«Rispetto coloro che credono che la vita inizi al momento del concepimento. Non sono d’accordo, ma li rispetto. Non ho intenzione di imporlo alle persone». Grazie agli impapocchiamenti di Joe Biden sull’aborto possiamo finalmente chiudere il caso del cattolico adulto: al presidente «praticante» col pallino di non imporre «le mie convinzioni personali» (convinzioni che fino a due anni fa sosteneva nascessero «sulla base della dottrina della Chiesa») oggi non manca solo il magistero, ma l’abc.

Joe Biden non crede dunque che la vita inizi dal concepimento: lo ha assicurato ai giornalisti, annunciando di avere incaricato il Dipartimento di Giustizia di trovare un modo per fermare la legge del Texas che dal 2 settembre vieta l’aborto dopo la sesta settimana. «Sono stato e continuo ad essere un forte sostenitore della Roe v. Wade», ha detto definendo la legge promossa dal governatore americano Greg Abbott «un assalto senza precedenti ai diritti costituzionali di una donna», una legge «antiamericana», «pericolosa».

Lungi dall’inserirsi nella lunga ondata di norme restrittive promulgate negli ultimi anni dai repubblicani e bloccate dai tribunali federali, la legge del Texas è stata congegnata apposta per rendere complicatissimo sfidarla in tribunale e provarne l’incostituzionalità .

Il provvedimento è entrato in vigore dopo che la Corte Suprema non ha dato seguito al ricorso presentato d’urgenza dalla cliniche abortive invocando «questioni di procedura complesse e nuove»; e già Arkansas, Florida, South Carolina, South Dakota (a cui secondo il Washington Post si aggregheranno Kentucky, Louisiana, Oklahoma e Ohio) si dicono pronti a copiare il provvedimento. Da qui, l’aggiornamento della saga del cattolico adulto Biden.

I dietrofront di Biden sull’inizio della vita

Eppure, anno 2012, durante il dibattito contro il candidato repubblicano alla vicepresidenza Paul Ryan, il braccio destro di Obama pontificava diversamente: «La vita inizia col concepimento, questo è il giudizio della Chiesa. E io personalmente lo accetto. Ma mi rifiuto di imporlo a cristiani, musulmani, ebrei altrettanto devoti, e mi rifiuto di imporlo ad altri». Lo ricorda la Catholic News Agency, sottolineando i distinguo di cui si era armato il democratico contro l’avversario, «non credo che abbiamo il diritto di dire ad altre persone che le donne non possono avere il controllo del loro corpo. È una decisione tra loro e il medico, secondo me, e la Corte Suprema. E non ho intenzione di interferire».

Di più, allontanandoci dalla Casa Bianca e andando a ritroso fino al 2008, poco prima di essere eletto vice presidente, Biden dichiarava: «Sono preparato per una questione di fede ad accettare che la vita inizi al momento del concepimento. Ma questo è il mio giudizio. Imporlo a quanti siano ugualmente e forse anche più devoti di me mi sembra inappropriato in una società plurale».

Quando l’aborto non era «un diritto»

Ancora, anno 2006. Biden amava definirsi un “intruso” nel Partito democratico per il suo sostegno al famigerato emendamento Hyde (che dal 1973 vieta l’utilizzo di fondi federali per finanziare l’aborto a meno che la vita della madre sia in pericolo o la gravidanza sia frutto di stupro o di incesto) e il voto contrario all’aborto a nascita parziale: «Non vedo l’aborto come una scelta e un diritto – spiegava in una intervista video a Texas Monthly -. Penso che sia sempre una tragedia, penso che dovrebbe essere raro e sicuro, e penso che dovremmo concentrarci su come limitare il numero di aborti».

Tredici anni dopo, nella narrazione di Biden l’aborto era diventato «diritto», «scelta» da difendere, mentre l’emendamento Hyde una «ingiustizia» da affossare. «I tempi sono cambiati», diceva il vice di Obama intervenendo a un gala elettorale organizzato ad Atlanta dal Democratic National Committee, ma l’unica cosa che era cambiata spiegava bene l’Atlantic (ripreso da Tempi in questa ricostruzione del “caso Biden”, il cattolico adulto a suo agio nell’immagine del «praticante che segue la dottrina della Chiesa senza imporla» e a cui gli integralisti cattolici negavano la comunione) «è che [Biden] era sotto attacco da parte di quasi tutti i suoi rivali per il 2020, da parte di altri esponenti democratici di primo piano e da parte di gente del suo staff della campagna elettorale».

Gli spottoni sulla fede di Biden

Da lì è stato tutto uno crescendo di articolesse e spot promozionali sulla fede del cattolico adulto Biden «cresciuto dalle suore» in corsa contro l’amorale cristiano Trump: Biden che prega, chiacchiera coi preti, loda le monache, siede in chiesa, conciona dal pulpito, filmetti di Biden che accoglie papa Francesco negli Stati Uniti e lo va a trovare in Vaticano. Biden che per tutta la campagna elettorale proclama «vado a Messa e dico il rosario. Lo trovo incredibilmente confortante».

E che appena entrato allo Studio Ovale, dopo aver posizionato sulla scrivania una foto di papa Francesco, tutto confortato decide di: firmare un memorandum presidenziale per abrogare la Mexico City Policy promulgata da Trump per riattivare l’impiego dei fondi federali per finanziare l’aborto negli Stati Uniti e nel mondo. Ripristinare i finanziamenti americani all’Unfpa (il fondo delle Nazioni Unite al quale Trump aveva smesso di erogare denaro pubblico a causa del suo legame con la pianificazione familiare in Cina, che prevede tra le altre cose sterilizzazione delle donne e aborti forzati). Ritirare la firma alla Dichiarazione di Ginevra, che dice che l’aborto non è un diritto umano internazionale. Diffondere un comunicato per ribadire il suo impegno a favore del «diritto di scegliere in materia di salute riproduttiva». Ribadire la promessa di «codificare in legge» la Roe v. Wade. Promuovere un Equality Act che considera qualunque rifiuto di praticare aborti “discriminazione di gravidanza”.

Chiuso il caso del cattolico adulto

Fino all’entrata in vigore della legge del Texas Joe Biden era un cattolico adulto che riusciva a non dire, promettere o fare nulla di cattolico. Venerdì Joe Biden è riuscito nell’incredibile impresa di mandare a ramengo vent’anni di dichiarazioni sulle sue convinzioni religiose e il suo credo nella scienza e nella salute riproduttiva affermando di non credere all’unica cosa sui cui fede, scienza e riproduzione convergono: la vita inizia dal concepimento. Non l’ha deciso il Vangelo e non lo sostiene un governatore del Texas ed è anche imbarazzante ricordare cosa abbia stabilito la natura e spieghi la scienza, cioè che con la fertilizzazione inizia un nuovo organismo vivente. Che appartiene alla nostra specie.

Citofonare per un ripasso laico ed evidentemente non scontato ai giganti della medicina come Jérome Lejeune o anche solo ai 5.212 biologi che alla domanda del ricercatore americano Steven Andrew Jacobs, “quando inizia la vita?” hanno risposto senza esitare che essa inizia al momento del concepimento. Il 95 per cento di tutti i biologi di oltre mille università coinvolte. Di questi il 63 per cento si dice agnostico, l’89 per cento liberal e l’85 per cento pro choice. Cattolici adulti non pervenuti. Il resto lo ha appena dimostrato Biden: i cattolici adulti non esistono. Esistono solo i non cattolici.