Tre Pontefici, tutti e tre santi, ma molto diversi tra loro

di Dino Valle

Tre Pontefici, tutti e tre santi, ma molto diversi tra loro: Sotero, Caio e Agapito I. Il primo creò il matrimonio come sacramento, escluse però le donne dal sacerdozio e proibì loro anche di toccare le Ostie! Il secondo era parente di Santa Susanna e dell’Imperatore Diocleziano che non lo toccò, nonostante le sue ferocissime persecuzioni. Il terzo, si sospetettava che fosse addirittura figlio di Papa!

San Sotero

Sotero (nella foto), noto anche come il “papa della carità” (FondiII secolo – Roma174 o 175), è stato il 12º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo. Fu papa tra il 166/167 e il 174/175.

Il Liber Pontificalis riporta che Sotero sarebbe nato a Fondi, dove è ancora possibile visitare la casa nativa e dove ancora vivono i suoi discendenti; altri ne hanno ipotizzato l’origine greca, forse per l’interesse da lui mostrato verso i problemi delle Chiese di Grecia.

Uno dei primi provvedimenti, dopo la sua elezione, fu quello di indire una raccolta di denaro da inviare per le necessità della chiesa di Corinto. La lettera che Sotero scrisse in nome della chiesa di Roma alla chiesa di Corinto è andata perduta, anche se Harnack ed altri hanno tentato di identificarla con la cosiddetta “Seconda Epistola di Clemente” (vedi papa Clemente I). Però è giunta fino ai nostri giorni la lettera di ringraziamento per questa raccolta inviata da Dionisio (o Dionigi), vescovo di Corinto. Il gesto assume una rilevanza che va oltre la semplice carità cristiana: Sotero assegna infatti alla Chiesa di Roma una posizione di soccorritrice delle altre chiese cristiane e, dunque, anche di guida sulla linea dell’amore e della carità tracciata dal messaggio evangelico. Ecco perché Sotero è noto anche come il “papa della carità”.

In questo periodo si diffusero sempre di più le idee dell’eresia montanista, che portò a posizioni rigoriste e antisociali e che forse spinsero l’imperatore Marco Aurelio a proseguire nella repressione e persecuzione dei cristiani. Il potere imperiale non si preoccupava infatti di distinguere tra cristiani “ortodossi” e cristiani “eretici”.

In merito alla persecuzione di Marc’AurelioTertulliano riporta la notizia di un editto di tolleranza emesso dall’imperatore nei confronti dei cristiani a seguito del cosiddetto “Miracolo della legione fulminante”. Riferisce che nel corso della campagna contro i Quadi del 174, una legione stava per essere annientata dal nemico perché debilitata da una gravissima siccità quando, in seguito alle preghiere di un gruppo di legionari cristiani, cominciò a piovere così violentemente che le truppe furono rinfrancate e i fulmini sbaragliarono il nemico, propiziando così la vittoria e la salvezza della legione. L’avvenimento è storicamente accertato (è anche raffigurato in uno dei bassorilievi della Colonna Antonina), ma sembra improbabile che l’autorità pagana lo abbia accreditato come intervento del Dio dei cristiani piuttosto che di Giove pluvio o di qualche altra divinità dell’olimpo romano. E infatti, nessun’altra fonte parla di editti di tolleranza da parte di Marco Aurelio.

Tra le decisioni prese da Sotero si ricordano la dichiarazione che il matrimonio era valido solo come sacramento benedetto da un sacerdote.

Reiterò il decreto che proibiva alle donne di toccare patena e calice e di bruciare incenso durante le cerimonie. Tale decreto costituì un momento importante nella storia della Chiesa e del rapporto tra la Chiesa di Roma e le donne; fin dai primissimi tempi, infatti, le diaconesse erano una figura presente nell’ordinamento ecclesiastico, con compiti ben definiti.

Non ci sono prove che Sotero sia morto martire.

