29 gennaio 1919, Corleone (PA) – Ucciso Giovanni Zangara, assessore comunale

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Giovanni Zangara (Corleone, 1877 – Corleone, 29 gennaio 1919) è stato un militante socialista e consigliere comunale di Corleone, vittima innocente di Cosa Nostra.

Consigliere comunale nell’amministrazione capeggiata da Bernardino Verro, di cui fu anche assessore, Giovanni Zangara rimase in carica anche dopo l’omicidio dello stesso sindaco.

Fu ucciso perché rifiutò di distribuire ai mafiosi il petrolio destinato dal municipio ai contadini. Michelangelo Gennaro infatti, nuovo capomafia di Corleone, ritenne il rifiuto di Giovanni Zangara un affronto alla sua autorità e così il 29 gennaio del 1919 lo fece uccidere da tre sicari, in via Marsala a Corleone.

Il fatale rifiuto al “capobastone”

L’assessore comunale Giovanni Zangara, incaricato nel 1919 della distribuzione del petrolio, fu ucciso perché si rifiutò di fornire a Michelangelo Gennaro, nuovo capomafia del paese, un certo quantitativo di combustibile delle affittanze collettive e per «liberare» il municipio dall’amministrazione ’rossa’. Il clima per la resa dei conti era propizio. Infatti, sia la cooperativa socialista ’Unione agricola’, sia l’amministrazione comunale annaspavano nella drammatica crisi post-bellica. La guerra aveva privato la campagna di gran parte della manodopera, mentre il poco grano prodotto era in gran parte requisito dalle autorità per sfamare le città.

Inutilmente il sindaco Carmelo Lo Cascio chiese alla prefettura di Palermo l’aumento della quantità di frumento da lasciare ai contadini. Lo stesso petrolio scarseggiava, per la chiusura delle fabbriche e la requisizione fatta dal governo. Il comune ne gestiva piccoli quantitativi per esigenze pubbliche e per distribuirlo alla povera gente. A Corleone, proprio questa cronica mancanza di petrolio fu il pretesto per un altro clamoroso delitto politico-mafioso.

Nei primi giorni di gennaio del 1919, l’assessore Giovanni Zangara, incaricato della sua distribuzione, fu chiamato da Michelangelo Gennaro, nuovo capomafia del paese, che gliene chiese un certo quantitativo per la sua masseria. «Mi dispiace – gli rispose deciso l’assessore – ma non te ne posso dare perché non rientri tra le famiglie aventi diritto». Il Gennaro, che si aspettava maggiore rispetto dagli inquilini del municipio, considerò quel diniego un affronto alla sua autorità, da punire in maniera esemplare. Il 29 gennaio 1919, all’imbrunire, tre persone si appostarono in via Marsala, aspettando Zangara. E vistolo arrivare dall’angolo della strada, gli spararono contro numerosi colpi di pistola. L’assessore cadde a terra, ferito gravemente.

Fu trasportato in ospedale da alcuni passanti, dove morì un paio d’ore dopo. Forse, però, aveva fatto in tempo a riferire i nomi di killer e mandanti, perché furono arrestati Giovanni Trumbaturi, Filippo Gennaro e Vincenzo Migliaccio, accusati di essere stati gli esecutori materiali del delitto. S’indagò anche su Michelangelo Gennaro e Luciano Labruzzo, sospettati di avere armato la mano dei killer. Ma tutto finì in una bolla di sapone.

Se il movimento socialista di Corleone non rimase subito travolto dall’offensiva mafiosa, fu grazie allo straordinario  lavoro politico-sindacale di Nicola Alongi, 56 anni, leader del movimento contadino di Prizzi e della zona del Corleonese. Ai tempi dei Fasci, aveva incontrato Bernardino Verro, condividendone in pieno le idee e il progetto politico-sindacale. Assassinato Verro, toccò ad Alongi assumere la leadership del movimento contadino, ma con idee e prospettive notevolmente diverse. D’altra parte, ormai in Italia stava tramontando il giolittismo, con i suoi tentativi di faticoso compromesso tra capitale e lavoro, mentre si affermava un clima culturale di diffuso ed esasperato nazionalismo, che coinvolgeva sia la destra che la sinistra.

Anche il movimento socialista si stava lacerando: la corrente riformista di Filippo Turati, a cui faceva riferimento Verro, ormai era in minoranza, e prevaleva la corrente massimalista di Giacinto Serrati. La ’grande guerra’, assieme ai lutti e alle distruzioni, aveva visto fianco a fianco decine di migliaia di contadini meridionali e siciliani, facendo maturare in loro una certa solidarietà di classe. Nell’immediato, fu proprio lui, Nicola Alongi, a reagire con fermezza al nuovo assassinio politico-mafioso, avvenuto nella vicina Corleone.

«La notizia dell’assassinio di Giovanni Zangara ci addolora, ci sdegna, ci morde il cuore, ma non ci spaventa – scrisse, infatti, su ’La Riscossa socialista’ del 5 febbraio 1919 -. Nulla abbiamo da promettere agli assassini: non possiamo venire a patti con loro, perché ci fanno schifo, perché sappiamo a quale infame prezzo offrono il loro braccio assassino: al servizio della criminale borghesia. Di questa putrida borghesia che oggi si trova al letto di morte e fa gli ultimi sforzi per restare in vita. (…) La borghesia fa gli ultimi sforzi brutali e crede che basti assassinare un Verro…per soffocare e uccidere il socialismo. Crede, disgraziata, che basti uccidere il contadino che sa dire qualche parola in più perché muoia il movimento socialista in quel paese. No, canaglia! (…) Il socialismo non muore perché è fede, amore, volontà; é interesse del proletariato internazionale…».

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