I Papi che parlano agli Angeli

Si conclude il botta e risposta con Don Marcello Stanzione, il maggior “angelologo” italiano (europeo? mondiale?)

Don Marcello, anche alcuni Papi hanno avuto un rapporto particolare con gli Angeli?

Certo, fin da quando esiste la Chiesa.

Ma nel secolo scorso, quale Papa ebbe un rapporto davvero speciale?

Comincerei parlando di Papa Pio XI (Achille Ratti, 1922-I939) che invoca sempre il suo Angelo custode, sottolineando che di frequente ripete tale invocazione angelica durante le attività quotidiane specialmente quando ci sono grossi problemi.

Da dove nasce questa profonda devozione di Pio XI all’Angelo custode?

Il Papa fin da bambino comprende i pensieri di San Bernardo da Chiaravalle riguardo al rispetto fiducioso e all’amore da nutrire verso l’Angelo custode. In particolare, Pio XI raccomanda la devozione angelica particolarmente ad alcune categorie come i missionari, i nunzi apostolici, gli insegnanti e gli scout. In un bel discorso del 1923 agli esploratori cattolici il Pontefice dice:  “…sempre agli esploratori noi raccomandiamo la devozione agli Angeli. L’esploratore è spesso abbandonato alte sue sole forze, ai soli suoi mezzi. Non dimentichi allora che egli ha una guida celeste, che l’Angelo di Dio veglia su di lui. Tale pensiero gli darà il coraggio e la fiducia di un aiuto prezioso”.

Ci sono testimonianze di questa sua devozione?

Il cardinale Carlo Confalonieri, nella sua biografia “Pio XI visto da vicino”, così scrive: “Era devotissimo degli Angeli custodi, del suo personale in primo luogo, e di quelli che riteneva preposti agli uffici ecclesiastici e alle varie circoscrizio­ni territoriali. Quando doveva compiere qualche delicata missione, pregava i1 suo Angelo di preparare e facilitare la strada, predisponendo gli animi. Anzi, in circostanze di particolare difficoltà, pregava pure l’Angelo dell’altro interlocutore, perché. illuminasse e rabbonisse il suo protetto. Entrando nel territorio della Diocesi di Milano, si era inginocchiato a baciare la terra che il Signore gli affidava e aveva invocato la protezione dell’Angelo della Diocesi”.

E Papa Pacelli?

Anche Papa Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1959 nella foto) parla spesso della missione degli Angeli nella vita della Chiesa. Il Pastor Angelicus, come viene chiamato, è parti­colarmente devoto dell’Arcangelo Michele che, nel 1949, costituisce Patrono e Protettore dei radiologi e radioterapeuti e anche Patrono di tutta l’amministrazione italiana della Pubblica sicurezza, poiché l’Arcangelo guerriero è dotato di divina fortezza contro le potestà delle tenebre. Nell’anno santo del 1950 Papa Pacelli, con l’enciclica “Humani generis”ribadisce la dottrina tradizionale sugli Angeli, deplo­rando che alcuni arrivino a mettere in discussione il loro essere creaturale personale, riducendoli a figure mitiche e vaporose.

Anche il Papa Buono aveva un rapporto speciale…

Papa Giovanni XXIII (Angelo Roncalli 1959-1963) a diciotto anni nel suo diario di seminarista, scrive: “Un Angelo del cielo nientemeno, mi sta sempre accanto ed insieme è rapito in una continua estasi amorosa con il suo Dio. Che delizia al solo pensarci! Io, dunque, sono sempre sotto gli occhi di un Angelo che mi guarda, che prega per me, che veglia accanto al mio letto mentre dormo”. E quando si trova nunzio in Francia, in una lettera alla nipote suora confida il suo amore agli Spiriti celesti: “Che consolazione sentircelo ben vicino questo celeste guardiano, questa guida dei nostri passi, questo testimone anche delle più intime azioni. Io recito ‘l’AngeleDei’ almeno cinque volte al giorno e sovente converso spiritualmente con lui, sempre però con calma e in pace. Quando debbo visitare qualche personaggio importante per trattare gli affari della Santa Sede, lo impegno a mettersi d’accordo con l’Angelo custode di questa persona altolocata, perché influisca sulle sue disposizioni. È una piccola devozione che mi insegnò più di una volta il Santo Padre Pio XI”. In cinque anni di pontificato il “Papa buono”commenta non meno di 40 volte i compiti degli Angeli custodi, raccomandandone sempre la devozione. Papa Giovanni passa alla storia perché indice il Concilio Ecumenico Vaticano II e l’idea sarebbe un’ispirazione che Dio gli ha dato nella preghiera, tramite il suo Angelo custode.

