“Mette il profitto prima della salute”: nel 2009 Pfizer condannata a pagare 1,3 miliardi

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La Pfizer, una delle più grandi case farmaceutiche al mondo, è da mesi al centro del dibattito pubblico in tema vaccini, ma anche delle polemiche per gli effetti avversi provocati dai suoi vaccini contro il Covid-19. Ma è interessante, a questo punto, ripercorrere la storia del colosso farmaceutico. Per rinfrescare la memoria a chi pensa che le case farmaceutiche siano organizzazioni filantropiche o poco più, va ricordato che la Pfizer incappò in una maxi multa nel 2009.

Le accuse furono alquanto pesanti: una riguardava la promozione di medicinali che non avevano ancora ricevuto l’approvazione degli enti regolatori del farmaco e l’altra il pagamento di mazzette a medici compiacenti. Nel primo caso si trattava del Bextra, antidolorifico ritirato poi dal mercato nel 2004.

La Pharmacia & Upjohn, una società secondaria della Pfizer, arrivò ad un accordo con il Dipartimento di Giustizia americano e fu pattuita la condanna al pagamento di 1,3 miliardi di dollari, un vero e proprio record nella storia della giustizia americana. La Pfizer fu inoltre costretta a pagare 1 miliardo di dollari a Medicare, Medicaid e altre assicurazioni sanitarie governative per rimborsare i danni provocati dalla prescrizione di medicinali non autorizzati.

Tom Perrelli, legale generale del Dipartimento di Giustizia americano fu lapidario nel descrivere l’operato della casa farmaceutica: Cercano di fare profitto attraverso la frode. Secondo Perrelli ogni anno Medicare e altre assicurazioni governative pubbliche spendono decine di miliardi di dollari per farmaci che non sono efficaci per i pazienti e potrebbero essere invece spesi per fornire visite mediche e la cura degli anziani.

L’indagine sulla Pfizer durò sei anni e fu resa possibile grazie alle rivelazioni di John Kopchinski, un rappresentante dell’azienda in Florida, il quale denunciò la Pfizer per comportamenti eticamente inaccettabili. Kopchinski accusò la Pfizer di promuovere il farmaco Bextra per utilizzi che andavano molto oltre quelli approvati dagli enti regolatori, che erano la cura dell’artrite e i dolori mestruali. Questo utilizzo, secondo il rappresentante, avrebbe messo i pazienti a rischio trombosi o attacchi di cuore.

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Alla Pfizer ero costretto ad incrementare i profitti ad ogni costo, anche quando questi avrebbero messo in pericolo la vita delle persone. Mi sono reso conto che non potevo accettarlo” spiegò Kopchinski. Per aver aiutato la giustizia americana a scoprire la truffa, il rappresentante ricevette una somma di 51 milioni di dollari, come prevede la legge statunitense sui così chiamati whistleblowers.

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