1934 – USA, dal Dipartimento della Giustizia una taglia di 25.000 dollari su John Dillinger

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John Herbert Dillinger (Indianapolis22 giugno 1903 – Chicago22 luglio 1934) è stato un criminale statunitense, rapinatore di banche attivo durante il periodo della grande depressione. Nella cultura popolare viene rappresentato come un gangster americano vestito impeccabilmente, che imbraccia un mitra Thompson.

John Dillinger cominciò la sua carriera di rapinatore il 6 settembre 1924, a ventun anni, quando rapinò la drogheria vicino a casa, a Mooresville, nell’Indiana. Arrestato e rilasciato grazie all’intercessione della matrigna, John continuò sulla cattiva strada fino ad arrivare ad altre rapine, ben più pesanti, che gli costarono un nuovo arresto a Dayton, nell’Ohio, dal cui carcere fu trasferito nella prigione di Michigan City, da dove fuggì in combutta con alcuni uomini della sua gang. Tra gli uomini che evasero era presente anche Walter Dietrich, uomo che ispirò Dillinger e che morì durante l’evasione.

Tornato alle rapine, John Dillinger rimase impresso alle vittime di tali crimini per la foggia elegante dei suoi abiti, il cappello in stile e la qualità del suo cappotto di alta sartoria: il suo stile fascinoso, infatti, contribuì non poco a fare di lui un mito. Considerato dall’FBI e dal suo direttore J. Edgar Hoover il nemico pubblico n. 1, Dillinger si guadagnò la fama di moderno Robin Hood del crimine quando, al termine delle abituali rapine, immedesimandosi perfettamente in quegli anni di grave crisi economica, prese l’abitudine di dare alle fiamme i registri contabili su cui erano annotati i debiti e le ipoteche delle persone in difficoltà economiche, riuscendo ad attirare su di sé la riconoscenza di tanti clienti a corto di denaro e la simpatia di buona parte dell’opinione pubblica.La taglia su John Dillinger.

Nonostante la sua verve ed il suo stile mai troppo brutale, però, verso la fine della sua “epopea”, isolato dalla malavita, che temeva di attirare su di sé l’attenzione della polizia, ma isolato anche grazie ai metodi innovativi di ricerca dell’FBI, Dillinger si alleò con la gang di un altro noto criminale dell’epoca, cioè “Baby Face” Nelson, che era ben più rude e privo di scrupoli di Dillinger (e che assieme a lui arrivò a dividersi la fama di “nemico pubblico“) per operare nuove rapine e rimpolpare le casse della sua gang.

Negli anni ’30, per far perdere le sue tracce, Dillinger tentò persino di cancellare le proprie impronte digitali con l’acido ma il cerchio che lo aveva circondato si stringeva sempre più. A Tucson, il 25 gennaio 1934, fu infatti arrestato in un hotel, assieme a buona parte della sua gang, grazie a circostanze fortuite. Il 3 marzo 1934 evase ancora, stavolta dalla prigione di Crown Point, nell’Indiana, dove venne rinchiuso (e dove fu immortalato in alcune famose foto che lo ritraevano abbracciato al direttore del carcere oltre che nel corso di un’intervista), arrivando a scatenare un vero e proprio caso politico nazionale.

Purtroppo, per lui, la fuga momentanea (agevolata dall’utilizzo di una pistola finta in legno, che tutt’oggi non si sa se gli sia stata recapitata dal suo avvocato o se se la sia realizzata da sé con un pezzo di legno trovato in carcere) non fu foriera di salvezza, perché per scappare Dillinger prese in ostaggio alcuni agenti e rubò la vettura del direttore del carcere, con la quale varcò il confine dello stato dell’Indiana. Così facendo, infatti, Dillinger commise un reato federale, cosa che permise all’FBI (forte di una nuovissima legge sul furto d’auto varata dal Congresso americano) di intervenire e quindi, dopo 4 mesi dalla sua fuga, riacciuffarlo. Dillinger fu identificato e ucciso a tradimento con cinque colpi d’arma da fuoco da alcuni agenti dell’FBI mentre si trovava all’esterno di un cinema di Chicago, dal quale usciva assieme alle prostitute Polly Hamilton e Ana Cumpanas dopo aver assistito alla proiezione del film poliziesco Le due strade con Clark Gable. Era il 22 luglio 1934, e Dillinger aveva appena 31 anni.

A tradirlo fu proprio Ana Cumpanas, conosciuta nell’ambiente dell’epoca anche come Anna Sage ed in seguito nota come la “Donna in rosso” (per via del colore sgargiante dell’abito, indossato per farsi riconoscere dalla polizia, anche se in realtà l’abito indossato era una gonna arancione), la quale passò ai servizi segreti le informazioni utili per catturare il criminale in cambio della sua permanenza negli Stati Uniti d’America e al fine di evitare l’espulsione in Romania, sua terra natale, senza per altro riuscirvi, visto che l’espulsione fu poi confermata.

Partecipò all’agguato decisivo anche Melvin Purvis, giovane G-Man nominato in prima persona da J. Edgar Hoover per coordinare le ricerche di Dillinger assieme agli uomini del nuovo FBI, tra cui l’esperto investigatore Charles Winstead. Lo stesso Melvin Purvis, infine, lasciò l’FBI solo un anno dopo la morte di Dillinger e morì a causa di un colpo partito accidentalmente dalla propria pistola nel 1960, anche se non si esclude la possibilità che si sia suicidato. Nonostante la sua morte prematura e la sua vita criminale, John Dillinger, rapinatore fascinoso ed elegante, è rimasto noto nell’immaginario collettivo come una sorta di eroe popolare dell’America della grande depressione. Negli Stati Uniti esiste anche un museo a lui dedicato.

Oggi Dillinger riposa nel cimitero Crown Hill di Indianapolis, Indiana.

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