Proseguendo nel Novecento, incontriamo ora Paolo VI…

Paolo VI (G.B. Montini, 1963-1978) è il Papa che porta avanti e conclude il Concilio che in effetti parla poco degli Angeli e dei Demoni, perché il suo scopo è soprattutto pastorale e non dogmatico. In compenso, nella dichiarazione sul “Nuovo Catechismo Olandese” la commissione cardinalizia, nominata nel 1967 da Paolo VI, afferma che l’esistenza degli Angeli è una verità di fede: “Bisogna che il Catechismo dichiari che Dio ha creato, oltre al mondo sensibile nel quale viviamo, anche il regno dei puri Spiriti che chiamiamo Angeli”. E nella “Professione” del 30 giugno 1968, per la chiusura dell’anno della fede, il Papa nomina a due riprese gli Angeli, all’inizio: “Noi crediamo in un solo Dio, Padre, Figlio, Spirito Santo, Creatore delle cose visibili e delle cose invisibili quali sono i puri spiriti, chiamati altresì Angeli“, e alla fine: : “Associate agli Angeli Santi nel governo divino“.

Il breve Pontificato di Papa Giovanni Paolo I non consente una esegesi del suo rapporto con gli Angeli, ma di Papa Wojtila possiamo dire di più?

Papa Giovanni Paolo II (K.Wojtyla, 1920-2005), è il Pontefice che, nella bimillenaria storia della Chiesa, parla più di tutti gli altri Papi degli Angeli, ai quali dedica un ciclo delle catechesi del mercoledì dell’estate del 1986: “Oggi, come nei tempi passati, si discute con maggiore o minore sapienza su questi esseri spirituali. Bisogna riconoscere che la confusione a volte è grande, con il conseguente rischio di far passare come fede della Chiesa sugli Angeli ciò che alla fede non appartiene, o viceversa, di tralasciare qualche aspetto importante della verità rivelata“.

Siamo ora arrivati al Papa Emerito, Benedetto XVI…

Benedetto XVI, Il 2 ottobre 1977, parlando alla radio bavarese quando è ancora cardinale, dopo aver ricordato che il 2 ottobre da circa trecent’anni la Chiesa Cattolica celebra la festa dei Santi Angeli Custodi, afferma che poche cose sono diventate estranee ai cristiani d’oggi quanto l’idea dell’Angelo custode. Poi aggiunge: “L’Antico Testamento dice dell’angelo al popolo di Israele: ‘Prestagli attenzione e ascoltare la sua voce’ cioè devo farmi attento e sensibile a quest’idea divina che mi abbraccia e guida, e non devo contrapporle ostinatamente i miei desideri ed i miei umori del momento. Di Angeli custodi ora non si parla più se non in qualche locuzione convenzionale. Lo stesso vale se si parla di protezione e si discute di come sia possibile proteggerci dai fenomeni inquietanti e dai pericoli della vita moderna. Parlare degli Angeli significa invece essere convinti che il mondo è dappertutto colmo dalla viva presenza di Dio e che questa presenza si rivolge a ciascun individuo, a ciascuno di noi come potenza che ci chiama e ci protegge”.  E dice anche: “Gli Angeli servono Gesù, che è certamente superiore ad essi, e questa sua dignità viene qui, nel Vangelo, proclamata in modo chiaro, seppure discreto. Infatti, anche nella situazione di estrema povertà e umiltà, quando è tentato da Satana, egli rimane il Figlio di Dio, il Messia, il Signore”.

Un discorso a parte lo dobbiamo dedicare a Papa Francesco…

Sì, perché sono illuminanti le sue le dichiarazioni semplici ed essenziali sugli Angeli buoni. Per quanto riguarda gli Angeli cattivi, Papa Francesco citato Satana più di quanto abbiano fatto insieme i suoi predecessori nell’ultimo mezzo secolo: per Papa Bergoglio il Diavolo e la sua capacità di dividere sono argomenti comuni nella sua predicazione quotidiana: una predicazione controcorrente.

