Senegal, i monaci musicisti di Keur Moussa

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Senegal, sulla strada per Kayar, una cinquantina di chilometri a nord di Dakar, non lontano dalla strada nazionale, vicino a Ndoyene Peul e Keur Yakham Ndiaye si annida un tranquillo villaggio chiamato Keur Moussa. Tuttavia, non è un villaggio come gli altri. Keur Moussa, infatti, la cui popolazione è prevalentemente musulmana, è diventata famosa in tutto il mondo per la sua abbazia benedettina che valorizza, nelle sue liturgie, autentici strumenti africani come il Balafon, il Djembé e soprattutto la Kora.

L’abbazia di Keur Moussa fu fondata nel 1961. Il poeta presidente Léopold Sédar Senghor la inaugurò ufficialmente due anni dopo, nel 1963. Ma la sua storia d’amore con gli strumenti africani iniziò quando un sacerdote locale, amico del monastero, offrì ai monaci, nel 1964, una Kora con chiave di legno. Poiché nessuno dei monaci allora presenti era in grado di utilizzarlo, due jeelis (griot), suonatori di kora, furono invitati a trascorrere alcuni giorni al monastero. E, dopo aver accordato lo strumento, hanno riempito la chiesa di risonanze così eleganti da affascinare l’intera comunità monastica.

Assolutamente conquistati dalla bellezza dei suoni, i religiosi chiedevano ai jeelis di accompagnare i loro salmi con le loro note. E così, mentre alcuni celebravano sulle corde i gesti dei loro antenati, i monaci, da parte loro, rendevano grazie a Dio nei cori gregoriani perfettamente armonizzati con la melodia africana.

Convinto che “la Kora ha reso vivi i salmi e ha ritmato le preghiere esprimendo insieme gioia e gravità”, il sacerdote francese Dominique Catta è stato il primo a pregare i maestri della Kora per introdurlo a questo meraviglioso strumento. E così si mise a “tropicalizzare” le cerimonie religiose del monastero.

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Va ricordato, però, come ricorda Amadou Bator Dieng, giornalista specializzato in musica, che i monaci di Keur Musa devono parte del loro successo al Concilio Vaticano II dell’anno 1963, il quale dichiarò che “d’ora in poi, in materia di musica in Africa, le tradizioni musicali locali avranno la stima che meritano e il posto che le spetta”.

Nel 1967, a seguito di un viaggio in Francia, i sacerdoti di Keur Moussa, sotto la direzione del monaco francese Dominique Catta, e con l’aiuto di alcuni professionisti, cercano di pubblicare un primo disco, composto da sei canti in wolof e alcuni salmi in francese. Piacevole sorpresa: questo album sarà molto apprezzato! E da allora, il successo dei dischi dei monaci di Keur Moussa non ha mai vacillato, andando anzi in crescendo.

Oggi ci sono diverse produzioni nella loro discografia, come Quand renaître le matin, (gennaio 2001) Aux Sources jaillissants, (ottobre 2007) o anche Sunday Offices (aprile 2008) . Tutte le loro magnifiche creazioni fanno crescere sempre di più la reputazione dell’abbazia e non è raro vedere turisti venuti ad assistere alla messa domenicale per ascoltare la musica dei monaci di Keur Moussa.

I loro dischi sono famosi in tutto il mondo e si sono già aggiudicati diversi riconoscimenti religiosi, come l’Albert-Schweitzer International Music Prize nel 1993 negli Stati Uniti. Inoltre, poiché i monaci producono e vendono le proprie kora in tutto il mondo, la crescente reputazione di Keur Moussa fa risuonare questo nome come uno dei centri più importanti della musica liturgica africana.

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