23 dicembre 1946, Baucina (PA) – Muore Nicolò Azoti, segretario della Camera del Lavoro

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Nicolò Azoti fu uno dei primi sindacalisti della Cgil a cadere sotto il piombo mafioso nel secondo dopoguerra; difficili anni  in cui la sua attenzione fu attratta dalle misere condizioni dei contadini, che cominciò ad organizzare, battendosi per la riforma agraria. Divenne, quindi, segretario della Camera del lavoro, fondò l’ufficio di collocamento e progettò la costituzione di una cooperativa agricola.

Fu inevitabile, quindi, lo scontro con gli agrari e i gabellotti mafiosi, specie dopo che si mise in testa di far applicare la nuova legge sulla divisione dei prodotti agricoli a 60 e 40 (60% al contadino, 40% al padrone). Prima le lusinghe: «Lascia perdere tutto – gli disse un giorno un gabellotto – e ti daremo la terra e il frumento che vuoi!». Poi le minacce: «Tu ci stai rovinando, ma te la faremo pagare cara!». E gliela fecero pagare la sera del 21 dicembre 1946, con 5 colpi di pistola sparatigli alle spalle.

Azoti fece i nomi dei suoi assassini sia alla moglie, che ai carabinieri che lo interrogarono, ma la giustizia “ingiusta” del tempo non riuscì nemmeno celebrare un normale processo. L’inchiesta per la sua morte fu archiviata in istruttoria, dopo che il gabellotto, indicato come mandante dell’omicidio, ebbe tutto il tempo di costruirsi un falso alibi.

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