Venne sepolto nel cimitero di San Callisto a Roma. Secondo un’altra tradizione, invece, fu sepolto vicino alla Tomba di Pietro.

In seguito, al tempo di papa Sergio II, i suoi resti furono traslati nella Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti, dove una lapide del 1655 indica un preteso ritrovamento delle spoglie, e di lì nella Basilica di San Sisto Vecchio.

Secondo altre tradizioni una parte delle sue spoglie è custodita nella cattedrale di Toledo.

San Caio

Caio (Dalmazia, … – Roma22 aprile 296) è stato il 28º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, dal 17 dicembre 283 alla sua morte. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalle Chiese ortodosse.

Secondo il Catalogo Liberiano, Caio fu papa per dodici anni, quattro mesi e sette giorni, dal 17 dicembre 283, al 22 aprile 296 (Adolf von HarnackChronol., I, 155); Eusebio di Cesarea errava nello stimare il suo pontificato a quindici anni. Veniva menzionato nel Depositio Episcoporum del IV secolo (quindi non come martire): “X kl maii Caii in Callisti“. Fu sepolto nella cripta papale del cimitero di Callisto. Non sono noti altri particolari della sua vita.

Secondo Santa Susanna di Concordio, era cugino di Santa Susanna di Roma, era nato a Salona, antica città dalmata ed era anche parente dell’imperatore Diocleziano. Se quest’ultima notizia fosse vera giustificherebbe il fatto che durante il suo pontificato Diocleziano non solo fu più che tollerante con i cristiani, ma anzi molti di loro divennero collaboratori della casa imperiale. L’ultima grande persecuzione, scatenata proprio da Diocleziano, risale infatti al 303, alcuni anni dopo la morte di Caio. Per questo è da mettere in dubbio il suo martirio, avvenuto, secondo il Liber pontificalis, per aver suggerito alla cugina Susanna di fare voto di verginità. Di conseguenza sono anche dubbi i motivi della sua canonizzazione.

In quegli anni cominciò a svilupparsi a Roma l’eresia del Manicheismo ed iniziò anche a riscuotere un certo successo il culto orientale di Mitra, che produssero diversi problemi alla chiesa cristiana. Ma è anche vero che in quell’epoca si andava sempre più affermando il prestigio della Chiesa di Roma sulle altre.

La tomba di Caio, con l’epitaffio originale, venne scoperta da Giovanni Battista de Rossi. Al suo interno fu rinvenuto l’anello con il quale sigillava le sue lettere.

Sant’Agapito I

Agapito I (Roma, … – Costantinopoli22 aprile 536) è stato il 57º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica dal 13 maggio 535 alla sua morte. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalle Chiese ortodosse.

Agapito era figlio di un certo Gordiano, un presbitero romano che era stato ucciso durante i disordini occorsi ai giorni di papa Simmaco nel settembre 502 e che, secondo alcuni genealogisti, era figlio di papa Felice III: Agapito sarebbe dunque un rappresentante della Gens Anicia e dal fratello Palatino discenderebbe in linea diretta papa Gregorio I. Inoltre, è il primo Papa non nato stricto sensu all’interno dell’Impero romano, sia d’Occidente o d’Oriente, bensì nel Regno di Odoacre, che riconosceva solo nominalmente la supremazia dell’imperatore di Bisanzio.

Il suo primo atto ufficiale fu quello di bruciare, di fronte al clero riunito in assemblea, l’anatema che papa Bonifacio II aveva scagliato contro il suo rivale Dioscuro e che aveva ordinato fosse conservato negli archivi della Chiesa di Roma: questo conferma che Agapito apparteneva alla fazione della chiesa romana più vicina a Costantinopoli, in contrapposizione con il governo di Ravenna. Confermò, inoltre, i decreti del Concilio tenutosi a Cartagine dopo la conquista dell’Africa da parte di Belisario, nel 534: secondo questi decreti, i convertiti dall’arianesimo erano stati dichiarati non idonei ad accedere agli ordini sacri e quelli già ordinati erano ammessi alla sola comunione laica. Accolse anche un appello da parte di Contumelioso, vescovo di Riez, che era stato condannato per immoralità da un concilio tenutosi a Marsiglia, ordinando a Cesario di Arles di sottoporre l’imputato ad un nuovo processo di fronte ai legati papali.

