1974 – Il magistrato Mario Sossi viene rapito dalle Brigate Rosse

di Dino Valle

Mario Sossi (Imperia6 febbraio 1932 – Genova6 dicembre 2019) è stato un magistrato e politico italianoPubblico ministero nel processo al Gruppo XXII Ottobre, fu sequestrato dalle Brigate Rosse a Genova il 18 aprile 1974 e rilasciato a Milano il 23 maggio seguente.

Nato ad Imperia nel 1932, Sossi venne chiamato alle armi nel 1953 e fino al 1954 prestò servizio nel corpo militare degli alpini a cui resterà sempre legatissimo. Durante l’università militò nel FUAN, un’associazione studentesca missina. Laureatosi in giurisprudenza, Sossi entrò in magistratura nel 1957 e aderì all’UMI, l’associazione dei magistrati politicamente più a destra, da cui comunque si dissocerà in seguito per il mancato sostegno dell’associazione, in suo favore, durante il sequestro.

L’attività giudiziaria

Fu sostituto procuratore della procura della Repubblica del tribunale di Genova. Divenne noto all’opinione pubblica per l’inchiesta sugli scioperi negli ospedali psichiatrici di Quarto e Cogoleto, per l’arresto di alcuni edicolanti che avevano esposto al pubblico riviste pornografiche e infine per l’arresto dell’avvocato Giambattista Lazagna, sospettato di aver rubato armi ed esplosivi; quest’ultimo verrà prosciolto in istruttoria. Nel 1973 fu pubblico ministero nel processo che portò alla condanna dei membri del Gruppo XXII Ottobre. Al momento del rapimento da parte delle Brigate Rosse sosteneva l’accusa contro gruppi terroristici.

Il sequestro da parte delle Brigate Rosse

Un gruppo di venti terroristi, con sette auto e un furgoncino lo sequestrò la sera del 18 aprile 1974 al suo rientro a casa in via Forte San Giuliano a Genova, appena sceso dall’autobus della linea 42. Il sequestro fu denominato dai brigatisti come Operazione Girasole.

Sossi fu colpito e caricato su un’Autobianchi A112 guidata da Alberto Franceschini, seguito da Mara Cagol su una Fiat 128. Superato un posto di blocco, per un equivoco, Franceschini sparò una raffica di mitra contro l’auto guidata da Mara Cagol, che rimase illesa. Nell’intervista rilasciata a Giovanni Minoli per il programma La storia siamo noi, Sossi ha dichiarato che a seguito della sparatoria, l’auto su cui si trovava, incatenato dentro a un sacco, andò a sbattere contro un albero. Fu in quell’occasione che si procurò l’ecchimosi che è evidente nelle prime foto diffuse dalle BR.

Sossi fu sottoposto a interrogatorio da Alberto Franceschini, coadiuvato da Pietro Bertolazzi. La direzione strategica delle Brigate Rosse si riunì e vi furono divergenze. A quel punto il rapimento fu gestito da Alberto Franceschini, Mara Cagol e Piero Bertolazzi. Sossi fu sottoposto a un processo, al termine del quale i brigatisti decisero di ucciderlo, qualora non fossero state accolte le richieste (“Sossi, fascista, sei il primo della lista!” era uno slogan brigatista). Franceschini affermò poi che Sossi avrebbe potuto essere ucciso come extrema ratio, ma che lui cercò sempre di evitare a ogni costo quella soluzione.

Le Brigate Rosse chiesero quindi come contropartita per la sua liberazione la liberazione di otto terroristi del Gruppo XXII Ottobre e il loro trasporto in un paese amico, ma i paesi considerati potenziali benevoli ospitanti declinarono tutti l’asilo politico, prima Cuba, poi Algeria e Corea del Nord.

La Corte d’assise d’appello di Genova il 20 maggio 1974 diede parere favorevole alla libertà provvisoria, ma il Procuratore generale presso la Corte d’appello di Genova Francesco Coco (poi ucciso dalle BR) si rifiutò di controfirmare l’ordinanza di scarcerazione degli 8 terroristi, e presentò ricorso in Cassazione. Sossi venne comunque liberato a Milano il 23 maggio 1974. Subito dopo la sua liberazione non cercò di avvisare nessuno, tornò solitario a Genova in treno e infine si presentò alla Guardia di Finanza della sua città. Alcuni mesi dopo Franceschini fu arrestato dai carabinieri insieme con Renato Curcio, mentre Mara Cagol fu uccisa in uno scontro a fuoco un anno dopo.

Due anni dopo il procuratore Francesco Coco verrà assassinato a Genova l’8 giugno 1976, insieme con due uomini della scorta, dalle BR, come “rappresaglia”. Fu il primo magistrato ucciso dal terrorismo rosso.

La liberazione, l’impegno in politica e la morte

Sossi tornò alla procura presso il tribunale. Successivamente, prestò servizio anche alla procura generale della Repubblica presso la corte di appello di Genova e in corte di cassazione a Roma come presidente di sezione. Cessò dal servizio il 5 luglio 2006 continuando però a fare l’avvocato penalista, fino alla sospensione provvisoria dall’Albo decisa nel 2011 per due anni per una denuncia di calunnia.

Nel 2007 si candidò per il consiglio comunale di Genova per Alleanza Nazionale ottenendo il quarto posto (e primo dei non eletti) con 341 voti. Nel settembre 2008 venne eletto coordinatore di Azione Sociale per la Liguria.

Alle elezioni europee del 2009 si è candidato da indipendente nella lista di Forza Nuova per la circoscrizione nord-occidentale ottenendo 1.016 voti.

Sossi è morto il 6 dicembre del 2019. Era sposato e aveva due figlie.

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