Atlete italiane passano alle vie legali contro la presenza di maschi biologici nei loro sport

Anche se il ddl Zan non è ancora passato, nel mondo dello sport molte donne sono già costrette a fare i conti con il problema dell’identità di genere, che sta generando casi di plateale ingiustizia, soprattutto perché in sempre più paesi viene permesso a dei maschi transgender di gareggiare negli sport femminili.

Questo avviene ormai anche in Italia, ma come riportato dal Feminist Post “le atlete italiane si sono ribellate e hanno espresso la loro indignazione non disertando le gare, ma tramite le vie legali, per il fatto di essere state private di una competizione equa”. L’avvocata e campionessa italiana di atletica Mariuccia Fausta Quilleri rappresenta 24 atlete che hanno firmato una petizione per chiedere che atleti transgender nati uomini vengano ammessi alle gare femminili esclusivamente fuori concorso.

“Le atlete contestano prima di tutto la mancanza di basi scientifiche – nonché la non valenza giuridica – delle linee guida del CIO, come è stato provato da numerosi studi, trai quali il più esaustivo è forse quello della dottoressa Emma Hilton e del dottor Tommy Lundberg pubblicato su “Sports Medicine”. Inoltre, affermano che l’ammissione dei corpi maschili nelle gare femminili costituisce una violazione dell’articolo 1 del Codice delle pari opportunità tra uomo e donna, che – scrive l’avvocata Quilleri – “obbliga al rispetto assoluto, inderogabile e indispensabile della individualità fisica femminile”.

La petizione è stata inviata il 3 maggio al presidente della Federazione Italiana di Atletica Leggera Stefano Mei, al ministro per le Pari Opportunità Elena Bonetti e al sottosegretario di Stato con delega allo sport Valentina Vezzali. Dopo più di un mese, nessuno ha ancora risposto.

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