Dino Valle

Di Maio negli Usa: 5 umiliazioni e tanto peggio

di Aurelio Armellini (l'Antidiplomatico)

Luigi Di Maio vola negli Stati Uniti come “primo ministro degli esteri ad incontrare la nuova amministrazione Biden”. Il motivo del viaggio sono i 160 anni delle relazioni tra Italia e Stati Uniti, ma è in realtà chiaro leggendo i giornali italiani (ai quali piace infierire con gusto) che è un nuovo bagno di sangue di umiliazioni richiesto dal padrone. Lo scatto di dignità avuto con il Conte 1 (con Di Maio non ancora alla Farnesina) in ben due occasioni – firma del Memorandum con la Cina e non riconoscimento del golpista dell’estrema destra venezuelana Guaidò – necessita di ulteriori prostrazioni. 

Quante umiliazioni? Ne abbiamo elencate alcune per voi.

Prima. Dal Corriere della Sera. Testuale. “Innanzitutto il governo italiano prende atto della linea Biden sulla pandemia, che il virologo Anthony Fauci ha ripetuto allo stesso Di Maio: prima immunizziamo gli americani. Niente fiale extra”. Del resto gli “alleati” sono quelli che ci vedevano morire e che facevano trasportare in Lussemburgo e non in Lombardia un ospedale di campo da Taranto. Chi era arrivato a darci una mano nell’”ora più buia” erano altri, i “nemici”. Ma questa è una storia nota.

Seconda umiliazione. Sempre dal Corriere della Sera. “Capiamo le vostre priorità ma dateci una mano almeno ad avere nei tempi stabilitile dosi che abbiamo ordinato. ‘Anche perché – ha detto Di Maio ai giornalisti – siamo nel pieno di una campagna geopolitica dei vaccini che Italia, Europa e Stati Uniti devono affrontare insieme”. In poche parole: elemosina a Big Pharma. Ma non è finita. “Il modo migliore per arginare l’offensiva dello charme di alcuni paesi (Cina e Russia, ndr) – osserva Di Maio, è “lavorare insieme per velocizzare la campagna di vaccinazione”. Siamo al totale appiattimento alla propaganda più becera russofoba e sinofoba.

Terza umiliazione. Ancora Corriere della Sera. “Di Maio fa sapere di aver avuto dall’interlocutore la garanzia che gli Stati Uniti saranno più presenti nel confronto politico sulla Libia”. E quindi dopo la cabina di regia “Renzi-Obama” e quella “Conte-Trump” siamo al terzo episodio della farsa che ha portato la Turchia a conquistare la Tripolitania e dettare l’agenda con la Germania nel paese più importante per i nostri interessi strategici, in un continuo e totale fallimento di politica estera assecondato dagli Stati Uniti.

Quarta umiliazione. Da La Stampa. “Sul ritiro dall’Afghanistan il ministro è perentorio: Siamo andati insieme, usciremo insieme”. Non commentiamo per offendere ulteriormente la vostra intelligenza.

Quinta umiliazione. Da la Repubblica. “A gettare scompiglio è Boyko Borissov: l’Unione Europea pagherà le nuove dosi del vaccino Pfizer-Biontech 19,5 euro anzinché 12”.

Nel giorno in cui la multinazionale Johnson e Johnson si vede bloccato il vaccino negli Stati Uniti – Speranza aveva annunciato 50 milioni di dosi già acquistate in una informativa al Senato e doveva essere la “salvezza” al collasso totale di gestione della pandemia – e nel giorno in cui il primo ministro bulgaro rompe i muri di omertà dei contratti segreti tra Commissione Europea e Big Pharma, il viaggio di Di Maio negli Usa certifica il nostro status di semi-colonia. Ci resta una sola domanda rivolta a tutti noi come comunità, come popolo: esattamente quando abbiamo smesso di lottare perché il nostro futuro non venga elemosinato in modo così umiliante a Washington o Bruxelles?

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