Conforto e sostegno per cosa? Viste le convinzioni pro aborto, non si capisce di quale potere e di quale conforto si voglia parlare. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato ‘linee guida aggiornate’ sulla “cura di sé” delle donne che raccomandano l’autosomministrazione di farmaci che inducono l’aborto, senza la diretta supervisione di un medico. Avete letto bene, secondo l’OMS le donne dovrebbero prendersi cura di sé anche con l’aborto. Il che equivale ad affermare che se una donna decide di accogliere uno o più figli, non starebbe prendendosi cura di se stessa. Siamo alla follia pura.

Le linee guida dell’OMS affermano che la promozione di interventi di “cura di sé” garantirà che individui, famiglie e comunità possano promuovere la salute e prevenire le malattie laddove le persone non abbiano accesso ai servizi sanitari essenziali o quando i servizi vengono interrotti a causa di emergenze. Gli interventi comprendono l’autosomministrazione di contraccettivi iniettabili, contraccettivi di emergenza e pillole per indurre l’aborto.

In realtà non si tratta di una novità, poiché L’Oms ha una lunga storia nel promuovere l’accesso diffuso all’aborto, inclusi il mifepristone e il misoprostolo e la combinazione dei due. Affermando che gli interventi di auto-cura hanno un maggior potenziale per affrontare bisogni o richieste insoddisfatte nelle popolazioni emarginate, le linee guida dell’OMS promuovono l’uso dell’aborto autogestito anche “nei paesi in cui l’aborto è illegale o limitato”.

La ‘Women First Digital’ non è l’unica organizzazione che sfrutta le tecnologie dei social media. Abbiamo infatti assistito ad una improvvisa ascesa della telemedicina durante la pandemia per portare l’aborto alle donne che vivono in nazioni in cui la procedura è illegale. Il ‘Reproductive Health Network Kenya (RHNK)’, per esempio, ha creato una rete virtuale di fornitori di aborti illegali che operano all’interno del sistema sanitario keniano e ‘Planned Parenthood of Ghana (PPG)’ utilizza i messaggi sui social media per istruire le donne su come usare le pillole abortive.

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Le varie organizzazioni hanno sviluppato le loro iniziative anche grazie al sostegno dell’OMS, dopo che lo scorso anno lo stesso OMS aveva invitato tutti i paesi del mondo a promuovere la telemedicina ed in particolare promuovere l’aborto ‘casalingo’ durante la pandemia da Covid 19. Non accade nulla ‘a caso’. Le donne che seguono le istruzioni del fornitore di pillole abortive sono lasciate sole ad affrontare gli effetti dolorosi e spaventosi dei farmaci. In molti casi ci sono state emorragie e addirittura morti provocate dalle pillole abortive ma, non senza scandalo, ad oggi di questa campagna massiccia di promozione dell’aborto chimico, nessuno ha voluto censire il numero e la gravità degli ‘incidenti’ occorsi alle donne e ragazze dei paesi poveri. Semplicemente si finge che non esistano per poter guadagnare sulla pelle dei tanti neonati uccisi e delle sofferenze delle madri.

Nonostante l’evidenza che gli aborti autogestiti causino emorragie e altri effetti pericolosi, oltre ad uccidere il bimbo concepito, i sostenitori dell’aborto affermano fermamente che gli aborti sono un’importante “cura di sé” e danno “potere alle donne e ne massimizzano il sostegno”. Questa è l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la sua considerazione delle donne, ma tutto tace e le femministe di ogni parte del mondo sono le prime a girare la faccia da un’altra parte.