Paragone a La Verità: Faranno entrare i militari nelle redazioni del giornali?

Il senatore Gianluigi Paragone, fondatore e leader di Italexit, è uno dei massimi punti di riferimento delle piazze (reali e virtuali) che animano la lotta alla libertà contro l’obbligo vaccinale e l’obbligo dell’inutile Green pass. Paragone ha rilasciato una lunga intervista a La Verità proprio per parlare di questi e di tanti altri temi. 

Inizia, infatti, con una precisazione: “Non sono un No-vax, mi considero un Free vax. Il No-vax rifiuta il vaccino in sé. Ma io non sono un talebano No-vax. Mia moglie si è vaccinata, superando tanti dubbi. Mio padre? Non vedevo l’ora si vaccinasse, visto che è un soggetto a rischio. Se i miei figli dovessero vaccinarsi, io rispetterei la loro volontà. Anche perché capisco che i ragazzi abbiano una fame d’aria importante dopo mesi di lockdown”.

Continua Paragone: “Io pretendo semplicemente che sia garantita la libertà di scelta, senza etichettature e discriminazioni. Almeno finché il vaccino non diventerà espressamente obbligatorio. In quel caso, lo Stato si accolli la responsabilità di eventuali danni. Perché devo firmare una manleva per un vaccino che viene venduto come salvifico?”. E sull’obbligatorietà spiega: “Non potranno introdurla, perché sia il governo che le case farmaceutiche sanno benissimo che stiamo vivendo una fase di sperimentazione. Questa è semplicemente la grande occasione per i colossi del settore di evitare risarcimenti miliardari: massimo profitto e zero responsabilità. Non c’è che dire: un bel regalo”.

Sul Green pass Paragone è netto: “È un provvedimento illiberale e incostituzionale. Ed è anche una misura che premia i ricchi: se pagando il tampone puoi evitare il vaccino, allora stai discriminando per censo. Non posso accettare che chi sceglie di non vaccinarsi, avvalendosi di una possibilità concessa dallo Stato, passi per untore o fuorilegge. Il capo dello Stato dice che il vaccino è un dovere morale, come se essere liberi di decidere fosse immorale. E io rivendico il diritto di parola, di manifestazione e di non essere preso in giro”.

Poi Paragone sgancia la bomba: “Voglio le dimissioni del ministro dell’interno Lamorgese e di tutti i questori e prefetti che hanno consentito ai tifosi di ammassarsi nelle piazze durante gli europei di calcio. Quei sindaci che montavano i maxischermi sono gli stessi che vogliono vietare le mie manifestazioni? Con quale faccia?” E sulle manifestazioni contro il Green pass assicura: “Le piazze erano piene. Ma facciamo finta che sia stato un flop. Diciamo per assurdo che siamo davvero quattro gatti, come pensa qualcuno. Ebbene, se davvero siamo una sparuta minoranza, di che cosa hanno paura? Noi, da soli, mineremmo l’immunità di gregge?”

Insiste Paragone: “Io guardo Israele e vedo che il virus circola comunque. Conosco tante persone vaccinate e ancora contagiate. Ci dicevano che con il vaccino diventavi invulnerabile, tipo Superman: e oggi a Milano un immunizzato in palestra, asintomatico, ha acceso un focolaio. Però, se andiamo a leggere il consenso informato che viene fatto firmare, ci troviamo scritto che il vaccinato non si contagia. Una falsità lampante. I virologi oggi sono come gli economisti prima della crisi economica dei mutui subprime. I cosiddetti ‘esperti del giorno dopo’: sostanzialmente inutili”.

Poi Paragone dà la stoccata a Burioni: “Se lo ricorda quello che diceva? ‘Possibilità che il virus arrivi in Italia pari a zero!’ Il vero esperto, oggi, è quello che studia, verifica, incrocia i dati: non quello che va in televisione dalla mattina alla sera a ripetere la stessa cosa da mesi. I virologi stanno raccontando dati parziali come fossero definitivi. E come commentare una partita fermandosi al primo tempo. Ma la realtà è che non possiamo sapere quali siano gli effetti del vaccino sulla lunga distanza”.

