Dino Valle

Quel video di Beppe Grillo in difesa del figlio

di Alberto Pellai

Famiglia Cristiana

Sapere che il proprio ragazzo è implicato in una vicenda dai risvolti penali è uno strazio per ogni padre. Ma un genitore ha fallito se ha una concezione del divertimento come quella che ha usato Grillo per scagionare il giovane dall’accusa di violenza sessuale


Sapere che tuo figlio è implicato in una vicenda che ha pesanti risvolti penali e che potrebbe compromettergli in modo rilevante l’accesso al futuro, è uno strazio per ogni padre. Pensare, credere, affermare che tuo figlio non è il “mostro da prima pagina” che tutti i media stanno raccontando è più che plausibile, nella prospettiva del genitore. Perché se gli sei padre, quel figlio lo hai tenuto per mano, cresciuto e accompagnato nel territorio della vita. Gli dovresti aver insegnato il bene e il male, fornito le competenze per fare della propria crescita un terreno su cui generare frutto. Come padre, tu sai che i figli fanno errori e sbagli. Lo metti in conto. Ma una cosa è avere un figlio che ha fatto uno sbaglio. Una cosa invece è sentirti dire che tuo figlio è sbagliato. Beppe Grillo ieri ha girato un video dove con rabbia e furia difendeva il figlio dalle accuse che gli sono state fatte e che lo vedono indagato. Rende pubblica la propria indignazione perché afferma che il mancato arresto del figlio negli ultimi due anni è la prova del non avvenuto reato. E la conferma sta in un video in cui si vedono ragazzi che – lui afferma – si stanno divertendo.

La questione legale e i suoi risvolti penali io non sono in grado di commentarli: non ho le competenze per farlo. La questione educativa che il video di Beppe Grillo ci pone è invece importante. Quando sei maggiorenne devi assumerti le responsabilità di ciò che fai e che sei. La legge ti tratta come un adulto. Perché lo sei, in effetti, con tutto quelle che consegue. Le parole usate da  Beppe Grillo per parlare del figlio e degli altri ragazzi coinvolti ci mostrano un padre che racconta suo figlio e il suo gruppo di amici alla stregua di preadolescenti maldestri che stanno facendo cose divertenti. Lui li definisce “un gruppo che ride”, “ragazzi di 19 anni che si stanno divertendo, che sono in mutande”. Alla fine del video Grillo dice che è chiaro che quelli lì sono “quattro c. e non quattro stupratori”.

Abbiamo probabilmente cresciuto figli che durante l’età dello sviluppo non hanno compreso la responsabilità dei loro gesti e l’importanza enorme che è implicita in alcune dimensioni della vita.  Ci sono cose della vita che se non impari a “trattarle e gestirle” in modo adeguato possono trasformarsi in boomerang, anche con possibili risvolti penali. Fare sesso di gruppo, riprenderlo con un video, fare di tutto questo una cosa divertente gestita da un gruppo di diciannovenni che gli stessi adulti che li hanno messi al mondo devono definire “c.” perché altrimenti rischiano di essere dichiarati stupratori: il nostro fallimento di genitori è tutto qui. Alcuni nostri figli – delle cose importanti della vita – hanno capito poco o niente. Così vanno in giro e si mettono nei pasticci, senza nemmeno comprenderne le implicazioni e le conseguenze. Proprio come un preadolescente della scuola media, che dobbiamo costantemente monitorare e supervisionare, perché vorrebbe fare cose da grandi avendo la mente di uno che è ancora piccolo. Così poi dobbiamo cercare di far capire al mondo che l’errore che ha fatto deriva dal fatto che “è ancora piccolo, è solo un c.”. Se questa scusa può stare in piedi per un tredicenne, purtroppo non vale per un diciannovenne. Può succedere che definire semplicemente “c.” dei 19enni che fanno sesso di gruppo non serva a scagionarli. Questo ce lo dirà la legge. Di sicuro non scagiona noi genitori: che abbiamo fallito, se abbiamo figli adulti e maggiorenni che hanno una concezione del divertimento identica a quella che Grillo usa come giustificazione per ribadire che il figlio è innocente. Sempre più caso di cronaca ci raccontano che la sessualità è un territorio sempre più scosceso, dove se non ti muovi usando responsabilità, rispetto ed empatia, rischi di fare male e farti male. Questo prima o poi qualcuno lo deve insegnare a chi cresce.

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