1931 – Al Capone incriminato per violazione delle leggi sul Proibizionismo

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Al Capone era il soprannome di Alphonse Capone, anche chiamato Scarface dalla cicatrice sulla guancia sinistra meritatosi a 21 anni per aver fatto dei commenti indecorosi sulla sorella di qualcuno. Un soprannome efficace per il più famoso gangster americano, che dominò il crimine organizzato di Chicago dal 1925 al 1931.

Figlio di immigrati napoletani, era cresciuto a Brooklyn, dove fu iniziato alla malavita già da ragazzino all’interno delle kid gangs newyorkesi. Si trasferì a Chicago per seguire il suo mentore Johnny Torrio, che nella città comandava un enorme business di bordelli, divenendone il padrone indiscusso a seguito dell’uccisione, per mano forse dello stesso Al Capone, del precedente numero uno Big Jim Colosimo. Questo fu solo uno degli efferati omicidi di cui Al Capone fu responsabile in quegli anni, pur riuscendo sempre a scampare al carcere grazie alla fifa dei testimoni oculari e alla sistematica corruzione delle autorità.

Quando Torrio, dopo un periodo in prigione, decise di andare in pensione in Italia, Scarface divenne lo zar del crimine di Chicago. Dominava il gioco d’azzardo, la prostituzione e i racket del contrabbando della città, e continuava a espandere il suo territorio a colpi di pistola. La mafia, esportata negli Stati Uniti dai migranti italiani e in particolare siciliani sin dalla fine del diciannovesimo secolo, trovò nel proibizionismo pane per i propri denti, raggiungendo grazie al contrabbando di alcolici e alla corruzione politica americana di quegli anni una ricchezza senza precedenti.

Il 12 giuno 1931 Al Capone venne  accusato di cospirazione per aver violato le leggi sul Proibizionismo per il periodo 1922 – 1931. A ottobre venne processato per questo capo d’accusa e per gli altri 22 di cui era stato incriminato il 5 giugno, per evasione fiscale tra gli anni 1925-1929. Dichiarato colpevole, fu condannato a 11 anni di prigione e al pagamento di 50.000 dollari.  Il più sanguinario gangster italoamericano veniva infine incastrato per reati fiscali. “Al” commentò il verdetto con insolita mortificazione, dimettendo per la prima volta quella sua tipica strafottenza che gli aveva conferito il fascino tremendo del cattivo, che ancora oggi gli vale la fama di criminale per antonomasia. Nelle sue parole:  “Questa non è stata una condanna, ma un investimento ferroviario. E’ come se fossi andato a finire sotto un treno”.

Entrò nel penitenziario di Atlanta nel maggio 1932 e fu trasferito ad Alcatraz nell’agosto del ’34. Nel novembre del 1939, a causa della degenerazione della sifilide, fu rilasciato dalla prigione per entrare in un ospedale di Baltimora, per ritirarsi infine in Florida, dove morì nel 1947 per infarto.

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