Perché controcorrente?

Perché il Maligno è stato per lungo tempo un grande assente: “Oggi si discute tanto su come salvare le banche… Ma chi salva la dignità di uomini e donne oggi? La gente che va in rovina non interessa più a nessuno. Il diavolo riesce ad agire così nel mondo di oggi”.  Fin dall’omelia della prima messa concelebrata con i cardinali nella Cappella Sistina all’indomani dell’elezione, il 14 marzo 2013, Bergoglio, citando una frase di Léon Bloy, afferma: “Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del Diavolo”. Il giorno dopo, incontrando i cardinali riuniti nella Sala Clementina, il nuovo Pontefice, aggiunge: “Non cediamo mai al pessimismo, a quell’amarezza che il Diavolo ci offre ogni giorno”.  

Pare più interessato a Satana che agli Angeli…

Papa Francesco è consapevole che “il Diavolo cerca di creare la guerra interna, una sorta di guerra civile e spirituale” e ribadisce: “La presenza del Demonio è nella prima pagina della Bibbia.  Satana è nemico dell’uomo ed è astuto perché presenta le cose come se fossero buone, ma la sua intenzione è distruggerlo, magari con motivazioni umanistiche.  Satana è un seduttore, è uno che semina insidie e seduce col fascino, col fascino demoniaco, ti porta a credere tutto. Lui sa vendere con questo fascino, vende bene, ma paga male alla fine!”.  

E sugli Angeli buoni?

Venerdì mattina 5 luglio 2013 alle 8.45, nei Giardini Vaticani, presso il Palazzo del Governatorato, alla presenza del Santo Padre Francesco viene inaugurato un nuovo monumento a San Michele Arcangelo e la Città del Vaticano viene consacrata a San Giuseppe e a San Michele Arcangelo. Il Card. Giovanni Lajolo, Presidente emerito del Governatorato, dice al Santo Padre: “Santità, siamo tutti molto lieti che Vostra Santità abbia voluto inaugurare questo monumento a San Michele Arcangelo, Protettore della Chiesa universale, Patrono dello Stato della Città del Vaticano”. E il Pontefice risponde: “Santità, Signori Cardinali, Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio, Illustri Signori e Signore! Ci siamo dati appuntamento qui nei Giardini Vaticani per inaugurare un monumento a San Michele Arcangelo, patrono dello Stato della Città del Vaticano. Si tratta di un’iniziativa già progettata da tempo, con l’approvazione del Papa Benedetto XVI, al quale va sempre il nostro affetto e la nostra riconoscenza. Non  è solo un’opera celebrativa, ma un invito alla riflessione e alla preghiera, che si inserisce bene nell’Anno della fede. Michele, che significa: ‘Chi è come Dio?’ è il campione del primato di Dio, della sua trascendenza e potenza. Michele lotta per ristabilire la giustizia divina; difende il Popolo di Dio dai suoi nemici e soprattutto dal nemico per eccellenza, il Diavolo. Nel consacrare lo Stato Città del Vaticano a San Michele  Arcangelo, gli chiediamo che ci difenda dal Maligno e che lo getti fuori”.

Papa Bergoglio parla spesso degli Arcangeli…

Dice Francesco: ‘Michele, Gabriele e Raffaele hanno un ‘ruolo importante nel nostro cammino verso la salvezza”: il Grande Michele è quello che fa la guerra al Diavolo, al grande drago al serpente antico, che dà fastidio nella nostra vita , seduce tutta la terra abitata come sedusse la nostra madre Eva con argomenti convincenti… È un lavoro di difesa che Michele fa per la Chiesa e per ciascuno di noi, diverso dal ruolo di Gabriele, l’altro Arcangelo, quello che porta le buone notizie, quello che ha portato la notizia a Maria, a Zaccaria, a Giuseppe, la notizia della salvezza… Raffaele è l’Arcangelo che cammina con noi” e che ci aiuta in questo cammino”: dobbiamo chiedergli, è l’invito del Papa, di proteggerci dalla seduzione di fare il passo sbagliato.

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