Regno Unito, terza dose da settembre

Per la terza dose di vaccino anti Covid, a partire da settembre, c’è già il via libera del governo britannico e del servizio sanitario nazionale (Nhs). Il richiamo ulteriore, raccomandato dagli esperti del Joint Committee on Vaccination and Immunisation, mira a rafforzare e preservare l’immunità anche di fronte a possibili varianti. Ne avranno diritto tutti gli ultracinquantenni residenti nel Regno Unito e le persone più giovani cui sia già stata prescritta in passato la vaccinazione anti-influenzale. La campagna, da completare entro inizio inverno, inizierà a partire dai pazienti vulnerabili e in totale coinvolgerà in totale milioni di persone.

Sono sette i diversi tipi di vaccino testati come terza dose nell’ambito dello studio COV-Boost dello University Hospital Southampton NHS Foundation Trust, con il supporto di una rete di siti di sperimentazione sparsi in tutto il Regno Unito. Si tratta di una ricerca di straordinario impatto nella quale si cercherà di capire quali vaccini contro il Covid-19 risultano più efficaci come ulteriore richiamo, a seconda di quale è stato utilizzato in prima battuta.
Come spiegano gli scienziati anche se i vaccini in uso hanno dimostrato di essere altamente efficaci nel prevenire la malattia grave dovuta a Sars-CoV-2 non sappiamo quanto durerà la protezione immunitaria della vaccinazione. Inoltre, sono emerse varianti del virus che potrebbero rendere meno efficace la risposta immunitaria della vaccinazione. È quindi probabile che per i gruppi ad alto rischio possano essere necessarie ulteriori vaccinazioni di richiamo dopo un certo periodo di tempo per fornire una protezione aggiuntiva.

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Copertura durevole dai vaccini a mRna

Pfizer/BioNTech e Moderna hanno avviato da tempo un lavoro di inseguimento del coronavirus nella sua evoluzione considerando la possibilità di una iniezione supplementare disegnata su eventuali mutazioni più pericolose.
«I nostri studi dimostrano che la vaccinazione dell’uomo basata su sieri a mRna contro Sars-CoV-2 induce una risposta cellulare GC B persistente, consentendo la generazione di una robusta immunità umorale».
I ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis, in uno studio recentissimo pubblicato su Nature, confermano per ora alcune acquisizioni precedenti. Per gli scienziati la protezione offerta dai vaccini Pfizer/BioNTech e Moderna attiva dei meccanismi di copertura durevoli – da attribuire a “centri germinali” nei linfonodi grazie ai quali il sistema immunitario riesce a proteggersi meglio dalle nuove infezioni in arrivo – tanto da poter non avere bisogno della terza dose aggiuntiva di siero e da fornire una migliore copertura contro le varianti.

AstraZeneca, richiamo aumenta risposta a varianti

Invece una terza dose del Vaxzevria (AstraZeneca), somministrata almeno sei mesi dopo la seconda, ha aumentato di sei volte i livelli anticorpali e mantenuto la risposta delle cellule T. Determinando inoltre una maggiore attività neutralizzante contro le varianti Alfa, Beta e Delta. Questa la conclusione di una ricerca studio dell’Università di Oxford in via di pubblicazione su “Lancet”, per la quale sia la seconda dose sia la terza sono causa di minori reazioni avverse rispetto alla prima.
Dallo studio emerge «una notizia rassicurante per i Paesi con minori forniture di vaccino, che potrebbero essere preoccupati per i ritardi nella somministrazione delle seconde dosi», ha spiegato Andrew J. Pollard, capo ricercatore dell’Oxford Vaccine Group. «C’è un’ottima risposta a una seconda dose, anche dopo 10 mesi di ritardo dalla prima». Per Mene Pangalos, vicepresidente esecutivo Ricerca e sviluppo biofarmaceutici di AstraZeneca «dimostrare che il nostro vaccino genera una risposta immunitaria robusta e duratura è importante per dare fiducia in una protezione a lungo termine»

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