belfast, il Titanic rappresentava la massima espressione della tecnologia navale del tempo ed era il più grande e lussuoso transatlantico del mondo. Durante il suo viaggio inaugurale (da Southampton a New York, via Cherbourg e Queenstown), entrò in collisione con un iceberg alle 23:40 (ora della nave) di domenica 14 aprile 1912.

L’impatto con l’iceberg provocò l’apertura di alcune falle sotto la linea di galleggiamento, allagando i primi 5 compartimenti stagni del transatlantico, che 2 ore e 40 minuti più tardi provocarono l’inabissamento della nave (alle 2:20 del 15 aprile), facendola spezzare in due. Nel naufragio persero la vita tra le 1490 e le 1523 persone, compresi i membri dell’equipaggio; solo 706 persone riuscirono a sopravvivere, 6 delle quali furono salvate fra la gente finita in acqua. L’evento suscitò enorme sconcerto nell’opinione pubblica e portò alla convocazione della prima conferenza sulla sicurezza della vita umana in mare.

La collisione

La dinamica precisa della collisione non è ben chiara ancora oggi. La manovra stessa, eseguita per evitare l’iceberg, è stata messa in discussione negli anni e interpretata in diversi modi, sia dai testimoni alle inchieste e sia dagli esperti di navigazione, dell’epoca e odierni.

Quello che è certo, è che alle 23:40 (ora locale della nave, UTC-3), le vedette Frederick Fleet e Reginald Lee videro una massa scura di fronte alla nave, un iceberg. L’avvistamento avvenne “a occhio nudo”, a causa della mancanza dei binocoli e questo complicò l’avvistamento. Alcuni uomini di mare, chiamati a consiglio durante le inchieste, furono però dell’idea che, in una notte senza luna, un ostacolo al buio si sarebbe individuato più facilmente a visuale aperta, anziché ingrandita e concentrata su un punto. Lo stesso Sir Ernest Shackleton, esperto dei mari glaciali, sostenne questa teoria all’inchiesta britannica del Board of Trade. (fonti: www.titanicinquiry.org).

Dopo l’avvistamento, Fleet suonò tre volte la campana e telefonò alla plancia di comando comunicando «Iceberg right ahead!» («Iceberg proprio davanti!»). L’ufficiale di guardia sul ponte in quel momento era William Murdoch, ed è chiaro che il suo primo tentativo fu quello di allontanare la prua dall’iceberg, virando tutto a sinistra. La manovra avrebbe però avvicinato la poppa all’ostacolo ed è per questo che, probabilmente, avvenne una seconda virata opposta, a dritta. Non è chiaro se il secondo ordine venne dato prima o dopo la collisione, ma il marinaio Alfred Olliver, che in quel momento si trovava nei pressi della plancia, dichiarò di averlo sentito dare chiaramente. Prima della collisione fu anche dato l’ordine di chiudere tutte le porte stagne.

Per quanto riguarda i motori, molti sostennero che furono messi “indietro tutta”, ma questo potrebbe non essere vero. La diminuzione della velocità di una nave rende meno efficiente l’effetto evolutivo del timone, di conseguenza una virata di emergenza sarebbe più lenta, e questo Murdoch doveva saperlo bene. Navigava da tanti anni ed era diventato uno degli ufficiali più anziani della compagnia. Inoltre, l’inversione istantanea delle macchine alla velocità di crociera (una manovra chiamata “crash stop”) avrebbe provocato una forte scossa per tutta la nave, che nessuno ha dichiarato di aver sentito, e che avrebbe addirittura potuto far saltare gli assi e danneggiato i motori.

È probabile che Murdoch fece comunque fermare le macchine, perché i fuochisti ricevettero l’ordine di chiudere gli ammortizzatori delle caldaie e quindi di diminuire la pressione del vapore, necessario al pieno funzionamento delle macchine. Se l’ordine fosse stato “indietro tutta”, sarebbe stato necessario alimentare ancor di più le caldaie, quindi continuare a produrre vapore. (fonti: www.encyclopedia-titanica.org).

Dalle testimonianze dei superstiti, l’impatto non fu avvertito in prima classe, se non per un tintinnio dei lampadari di cristallo e per alcuni oggetti che caddero dai comodini; mentre venne descritto dai passeggeri di seconda classe come “una vibrazione ovattata, strana e breve”; come “un botto sordo” dai passeggeri di terza classe; e come un rumore “assordante di ferraglia” dai fuochisti, che furono i primi ad assistere al cedimento dello scafo.

Uno di essi diede la seguente testimonianza: «All’improvviso la murata di dritta parve rovinarci addosso. Si sentì come uno scoppio di arma da fuoco e l’acqua cominciò a scorrere intorno; ci gorgogliò tra le gambe e noi ci precipitammo con un balzo nel compartimento successivo chiudendoci alle spalle la porta stagna. Non pensai, e nessuno lo pensò in quel momento, che il “Titanic” sarebbe potuto affondare». Lightoller, che in quel momento si trovava lecitamente a letto nella sua cabina, testimoniò di aver avvertito soltanto « […] un’interruzione nella monotonia del movimento».

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