Nel frattempo, Belisario, dopo la facile conquista della Sicilia, stava preparandosi ad invadere l’Italia. Il re gotico Teodato, come ultima risorsa, supplicò l’anziano pontefice di recarsi a Costantinopoli e di usare la sua personale influenza sull’imperatore Giustiniano. Per coprire i costi dell’ambasciata, Agapito fu costretto ad impegnare gli arredi sacri della Chiesa di Roma.

Partì in pieno inverno accompagnato da cinque vescovi e da un imponente seguito. Nel febbraio del 536 giunse nella capitale d’Oriente, dove fu ricevuto con tutti gli onori che si convenivano al capo della Chiesa cattolica e ortodossa (i due termini erano usati per indicare la chiesa indivisa). Come egli aveva previsto, lo scopo apparente della sua visita era destinato al fallimento. Giustiniano non poteva essere smosso dalla sua volontà di ristabilire i diritti dell’Impero in Italia. Tuttavia, dal punto di vista ecclesiastico, la visita del Papa a Costantinopoli sfociò in un braccio di ferro contro lo stesso Giustiniano. Così, dovette essere accantonato il progetto di realizzare a Roma la prima università cristiana del mondo latino, un luogo di studio e ricerca dei saperi sacri e profani che avrebbe dovuto ricalcare il modello della Scuola di Alessandria e della Scuola di Nisibi. Il progetto si concretizzò nel Monastero di Vivario.

In quel periodo, sedeva sulla cattedra di Costantinopoli il patriarca Antimo, che aveva abbandonato la sede di Trebisonda per unirsi ai monofisti che, con l’aiuto dell’imperatrice Teodora, stavano cercando di modificare le formule ecumeniche del Concilio di Calcedonia. Non appena il Papa giunse nella capitale, un personaggio di spicco del clero locale accusò il patriarca di essere un intruso ed un eretico. Agapito gli ordinò, allora, di predisporre una confessione di fede scritta e di ritornare alla sede che aveva abbandonato; al suo rifiuto, troncò tutti i rapporti con lui. Questa situazione contrariò l’imperatore che, ingannato dalla moglie Teodora sull’ortodossia del suo protetto, arrivò fino a minacciare di bandire il Papa. Agapito rispose con spirito: «Con impazienza ero venuto ad ammirare il cristianissimo imperatore Giustiniano. Al suo posto trovo un Diocleziano le cui minacce, tuttavia, non mi terrorizzano».

Questo intrepido parlare fece riflettere Giustiniano che, infine, si convinse che la fede di Antimo era quantomeno sospetta. Pertanto, non sollevò alcuna obiezione quando il Papa, esercitando i suoi pieni poteri, depose e sospese il patriarca. L’imperatore accordò al pontefice il privilegio di ordinare personalmente, per la prima volta nella storia della Chiesa, il nuovo patriarca di Costantinopoli, Menna (o Menade). Questo memorabile esercizio delle prerogative papali non fu dimenticato dagli orientali che, insieme ai latini, lo venerano come santo. Al fine di allontanare da sé ogni sospetto di favorire l’eresia, Giustiniano consegnò al Papa una confessione di fede scritta, che questi accettò, con la condizione che «…anche se non posso ammettere in un laico il diritto di insegnare la religione, tuttavia osservo con piacere che lo zelo dell’imperatore è in perfetto accordo con le decisioni dei Padri».

Poco tempo dopo, Agapito si ammalò e il 22 aprile morì; aveva regnato per dieci mesi. I suoi resti mortali furono portati a Roma in una bara di piombo e tumulati in San Pietro. La sua tomba andò perduta a causa dei lavori della nuova Fabbrica.

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