La scienza boccia i virologi italiani: "A gestire la crisi sono i più scarsi"

Scopus ha valutato attraverso un punteggio denominato H-Index il prestigio e l’autorevolezza degli scienziati che hanno preso parte nel corso degli ultimi mesi all’attesissimo dibattito intorno al Covid-19. Un giudizio che complessivamente tiene conto di titoli di studio, pubblicazioni, numero di pubblicazioni ottenute. E che ha riservato qualche sorpresa non da poco: guarda caso, i virologi che più spesso si presentano davanti alle telecamere sul nostro piccolo schermo sono anche quelli con punteggio più basso.

Nella classifica tracciata da Scopus, i primi italiani sono Alberto Mantovani dell’Humanitas con 167 punti, Giuseppe Remuzzi dell’Istituto Mario Negri a quota 158, Luciano Gattinoni dell’Università di Gottingen a 84. Nomi che probabilmente sono sconosciuti ai più, visto che si tratta di personalità quasi mai presenti in tv e non coinvolti dal governo nel processo decisionale. A seguire l’oncologo dell’Istituto Pascale di Napoli Paolo Ascierto (63 punti) che con la sua equipe ha sperimentato il farmaco anti-artrite tocilizumab ed è stato nominato coordinatore del gruppo di ricerca della Regione Campania.

Scorrendo ancora, ecco poi il direttore scientifico dello Spallanzani Giuseppe Ippolito (61), Giovanni Rezza (59) dell’Iss e Massimo Galli (51) del Sacco di Milano. Sfiorano la sufficienza Andrea Crisanti (49), virologo consulente della Regione Veneto, e Ilaria Capua (48) direttrice dell’One Health Center of Excellence dell’Università della Florida. E gli altri? Al di sotto dello standard di sufficienza fissato a quota 50 punti si trovano Walter Ricciardi (39) che pure sarebbe consulente del ministero della Salute, Pier Luigi Lopalco (33), Roberto Burioni (26), Maria Rita Gismondo (22), Silvio Brusaferro (21) e Fabrizio Pregliasco (14). Tutti onnipresenti in televesioni. Eppure, a detta di Scopus, non certo così autorevoli.