Ergastolo confermato per Mladic, il boia di Srebrenica

Il Tribunale dell’Aja ha confermato oggi in appello la condanna all’ergastolo per Ratko Mladic, il boia di Srebrenica. La sentenza è definitiva, senza ulteriori possibilità di ricorsi. Respingendo il ricorso della difesa, i giudici dell’Aja hanno confermato le accuse di genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità a carico dell’ex capo militare dei serbi di Bosnia, ribadendo il carcere a vita per l’ex generale.

Mladic (78 anni) era presente in aula e ha seguito con le cuffie della traduzione la lettura del lungo dispostivo della sentenza. In giacca scura e cravatta azzurra, affiancato da due agenti della sicurezza, l’ex generale è apparso in buone condizioni, accigliato e perplesso per tutte le accuse confermate a suo carico.

Ratko Mladic, ultimo criminale di guerra eccellente giudicato dalla giustizia internazionale, è stato riconosciuto responsabile in particolare per il genocidio di Srebrenica, dove nel luglio 1995 furono massacrati 8 mila bosniaci musulmani, e per il lungo assedio di Sarajevo durante il conflitto armato in Bosnia del 1992-1995.

“Questa storica sentenza mostra che coloro che commettono crimini orribili saranno considerati responsabili e rafforza la nostra comune risolutezza nel prevenire che future atrocita’ accadano in qualsiasi parte del mondo”: cosi’ Joe Biden ha commentato in una nota la conferma in appello da parte del Tribunale dell’Aja della condanna all’ergastolo per Ratko Mladic, il boia di Srebrenica.


Chi è Ratko Mladić

Ratko Mladić (in serbo: Ратко Младић?Kalinovik12 marzo 1942) è un generale e criminale di guerra jugoslavo e poi serbo, comandante militare dei serbo-bosniaci durante la guerra in Bosnia.

Per molto tempo membro della Lega dei Comunisti Jugoslava, Mladić iniziò la sua carriera nell’Armata Popolare Jugoslava nel 1965. Durante le guerre jugoslave ricoprì inizialmente l’incarico di ufficiale di alto livello dell’Armata Popolare Jugoslava, poi di capo di stato maggiore delle forze armate dell’esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina durante la guerra in Bosnia, tra il 1992 ed il 1995. Nel 1995 venne accusato dal Tribunale Penale Internazionale per la Ex Jugoslavia di genocidiocrimini di guerra e crimini contro l’umanità. Come capo militare con responsabilità di comando, Mladić fu accusato dall’ICTY di essere responsabile dell’assedio di Sarajevo (5 aprile 1992 – 29 febbraio 1996) e del massacro di Srebrenica, il più grande genocidio in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale. È stato spesso chiamato dalla stampa internazionale “Il macellaio di Bosnia”; un titolo riferito anche a Radovan Karadžić, ex presidente della Repubblica Srpska.

Nel luglio del 1996 il tribunale dell’ICTY confermò tutte le accuse iscritte in precedenza dichiarando che c’erano ragionevoli motivi per credere che avesse compiuto i crimini per cui era accusato ed emanò un mandato di cattura internazionale. Il governo serbo e americano offrirono una taglia di 5 milioni di dollari a chiunque avesse offerto delle informazioni per la cattura e l’arresto di Mladic. In ottobre 2010 la Serbia intensificò la caccia alzando la ricompensa per la cattura di Mladic da 5 a 10 milioni. Mladic riuscì comunque a restare in libertà per 16 anni, protetto dalle forze di sicurezza serbe e serbo-bosniache e successivamente dalla sua famiglia.

Il 26 maggio 2011 fu arrestato a Lazarevo, in Serbia: la sua cattura era considerata una delle condizioni affinché la Serbia potesse candidarsi a diventare membro dell’UE. Accusato di aver commesso crimini di guerracrimini contro l’umanità e genocidio, il 31 maggio 2011, dopo 16 anni di latitanza, Mladic fu estradato all’Aja e processato nel centro di detenzione che ospita gli accusati del Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia (ICTY). Il processo, iniziato il 12 maggio 2012, si concluse il 22 novembre 2017 con la condanna all’ergastolo. La condanna è stata confermata anche in appello ieri, 8 giugno 2021.

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