8 maggio 1947, Partinico (PA) – Ucciso Michelangelo Salvia, dirigente della Camera del Lavoro

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L’8 maggio 1947 muore ucciso a Partinico (PA) con un colpo di fucile in bocca Michelangelo Salvia (41 anni) contadino, dirigente comunista della Camera del lavoro locale.

Salvia venne ucciso una settimana dopo la strage di Portella della Ginestra e il suo corpo venne ritrovato nella campagna dove lavorava. Nel 1947 in Sicilia tante cose erano possibili tante spinte al cambiamento premevano per sovvertire i vecchi equilibri e il mondo contadino, quello organizzato nel sindacalismo politico, era in continua mobilitazione per spezzare il giogo dai vecchi padroni: manifestazioni occupazioni di terre organizzazione incutevano nell’immutabile mondo dei proprietari terrieri e dei loro scagnozzi forti timori.

Salvia era in prima linea nel suo territorio nonostante le sue umili origini contadine ed era apprezzato come oratore e motivatore con forti capacità organizzative per i suoi compagni contadini e senza peli sulla lingua. Tra l’altro, forse, Salvia aveva intuito alcune connessioni tra la strage di Portella della Ginestra e alcuni personaggi di Partinico.

Così a tanto fervore la mafia non poté opporre che tanta ferocia, come con gli altri sindacalisti siciliani: Salvia venne ucciso con una orrenda morte “simbolica” che colpiva proprio lo strumento con cui aveva operato con passione: la bocca che aveva pronunciato semplici ma appassionati discorsi di lotta e di Resistenza.

Forse a causa dell’eco della strage di Portella del 1° maggio, pochi giorni prima, la sua morte è andata ancor più dimenticata: come fino ad oggi non si è celebrato un processo contro i mandanti di Portella della Ginestra così è stato per l’omicidio di Salvia di cui addirittura non esistono agli atti documenti che abbiano concluso un percorso istruttorio e portato i colpevoli nelle aule dei tribunali.

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