Scandalo in Trentino: la fondatrice delle Brigate Rosse tra le donne d’esempio per i bambini

Tutta colpa dell’ultima scheda. Quella dedicata a Margherita “Mara” Cagol, la terrorista trentina fondatrice delle Brigate Rosse assieme al marito Renato Curcio, uccisa in uno scontro a fuoco con i carabinieri nel 1975. E così il libro “33 trentine”, presentato nei giorni scorsi e voluto dalla commissione Pari opportunità della Provincia di Trento per far conoscere ai ragazzi le donne che hanno attraversato il tempo grazie al loro impegno nell’arte, nella scienza e nella società, ora rischia di essere ritirato.

Ecco qui il bel quadretto della donna che può essere ricordata solo per la sua spietatezza e il suo impegno, grondante sangue, per sviluppare la lotta armata in Italia.

La richiesta arriva senza mezzi termini dal coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, Alessandro Urzì. «L’inclusione nel libro fra le donne da ricordare di Mara Cagol, fondatrice delle Brigate Rosse, proprio durante la giornata dedicata alle vittime del terrorismo, nella data dell’omicidio di Aldo Moro e di Peppino Impastato – afferma Urzì – costituisce un’offesa a tutte le donne che con la loro tenacia, il loro sacrificio, la loro passione, la loro intelligenza si sono meritate gli onori delle cronache e della vita. Mara Cagol è un esempio negativo, una criminale morta in un conflitto a fuoco contro i carabinieri, la degradazione dell’umanità che pensa di conquistare scorciatoie con la violenza sino alle estreme conseguenze”.

E – aggiungo io – un’offesa a tutti quanti per l’ennesimo tentativo di manipolazione della storia ad uso e consumo della sinistra. Guarda caso proprio in quel Trentino di matrice rossa dove nel 2018 la pupilla di Renza, Maria Elena Boschi, ha dovuto presentarsi col cappello in mano, elemosinando i voti del Südtiroler Volkspartei per farsi rieleggere in Parlamento. E una scheda dedicata a lei, che in Trentino ha portato il suo lato B giusto per prendere i voti, ringraziare e fare ritorno nella sua Toscana?

Poco importa che le curatrici del volume abbiano riportato in prefazione la motivazione della scelta. “Abbiamo voluto riportare anche questa biografia – si legge nel volume – per sottolineare che la forza delle donne può anche essere distruttiva se non è ispirata a valori quali la convivenza pacifica e la non violenza”. Per Urzì non basta. E non solo per lui. Il libro deve essere ritirato. E magari con qualche scusa per il pessimo gusto che sa di provocatorio.

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