14 – Muore Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto

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Gaio Giulio Cesare Augusto (in latinoGaius Iulius Caesar Augustus; nelle epigrafiC·IVLIVS·C·F·CAESAR·IIIVIR·RPCRoma23 settembre 63 a.C. – Nola19 agosto 14), nato come Gaio Ottavio Turino (Gaius Octavius Thurinus) e meglio conosciuto come Ottaviano o Augusto, è stato il primo imperatore romano dal 27 a.C. al 14 d.C. Nel 27 a.C. egli rimise le cariche nelle mani del senato; in cambio ebbe un imperio proconsolare che lo rese capo dell’esercito e il Senato romano, dietro suggerimento di Lucio Munazio Planco, gli conferì il titolo di Augustus il 16 gennaio 27 a.C., cioè il più autorevole fra i politici di Roma e il suo nome ufficiale fu da quel momento Imperator Caesar Divi filius Augustus (nelle epigrafi IMPERATOR·CAESAR·DIVI·FILIVS·AVGVSTVS).

Augusto volle trasmettere l’immagine di sé come principe pacifico e quella di Roma come trionfatrice universale attraverso un uso accorto delle immagini, l’abbellimento della città di Roma, la tutela degli intellettuali che celebravano il principato, la riqualificazione del senato e dell’ordine degli equites. La storiografia contemporanea si è occupata dell’eredità storica di Augusto, soprattutto dopo le distorsioni operate durante il ventennio fascista in cui la propaganda di regime celebrava Augusto per l’opera pacificatrice e la creazione di uno stato universale che preludeva alla fondazione dell’Impero italiano. Lo stesso Augusto ha voluto lasciare di sé un’immagine eroica nelle Res gestae, consapevolmente sostenne Virgilio in questa celebrazione nell’Eneide: durante la sua vita Augusto aveva evitato di attribuirsi appellativi divini, ma subito dopo la sua morte fu subito considerato figlio di Dio. Già dopo alcuni decenni dalla sua morte però alcuni storici come Seneca il VecchioLucio Anneo SenecaSallustioSvetonio e Appiano hanno tramandato la violenza delle proscrizioni, la conquista astuta del potere e la politica autocratica di Augusto.

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Dal punto di vista amministrativo, le riforme di Augusto furono importanti e durature. Attribuì le province non pacificate a legati imperiali scelti da lui stesso, lasciando le altre a proconsoli di rango senatorio; tutti però rispondevano all’imperatore. Augusto tenne per sé l’Egitto, sotto il governo di un suo prefetto. Riformò il sistema fiscale e monetario. Riorganizzò l’amministrazione della città di Roma attribuendo ad alti funzionari statali la cura dell’urbanistica, la responsabilità dell’approvvigionamento alimentare e la gestione delle acque.

Nel 23 a.C. gli fu riconosciuta la tribunicia potestas (che mantenne poi a vita) e l’Imperium proconsulare a vita; mentre nel 12 a.C. divenne Pontefice massimo con la morte di Marco Emilio Lepido. Restò al potere sino alla morte e il suo principato fu il più lungo della Roma imperiale (44 anni dal 30 a.C., 41 anni dal 27 a.C., 37 anni dal 23 a.C.).

«Ottenne magistrature e onori prima del tempo [legale]: alcune furono create appositamente per lui o gli furono attribuite in modo perpetuo.»
(SvetonioAugustus, 26)

L’età di Augusto ha rappresentato un momento di svolta nella storia di Roma e il definitivo passaggio dal periodo repubblicano al principato. La rivoluzione dal vecchio al nuovo sistema politico contrassegnò anche la sfera economica, militare, amministrativa, giuridica e culturale.

Augusto, negli oltre quarant’anni di principato, introdusse riforme d’importanza cruciale per i successivi tre secoli:

  • riformò il cursus honorum di tutte le principali magistrature romane, ricostruendo la nuova classe politica e aristocratica, e formando una nuova classe dinastica;
  • riordinò il nuovo sistema amministrativo provinciale anche grazie alla creazione di numerose colonie – ventotto nella sola Italia – e municipi che favorirono la romanizzazione dell’intero bacino del Mediterraneo;
  • riorganizzò le forze armate di terra (con l’introduzione di milizie specializzate per la difesa e la sicurezza dell’Urbe, come le coorti urbane, i vigiles e la guardia pretoriana) e di mare (con la formazione di nuove flotte in Italia e nelle provincie);
  • riformò il sistema di difesa dei confini imperiali, acquartierando in modo permanente legioni e auxilia in fortezze e forti lungo l’intero limes;
  • fece di Roma una città monumentale con la costruzione di numerosi nuovi edifici, avvalendosi di un collaboratore come Marco Vipsanio Agrippa;
  • favorì la rinascita economica e il commercio, grazie alla pacificazione dell’intera area mediterranea, alla costruzione di porti, strade, ponti e a un piano di conquiste territoriali senza precedenti, che portarono all’aerarium immense e insperate risorse (basti pensare al tesoro tolemaico o al grano egiziano, alle miniere d’oro dei Cantabri o quelle d’argento dell’Illirico);
  • promosse una politica sociale più equa verso le classi meno abbienti, con continuative elargizioni di grano e la costruzione di nuove opere di pubblica utilità (come termeacquedotti e fori);
  • diede nuovo impulso alla cultura, grazie anche all’aiuto di Mecenate;
  • introdusse una serie di leggi a protezione della famiglia e del mos maiorum chiamate leges Iuliae;
  • riordinò il sistema monetario (23-15 a.C.), che rimase praticamente immutato per due secoli;
  • ristabilì nel calendario l’ordine introdotto da Giulio Cesare, che era stato sconvolto con le guerre civili, dando poi il proprio soprannome al mese Sestile invece che a quello di settembre, in cui era nato, perché durante il Sestile era divenuto per la prima volta console e aveva ottenuto grandi vittorie.
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