Santa Genoveffa patrona di Parigi tra angeli e demoni

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Si racconta che santa Genoveffa (419-512) avesse fatto molto durante tutta la sua vita poiché, come ella stessa diceva, stava sempre tra angeli e demoni. Non è un caso che la santa sia stata raffigurata anche con un cero. Da una parte un angelo lo accendeva mentre dall’altra un diavolo cercava di spegnerlo, naturalmente senza riuscirvi, a significare appunto la continua vigilanza della santa. 

La resistenza contro Attila

Geneviève, come la chiamano i francesi, è passata alla storia per aver convinto i parigini a non abbandonare tutto per darsi alla fuga mentre la capitale francese stava per essere invasa dagli Unni guidati da Attila, “il flagello di Dio”. 

La giovane suora, poco più che trentenne, aveva organizzato una forte resistenza morale convocando le spose dell’alta società nel battistero di Parigi. 

Eroina dei parigini

Nel luogo sacro ella guidava la preghiera e invitava le donne a convincere i mariti a resistere all’invasione. L’iniziativa non trovò il consenso di tutti. Tanto che qualcuno aveva pensato di farla uccidere. 

Quando però il generale romano Ezio batté Attila ai Campi Catalaunici (451) e lo costrinse ad abbandonare l’assedio continuando i propri saccheggi nella vale della Loira, Genoveffa divenne per i parigini una vera eroina. Superato poi il problema costituito dalla paura dell’invasione barbarica, si affacciò quello riguardante le conseguenze di una tremenda carestia. 

Santa Genoveffa risale la Senna

La coraggiosa Genoveffa, disponendo provvidenzialmente di un battello, risalì la Senna procurandosi il grano presso i contadini residenti in quelle regioni. E poi si premurò di farne gratuitamente dono a quanti, dati la contingenza, vivevano in condizioni di assoluto bisogno. 

Consacrata a Dio a 15 anni

Era nata a Nanterre nel 422 e apparteneva a una famiglia di alti funzionari dell’impero romano, proprietari terrieri nella regione a est di Parigi. Appena quindicenne, incoraggiata da san Germano, si consacrò a Dio conducendo vita di preghiera e di penitenza pur rimanendo nella casa paterna. 

Poveri e prigionieri

Dopo la liberazione di Parigi, santa Genoveffa fu molto ammirata, i suoi consigli furono ascoltati dal re Clodoveo ed ebbe grande influenza politica. Il re dei Franchi che aveva sposato Clotilde, principessa burgunda di religione cattolica, si era convertito al termine, di una battaglia contro gli Alemanni, durante la quale aveva invocato il soccorso di Gesù.  

Genoveffa aveva ottenuto la liberazione di prigionieri e grandi elargizioni per i poveri. Si fece amare da tutti per la sua generosità nell’assistere gli ammalati e i bisognosi.

Alla sua morte, avvenuta nel 502, quando la santa era quasi ottantenne, le sue spoglie vennero custodite sulla collina che prese il suo nome. E divenne meta di numerosi pellegrinaggi. 

Il “Pantheon” e il monastero di Parigi

La fama delle continue guarigioni ottenute grazie alla intercessione di santa Genoveffa contribuì a diffondere il suo culto, i cui miracoli riguardavano particolarmente la liberazione dalle possessioni diaboliche, dalle febbri, dalla cecità e l’aiuto nei pericoli della navigazione fluviale. Soprattutto durante il medioevo Genoveffa fu uno dei santi più popolari in tutta la Francia. 

La chiesa di santa Genoveffa, durante la Rivoluzione francese, venne trasformata dai giacobini nel mausoleo ribattezzato col nome di “Pantheon”, dove riposano i francesi illustri. Il culto non si spense ma si trasferì nel monastero da lei fondato a Parigi.

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