Troppe famiglie con figli non possono permettersi le vacanze

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Dopo quanto successo nell’ultimo anno, le vacanze assumono un’importanza ancora maggiore per bambini e famiglie. Eppure già i dati precedenti l’emergenza mostravano come la metà dei nuclei numerosi e di quelli con un solo genitore non potessero permettersele.

Come ogni anno, l’estate rappresenta un momento di svago per bambini e ragazzi. Particolarmente importante se si considera che il diritto al gioco e al tempo libero è riconosciuto dalla stessa convenzione Onu sui diritti dell’infanzia.

Oltre un anno di emergenza ha segnato le vite dei più giovani.

Si tratta di una prerogativa inalienabile, che quest’anno si inserisce in una fase particolare. Il periodo estivo arriva infatti a conclusione dei prolungati periodi di chiusura dovuti al Covid e alle conseguenti chiusure delle scuole. Con i minori che, ormai da un anno e mezzo, vivono in una situazione estremamente difficile. Le ricerche più recenti stanno infatti indagando gli effetti anche psicologici del Covid sui più giovani. Rilevando spesso sintomi quali ansia, disturbi del sonno, irritabilità e regressione seguiti alle limitazioni degli spostamenti.

71% i casi di problemi comportamentali tra i minori sopra i 6 anni riscontrati nel corso della ricerca condotta dall’università di Harvard.

In questo contesto, la possibilità di trascorrere alcuni giorni lontano da casa, insieme alla propria famiglia, diventa ancora più importante. Purtroppo però sono molti i nuclei familiari che non possono permettersi vacanze. Già prima dell’emergenza, nel 2019, circa il 37% delle famiglie con un solo figlio minore dichiarava di non potersi permettere una settimana di ferie nell’arco di un anno. Quota che sale al 41% con due figli e che sfiora il 50% in presenza di 3 o più figli.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

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Sono soprattutto alcune tipologie familiari ad essere più in difficoltà. Tra le coppie senza figli, circa il 35% non può permettersi vacanze. In presenza di almeno un figlio minore, la quota sale al 37,1%. Ma sono in particolare le famiglie monogenitoriali a dover rinunciare più spesso a questa possibilità. Nel 2019, il 48,7% dei nuclei con un solo genitore e almeno un figlio minore ha dichiarato di non potersi permettere una settimana all’anno lontano da casa.

Le famiglie monogenitoriali con figli minori rinunciano alle vacanze in quasi un caso su due

Percentuale di famiglie che non possono permettersi una settimana di ferie in un anno (2019)

Il dato sulle coppie senza figli è relativo a quelle con persona di riferimento di età inferiore a 65 anni.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Le famiglie monogenitoriali, come abbiamo già avuto modo di raccontarehanno come persona di riferimento in massima parte madri sole, in quasi 9 casi su 10. E sono state nell’ultimo decennio tra quelle più esposte alla crisi, in alcuni casi anche perché meno inserite in reti sociali e familiari. Un rischio che in questa fase è diventato ancora più grande, con una crisi occupazionale che nei mesi scorsi ha colpito in misura particolare donne e giovani.

Le categorie più penalizzate dall’emergenza sanitaria sono state quelle già in precedenza caratterizzate da situazioni di svantaggio: nel secondo trimestre 2020 le riduzioni congiunturali del tasso di occupazione sono più marcate per i giovani 15-34enni (-2,0 punti), le donne (-1,2 punti) e i residenti del Mezzogiorno (-1,4 punti). (Istat et. al., Il mercato del lavoro 2020)

Alla luce di queste tendenze, si capisce come per i giovani con figli, e a maggior ragione per i giovani genitori soli, le vacanze estive possano diventare una spesa da tagliare per riuscire a far quadrare il bilancio domestico.

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Con la conseguenza che i divari sociali ed educativi già esistenti anche tra i minori finiscono con l’allargarsi. Le vacanze infatti non costituiscono solo un’occasione di svago, ma anche un’esperienza educativa a tutto tondo. La possibilità di trascorrere alcuni giorni in un posto lontano da casa, visitare e conoscere luoghi e persone diverse, è una parte importante dell’apprendimento fuori da scuola. Spesso preclusa, purtroppo, proprio a chi viene da una famiglia svantaggiata.

punti di divario tra la quota di famiglie monogenitoriali che non possono permettersi vacanze (48,7%) e la media dei nuclei familiari (42,7%).

Monitorare il tessuto sociale e familiare è la premessa di politiche territoriali efficaci.

Anche per questa ragione resta importante riuscire a monitorare anche aspetti come questi. In modo da valutare concretamente la condizione delle famiglie e dei minori sul territorio. Va in questa direzione l’indicatore elaborato da Istat – sui dati dell’ultimo censimento – sulla quota di giovani famiglie monogenitoriali. Un dato che consente di quantificare la percentuale di famiglie monogenitoriali giovani, ossia dove la persona di riferimento del nucleo ha meno di 35 anni. Una condizione che – come abbiamo visto – è spesso collegata al rischio povertà.

Quanto incide la presenza di famiglie monogenitoriali sul territorio nazionale

Percentuale di nuclei monoparentali con padre o madre di età inferiore ai 35 anni

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat (censimento 2011)
(ultimo aggiornamento: sabato 31 Dicembre 2011)

Da questo punto di vista, tra le città maggiori sono Napoli e Roma ad avere l’incidenza maggiore di nuclei con un solo genitore sotto i 35 anni. In particolare il capoluogo campano è primo tra i comuni con oltre 500mila abitanti, con una incidenza di famiglie monogenitoriali giovani pari all’1,6%. Un dato che va letto insieme ad un altro: Napoli – nello scorso censimento generale – era anche il capoluogo di provincia con più famiglie con figli in disagio: 9,5%, seguita da Catania (7,8%), Palermo (7,3%) e Crotone (7%).

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Allo stesso tempo, sebbene nel nord la quota di famiglie con figli in potenziale disagio economico fosse più bassa, non appare comunque trascurabile la quota di nuclei monogenitoriali giovani. Isolando le città con oltre 500mila abitanti, dopo Roma (1,3%), sono Torino (1,2%), Genova e Milano (1,1%) quelle con la maggiore incidenza di famiglie monogenitore, seguite a distanza da Palermo (0,7%). Una situazione da monitorare con i prossimi dati che saranno raccolti nel censimento permanente, fondamentali perché in grado di raccontarci molto anche della condizione di famiglie e minori.

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I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati sull’incidenza di famiglie monogenitoriali giovani è Istat. I dati sono relativi al 2011, essendo stati raccolti in occasione del censimento.

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