Capitolo scuole, dove inizia a circolare l’aut aut: o vaccino, o Dad. Paragone attacca: “Anche quella è una scelta profondamente sbagliata. I ragazzi sono spinti verso il vaccino perché chiedono ossigeno e libertà. Ma le madri faranno scoppiare un pandemonio. Vedrete, sulla scuola a settembre aspettiamoci rivolte. E la rivoluzione sarà guidata dalle donne. Il complotto internazionale? Non è il caso di pensare a grandi disegni. Più semplicemente, sono convinto che viviamo in una bolla di emergenza continua, protratta e rafforzata. Prima l’emergenza economica, poi quella occupazionale, adesso quella sanitaria, basata sulla paura di morire. In questa bolla il potere arriva più agevolmente dove prima non poteva, erodendo i diritti fondamentali dei cittadini. Cacciari e Agamben hanno messo a fuoco bene la questione. Intanto l’Europa stringe il cappio intorno agli Stati, si spacca l’unità sociale, e arriva un giornalista che parla di governo militare”.

Il riferimento è a un articolo di Marcello Sorgi che sul La Stampa aveva evocato questa ipotesi. “Non è stata certo un’acrobazia lessicale. Se l’ex direttore del Tg1 arriva a scrivere ‘a mali estremi, estremi rimedi’, tutto si tiene. Dunque combattere contro il pensiero unico significa fare un favore alla democrazia. A meno che non vogliano fare entrare i militari anche nelle redazioni dei giornali. Il servizio pubblico è già diventato servizio di Stato. In Commissione vigilanza Rai mi hanno comunicato che sui vaccini non esiste par condicio, non sono obbligati a dare spazio alle voci critiche. Ho fatto un esposto all’Agcom, perché siamo davanti una palese rottura del contratto di servizio. Vogliono tappare la bocca al dissenso. Chi rema contro la narrazione dominante, finisce emarginato”.

Perché De Donno si è tolto la vita? Dice Paragone: “Per colpa del buio della disperazione che colpisce chi è stato isolato e deriso. E l’esempio di ciò che silenziosamente sta accadendo nel Paese. Quando si ipotizza addirittura di licenziare i non vaccinati, c’è chi ha la forza di resistere, e chi si infila in una depressione inquietante, pur senza arrivare a gesti estremi”. Paragone come unica vera opposizione rimasta? “Diciamo che la legislatura sovranista si sta rivelando la legislatura paracula e poltronista. La Lega sta recitando tutte le parti in commedia. Se dovessi prendere per buono ciò che dice Salvini sul Green pass, soprattutto riguardo le limitazioni sui trasporti, oggi dovrebbe già aprirsi la crisi di governo. Ma nessuno ha davvero il coraggio di reagire”.

Poi di nuove bordate ai 5 stelle, nello specifico per essersi arresi anche sulla riforma della giustizia? “Traditori. Hanno preso voti per portare avanti una linea politica, e adesso fanno l’opposto. Democraticamente sono stati eletti, democraticamente spariranno. Ma in generale chiunque pensa di opporre resistenza al governo Draghi, perderà. Perché lui è l’uomo del sistema, al di sopra delle baruffe partitiche. La riforma della giustizia è esattamente ciò che l’Europa si aspettava. Il salvifico Recovery Fund, altro non è che un prestito per gradi. Ad ogni step, Bruxelles ci farà il tagliando, per verificare se andiamo dove vogliono loro”.

Conclude Paragone: “Per esempio, per andare verso l’elettrico, sostituiamo il motore con una batteria? Bene: tutti i nostri distretti industriali basati sulla componentistica andranno a ramengo. Ne siamo consapevoli? La contropartita dei soldi è la costruzione dell’economia che piace all’Europa, e l’annientamento della piccola impresa italiana, che rappresenta l’ossatura della nostra identità industriale”. Infine, la previsione per il Quirinale: “Davvero possiamo pensare che Mario Draghi si sia preso il disturbo per un semplice minuetto a Palazzo Chigi? Al 95% il nuovo Capo dello Stato sarà lui”.

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