Cos’è l’Agcm, autorità garante della concorrenza e del mercato

Anche nota come Antitrust, è un’autorità amministrativa indipendente il cui compito è quello di verificare il rispetto delle regole di mercato. Dal 2004 ha anche compiti di controllo in tema di conflitto di interessi.

Definizione

L’autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), anche nota come Antitrust, è un’autorità amministrativa indipendente il cui compito è quello di verificare il rispetto delle regole di mercato. Questo ente non deve essere confuso con l’autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) che ha compiti simili ma limitati al settore delle telecomunicazioni.

Istituita dalla legge 287/1990l’Agcm ha poteri di indagine, di diffida e di sanzione. Più nel dettaglio, l’autorità è chiamata a vigilare su alcuni aspetti che possono limitare la concorrenza, come gli accordi tra imprese e l’abuso di posizione dominante. Tra i suoi compiti vi è anche quello di sollecitare il legislatore nell’adozione di norme a tutela della concorrenza e dei consumatori attraverso azioni cosiddette di advocacy.

Nel tempo, i compiti dell’autorità sono stati ampliati. Ad esempio, la legge 215/2004 ha attribuito a questo ente compiti nell’ambito della vigilanza sui potenziali conflitti di interesse. Le sue attività principali quindi possono essere così riassunte:

  • garantire la tutela della concorrenza e del mercato;
  • contrastare le attività commerciali scorrette (tra cui la pubblicità ingannevole e comparativa);
  • vigilare affinché nei contratti tra aziende e consumatori non ci siano clausole vessatorie;
  • vigilare sui potenziali conflitti di interesse in cui possono incorrere i titolari di incarichi di governo;
  • attribuire alle imprese che ne facciano richiesta il rating di legalità.

L’Agcm tutela imprese e consumatori e vigila sui potenziali conflitti di interesse.

L’autorità è guidata da un organo collegiale di 3 membri. Questi, incluso il presidente, sono nominati dai presidenti di camera e senato tra magistrati del consiglio di stato, della corte dei conti o della corte di cassazione, tra docenti universitari di discipline giuridico-economiche e tra esponenti di spicco del mondo produttivo. Essi restano in carica 7 anni e il loro mandato non è rinnovabile.

Il segretario generale invece, che ha il compito di sovrintendere al funzionamento degli uffici ed è il responsabile della struttura, viene nominato dal ministro dello sviluppo economico su proposta del presidente dell’autorità.

Dati

L’attività dell’Agcm tocca quindi una pluralità di settori. Per farci un’idea, senza pretesa di completezza, della mole di lavoro fatto possiamo fare riferimento alle relazioni che l’autorità pubblica ogni anno. Grazie ai dati in esse contenuti possiamo analizzare l’attività svolta in due macro ambiti: gli interventi a tutela della concorrenza da un lato e quelli a difesa del consumatore dall’altro.

Per quanto riguarda il primo filone, possiamo osservare che i procedimenti istruttori avviati dall’Antitrust hanno riguardato diversi aspetti. Tra il 2015 e il 2017 infatti l’autorità ha avviato istruttorie principalmente per intese e concentrazioni di imprese, oltre che per abuso di posizione dominante. Nel 2018 e 2019 invece sono aumentati in maniera significativa gli interventi di advocacy. Ad esempio sono state inviate segnalazioni e pareri a parlamento, governo e pubbliche amministrazioni centrali e locali. I vertici dell’autorità sono anche stati sentiti nelle commissioni parlamentari competenti.

Sotto il profilo della tutela dei consumatori invece la relazione pubblicata nel marzo del 2020 ci fornisce uno spaccato dell’attività svolta tra il 2012 e il 2019. In questo periodo l’autorità ha avviato complessivamente quasi mille procedimenti istruttori verso imprese e liberi professionisti. In 649 casi (il 70,1%) l’istruttoria si è chiusa con una sanzione. Mentre in altri 142 (15,3%) i soggetti coinvolti si sono impegnati a rimuovere le cause che avevano portato all’avvio della procedura.

Sempre grazie all’ultima relazione pubblicata possiamo anche farci un’idea della mole di sanzioni che sono state emanate dall’Antitrust a carico di professionisti e imprese. Somma che nel 2019 ha superato i 750 milioni di euro.

€ 768.918.896 sanzioni emanate dall’antitrust per violazione delle normative a tutela della concorrenza e dei consumatori nel 2019.

Analisi

L’attività dell’Antitrust è quindi molto ampia ma un tema particolarmente importante da approfondire riguarda il suo ruolo nell’ambito dei conflitti di interesse. Come già accennato infatti la legge 215/2004 affida all’autorità funzioni di controllo in questo settore. Tuttavia la norma presenta delle lacune, come segnalato anche da alcuni studiosi, che di fatto ne limitano non poco l’attività.

Il conflitto di interessi non scatta se chi ricopre incarichi di governo non ha “ruoli” nell’azienda.

Le possibilità di intervento infatti risultano deboli poiché la norma si applica esclusivamente a chi ricopre incarichi di governo e ai commissari straordinari. Sono esclusi invece i vertici della pubblica amministrazione anche se questi ultimi ricoprono posizioni strategiche. Un altro limite all’azione dell’Agcm riguarda il fatto che il conflitto di interessi si ha solo nel momento in cui il soggetto che ricopre incarichi di governo ha ruoli attivi all’interno dell’azienda e non sia semplicemente il proprietario o detenga una quota azionaria.

Se anche qualcuno vorrà proporglielo, gli autisti, le segretarie e tutti gli altri dipendenti della Fininvest non potranno ricoprire la carica di ministro o di presidente del Consiglio. Il proprietario di tale gruppo, invece, non sarà incompatibile con tali responsabilità, almeno finché si terrà lontano dagli incarichi formali in azienda o dalla sua gestione diretta. (Giuseppe Busia, Una prima illustrazione dei contenuti della legge 20 luglio 2004, n. 215 (2004)

Inoltre, affinché possa scattare il conflitto di interessi devono verificarsi contemporaneamente alcune condizioni:

  1. Deve esserci un’incidenza sul patrimonio (sono esclusi altri tipi di benefici);
  2. Il beneficio deve coinvolgere direttamente il patrimonio del soggetto o dei parenti fino massimo al secondo grado;
  3. L’incidenza deve avere effetti “preferenziali” rispetto ai benefici di terzi;
  4. Deve esserci un comprovato danno per l’interesse pubblico.

Non solo quindi le norme si applicano ad una ristretta platea di soggetti ma affinché un comportamento scorretto possa essere riconosciuto e poi sanzionato è necessario che coesistano una serie di condizioni difficili da dimostrare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *